La morte non sa leggere




Ruth Rendell


Sinossi. È la sera di San Valentino quando i proprietari di Lowfield Hall si riuniscono davanti al televisore per seguire una rappresentazione del Don Giovanni. La famiglia Coverdale – George, Jacqueline, Melinda e Giles – non sospetta affatto che quell’idillio sia lì lì per essere infranto: a pochi passi da loro, infatti, c’è Eunice Parchman, la governante, in compagnia di una pazza approdata al fanatismo religioso. Ammazzano i Coverdale uno dopo l’altro, a colpi di fucile. Sarà l’ispettore capo William Vetch a risolvere il caso e a scoprire l’incredibile ragione di quel massacro, nascosta nell’umiliazione segreta che Eunice custodisce gelosamente da una vita. Cresciuta in povertà e da sempre costretta a farsi carico degli altri, non ha mai imparato a leggere né a scrivere, ed è disposta a tutto pur di difendere quel suo mondo privato, un dedalo in cui ogni svolta minaccia costantemente di smascherarla, di renderla lo zimbello di tutti.
Ruth Rendell, grande maestra del giallo e del thriller psicologico, firma con La morte non sa leggere il suo capolavoro, che ha ispirato anche il film di Claude Chabrol Il buio nella mente (1995) con Sandrine Bonnaire e Isabelle Huppert. Un’eccezionale ricostruzione del tortuoso percorso di un’ossessione che cresce culminando nella follia omicida, e trasforma il quotidiano in incubo.


Autore: Ruth Rendell

Traduzione: Marina Calvaresi

Editore: 66thand2nd

Genere: Thriller

Pagine: 240

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Salvatore Argiolas


“Eunice Parchman ha sterminato la famiglia Coverdale perché non sapeva leggere né scrivere. Nessun  movente, niente premeditazione.”

è il potentissimo incipit di “La morte non sa leggere” di Ruth Rendell e ci mette sin da subito di fronte a dei dati ben definiti.

Non si tratta di un giallo deduttivo dove si deve scoprire il colpevole di un atto efferato, il mistero da scandagliare e da analizzare è capire quale sia stata la molla che ha innescato tale tragedia, andando a contatto con “la banalità del male” seguendo la famosa definizione di Hannah Arendt.

Ruth Rendell, una delle più famose scrittrici inglesi di gialli e non solo, è stata accomunata a P.D. James da una contrapposizione sia letteraria sia politica, visto che la prima fece parte della Camera dei Lord per il partito laburista quando la James lo fu per i conservatori e tale impostazione emerge anche nella produzione narrativa dove anche se entrambe approfondiscono l’assetto psicologico delle trame la creatrice dell’ispettore Dalgliesh si trova più a suo agio negli ambienti alto borghesi perché, come scrisse nell’autobiografia, c’è un maggiore interesse nei moventi che riguardano gli omicidi nella classe media.

La Rendell invece scruta a fondo nelle storture della società, ponendo in rilievo i fattori che influenzano il gesto criminoso pur non assolvendo l’assassina ma fornendo un quadro complessivo della sua vita e del suo comportamento.

A differenza della sua complice e amica, Eunice non era mica pazza. Era dotata dell’orrenda e pragmatica lucidità del primate atavico travestito da donna del Ventesimo secolo.

L’alfabetizzazione è uno dei capisaldi della civiltà. Essere analfabeti è un po’ come essere storpi.

Eunice Parchman arriva a servire nella villa signorile dei Coverdale dopo un’esistenza grama e senza possibilità dal destino che il caso le aveva assegnato: “Pareva una di quelle persone condannate a trascorrere la propria esistenza in un recinto striminzito fatto di quattro vie.”

Eunice non ha alcun orizzonte di evoluzione e trova qualche soddisfazione in piccoli ricatti che le fanno guadagnare cifre ridicole.

“Una sera aveva beccato un tizio che viveva su Rainbow Street mentre rimorchiava un ragazzo e lo attirava dietro i cespugli. Eunice non aveva mai sentito la parola “ricatto”. Ignorava che estorcere soldi con la minaccia fosse un passatempo diffuso e perseguibile dalla legge. Ma, probabilmente, neppure Caino, aveva mai sentito la parola “omicidio” prima di trucidare suo fratello. Nell’uomo ribollono antichi desideri che, per essere sfogati, non hanno mica bisogno dei libri.”

