La morte profuma di limoni  




Anna Allocca


Autore: Anna Allocca

Editore: Golem Edizioni

Collana: Le vespe

Genere: Thriller

Pagine: 272 p., Brossura

Anno edizione: 2025


Sinossi. Riccardo Marsi, ricco imprenditore che dal nulla ha costruito un impero, afferma di essere stato costretto a difendersi dall’aggressione di una splendida ragazza, Veronica Zonin, uccidendola con una pistola. La realtà appare presto ben diversa all’ispettrice della scientifica Lea De Angelis, che affianca il vicequestore Carlo Boni nelle indagini: il decesso non è stato causato dai colpi di pistola. L’ipotesi di legittima difesa vacilla, e tanti sono i sospetti: Riccardo Marsi, potenziale amante della ragazza; Alberto Zonin, il cui l’amore fraterno nasconde un inquietante livore; Antonio Vianello, ex di Veronica, forse deciso a liberarsi di un legame morboso. Lea si getta a capofitto nell’inchiesta, ammaliata dalle leggende del Garda, che trovano ampio spazio nella soluzione del caso insieme ai torbidi segreti di ognuno, lei compresa.

 Recensione

di

Sabrina De Bastiani


C’era un mondo in quelle immagini, tutto il dolore, lo smarrimento.

Le verità nascoste.

La morte profuma di limoni, il nuovo romanzo di Anna Allocca  si muove con grazia tra le ombre del giallo e le sfumature di un’anima tormentata, quella della sua protagonista.

«Lea De Angelis, piacere, sono un’ispettrice della Scientifica di Verona».

Ma non è solo un caso da risolvere, un omicidio da sezionare tra rilievi e analisi forensi. 

Le idee, le avevano insegnato a scuola, sono importantissime.

Niente affatto, avevano rilanciato in polizia, ciò che conta sono i fatti.

E così, la mente divisa tra l’elaborazione delle idee e l’analisi dei fatti… (…)

È piuttosto un viaggio tra le verità sussurrate e quelle taciute, tra immagini che dicono e parole che incantano.

Non esiste magia come quella delle parole.

Possono distruggere o creare. 

E persino cambiare il mondo.

Lea De Angelis  è un’ ispettrice molto particolare, una donna che legge i misteri del reale come si legge una poesia, con attenzione, rispetto e un pizzico di incanto.

Con una foto lei entrava nella mente delle persone nella loro anima. Annusava i sentimenti, immaginava la loro vita, i perché mai raccontati, grida, pianti e risate di un corpo che di vita non ne aveva più. Il vuoto e la disperazione di chi restava. La frustrazione velenosa di chi il crimine l’aveva commesso.

Occorreva metterci il cuore.

E Lea ce lo metteva.

Sempre.

Nonostante sia nata fotografa, e in lei viva ancora quell’urgenza di fermare l’attimo nella bellezza, è l’attrazione per il buio, per il disordine del crimine, a guidarla oggi. Perché ciò che cerca  è un significato, un ordine. Una verità.

Nonostante nascesse fotografa, con la voglia di catturare attimi che fermassero il tempo dentro la bellezza di un’immagine, a vincere era stata l’urgenza di analizzare crimini e misteri, giungere alla soluzione e riportare l’ordine.

La parte più noiosa era quella dei rilievi, planimetrici a dattiloscopici che fossero: una routine indispensabile ma senz’anima. Mentre lei nelle foto che scattava sul luogo del crimine cercava sempre di andare oltre la realtà nuda e cruda.

Carpirla.

Decifrarla.

Eppure, La morte profuma di limoni non è mai un romanzo che si ‘accontenta’ della trama investigativa. La narrazione è costellata di riflessioni che risuonano come versi di un diario segreto. È la storia di un’indagine, sì, ma anche di uno sguardo.

Uno sguardo che vede l’invisibile.

Ma soprattutto per lo sguardo interiore, quel talento tutto suo di scavare nello sguardo e nella mente delle persone scoprendo la verità dietro ogni apparenza ingannevole. Quel fiuto sopraffino, un sesto senso che a volte rimaneva inerte, specie se a esserci di mezzo erano i sentimenti, i suoi sentimenti, altre invece esplodeva, regalandole un potere straordinario. 