Anche se la donna ha ucciso il padre infermo, soffocandolo dopo un litigio nato da futili motivi, non è una criminale dotata di istinti omicidi definiti ma agisce quasi inconsapevolmente, reagendo a stimoli e situazioni piuttosto banali.

La sua convivenza con la famiglia Coverdale sarebbe stata normale, punteggiata dai soliti contrasti tra datori di lavoro e salariati, dovuti in gran parte alla volontà della domestica di nascondere il suo handicap, se non avesse conosciuto una pettegola che gestisce il piccolo ufficio postale locale, Joan Smith, fanatica religiosa che nutre astio contro il signor Coverdale perché ha scoperto che gli apre la corrispondenza e che propala a tutti i suoi clienti quello che è riuscita a scoprire.

Proprio l’amicizia con Joan, dapprima timida e circospetta, porta Eunice a quella che assomiglia molto ad una “follia a due” in cui viene catturata da cui non riuscirà più a sottrarsi.

“La morte non sa leggere” è uno dei libri più famosi di Ruth Rendell perché, a differenza di altri scrittori di gialli e thriller, non cerca la verosimiglianza ma è interessata solo al realismo delle situazioni e dei personaggi, studiati nella psicologia e nelle dinamiche sociali.

Scritto nel 1977 il thriller è uno spietato affresco di una società in rapida trasformazione ma dove pesano ancora in maniera determinante antiche divisioni e lontani traumi, risalenti addirittura ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

“Tra i Coverdale e i Parchman si allargava un abisso. George per primo lo ripeteva spesso, pur non cogliendone appieno le conseguenze.”

Anche se la prima frase rivela la soluzione del caso, la bravura di Ruth Rendell riesce a far crescere lentamente la tensione narrativa sino al climax finale in cui la follia, prima latente, trova la sua sublimazione catalizzata da una donna vittima dei suoi demoni, in un contesto in cui le frustrazioni si accumulano sino alla tragedia.

Thriller nero come la pece, “La morte non sa leggere”, viene riproposto meritoriamente dalla casa editrice 66thand2nd che permette la conoscenza di un classico che è stato portato sul grande schermo da Ousama Rawi nel 1987 con la sceneggiatura proprio di Ruth Rendell e nel 1995 dal grande regista Claude Chabrol, col titolo “Il buio nella mente”, che viene ambientato nella campagna bretone.

Ruth Rendell


1930, Londra. La baronessa Ruth Rendell è stata autrice di gialli, thrillers psicologici e murder mysteries, alcuni firmati con lo pseudonimo di Barbara Vine. Nata a Londra nel 1930, ha studiato al Loughton County High School, Essex. È stata Fellow of the Royal Society of Literature e ha ricevuto numerosi premi per il suo lavoro, tra cui il Crime Writers’ Association Cartier Diamond Dagger (un riconoscimento alla carriera), e il Sunday Times Award for Literary Excellence. È autrice di una serie di romanzi con protagonista il Detective Chief Inspector Wexford, che vive a Kingsmarkham, città inglese di fantasia. Il primo di questi, “Lettere mortali”, è anche il suo primo romanzo ed è stato pubblicato nel 1964. I libri della serie comprendono:”Oltre il cancello” (1992),”La leggerezza del dovere” (1994),”La strada delle farfalle”(1997),”La fine in lacrime” (2005),”Il bosco maledetto” (2007), “Il pozzo della morte” (2011). Tra gli altri romanzi:Portobello (2008);”La serra” (2010), “The Saint Zita Society2 (2012). Con lo pseudonimo di Barbara Vine ha scritto tra l’altro “Occhi nel buio” (1986),” La casa della lunga estate” (1987) vincitore del Crime Writers’ Association Macallan Gold Dagger for Fiction, Gallowglass (1990),”Il tappeto di Re Salomone” (1991),”I giorni di Asta Westerby” (1993),”La villa dei ricordi cattivi” (1995). The Blood Doctor (2002) è un romanzo psicologico basato sui diari di Lord Henry of Nanther, medico della Regina Vittoria. Antologie di racconti sono state pubblicate nel 1987 e nel 2008. Molti romanzi e racconti sono stati adattati per la tv. È stata insignita nel 1997 del titolo di Baroness Rendell of Babergh. In Italia i suoi libri sono pubblicati da Fanucci e Mondadori.