E quando esplode, il lettore viene travolto.

Li avvertiva, forti e impetuosi, intuizioni e presentimenti che si celavano dentro ogni immagine, a volte così intensi da farla sentire come ubriaca, i sensi in stato di massima allerta, la mente come posseduta.

Stregata.

Il romanzo ci trasporta sulle rive del lago di Garda, tra silenzi che sanno di verità nascoste e luoghi in cui la bellezza non è mai neutra, mai solo paesaggio.

Lea guidava verso Tignale, un susseguirsi di curve pienamente ripagato dal panorama che si scopre

all’arrivo.

Una bellezza prepotente quella che si respira in un paese che è a tutti gli effetti una terrazza proiettata sul lago, incantevole e rigogliosa.

Sublime.

Ma ogni lago, si sa, è solo in apparenza tranquillo.

«Ho sempre pensato che il lago è un po’ lo specchio dell’animo umano: la superficie calma, silenziosa, e le profondità tutte da decifrare, così misteriose» 

«Ogni persona è un enigma» mormorò Lea.

E sono proprio queste profondità che Lea, il vicequestore Boni, coprotagonista, titolare dell’indagine,  presenza magnetica nelle pagine e potenzialmente nella vita dell’ispettrice, sono chiamati a scandagliare. 

Cosa cercava una delle vittime, la bella  Veronica, la ninfa enigmatica,  la sera della sua morte: attaccava o si difendeva? E soprattutto, da chi?

Le foto non mentono, ma neanche dicono tutto. Come le persone.

Ci sono dei giorni, delle notti, in cui, ovunque tu sia, la luce che ti circonda è diversa: un presagio di qualcosa che sta per accadere, qualcosa che avverti all’improvviso; un’epifania straniante che ti suggerisce come in un attimo tutto possa cambiare.

A cominciare dalla tua vita.

E quando questo accade, bisogna decidere fino a che punto si è disposti a spingersi in un’indagine, in un amore, nella propria vita.

Cos’era lecito fare per ottenere ciò che si vuole? Si chiese sentendo vacillare certezze e ricordi,  si chiede Lea, mentre le certezze si sgretolano come carta fotografica esposta alla luce.

Anna Allocca tesse con mano sicura una storia che è indagine e poesia, introspezione e mistero.

Una scrittura che strega e inebria, quanto può essere seducente guardare il mondo attraverso un bicchierino di rum. Ambrato e fragrante: così sensuale.

E come il rum, La morte profuma di limoni va gustato lentamente, lasciandosi attraversare dal suo calore, dalle sue sfumature.

Fino a quella frase, tanto semplice quanto sovversiva:

Perché a volte è la verità a essere la miglior bugia.

Un noir che lascia il segno, come uno scatto perfetto.

Come una verità che non avevamo il coraggio di vedere.

O di ammettere.

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Anna Allocca


è nata a Busto Arsizio, dove vive e lavora. Ha collaborato con importanti case editrici come traduttrice di narrativa e curatrice di testi scolastici, e con alcune testate nazionali come giornalista. Con il Caffè Teatro, culla di molti big della comicità, ha partecipato all’allestimento di due trasmissioni RAI. Nel 2017 ha vinto il concorso indetto dal comune di Langhirano per il miglior racconto inedito con Il gioco, uscito sul Giallo Mondadori. E’ tra i soci fondatori e membro del Direttivo dell’Associazione culturale Amici del Caffè Teatro. Ha pubblicato tre libri con protagonista l’ispettrice Valentina Catania, Scena con delitto (Sedizioni, 2014), Chimica impura (Eclissi, 2018) e Aperitivo criminale (Golem Edizioni, 2021), con cui ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui: premio Montefiore Conca 2018, premio Miglior trama allo Holmes Award 2019 e primo premio a Lecceingiallo 2020. La morte profuma di limoni è la prima indagine dell’ispettrice della Scientifica Lea de Angelis.