La signora Gisa




‎ É

improvvisamente scomparsa


Sinossi. Brianza, estate 1981. La signora Gisa Lampugnani scompare nel nulla dalla sua villa di Montevecchia. Nessun segno di effrazione, nessun corpo: solo silenzi, omissioni e contraddizioni. Il primo sospettato è il marito, Artemio Mombelli. Troppo freddo, troppo rapido nel denunciare la sparizione. Ma intorno al caso affiorano dettagli che non coincidono e verità mai del tutto confessate. Mentre l’inchiesta ufficiale si arena, due giovani cronisti iniziano a seguire strade parallele: testimonianze ambigue, auto avvistate nella notte, depistaggi, voci sussurrate in carcere. E più l’indagine si addentra nelle maglie di una fitta rete di corrispondenze e segreti, più il mistero sembra aprirsi a scenari inaspettati, tra denaro occulto, identità nascoste ed estremismo politico. Si è trattato di una fuga, di una truffa o di un delitto perfetto? Un giallo teso e inquieto, immerso nella provincia lombarda e nella Milano più cupa e ambigua, quella degli anni Ottanta. Qui ogni risposta sembra costeggiare la verità e, allo stesso tempo, pare allontanarla per sempre.


Autore: Michele Brambilla

Editore: Baldini + Castoldi

Genere: giallo

Pagine: 204

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Giusy Ranzini


Ci sono misteri che non nascono soltanto da un delitto, ma soprattutto dal silenzio che lo circonda. Sono storie in cui l’assenza diventa più inquietante della presenza, dove una persona che scompare lascia dietro di sé non soltanto domande, ma una lunga scia di ombre, mezze verità e sospetti.

La signora Gisa è improvvisamente scomparsa di Michele Brambilla appartiene proprio a questa categoria: un giallo che affonda le radici nella cronaca, nella memoria della provincia lombarda e nelle atmosfere cupe dell’Italia degli anni Ottanta.

Fin dalle prime pagine il lettore viene trascinato dentro un caso avvolto dall’enigma: l’estate del 1981, la Brianza, una villa a Montevecchia e la sparizione improvvisa di Gisa Lampugnani. Nessuna effrazione, nessun corpo, nessuna spiegazione convincente. Rimane soltanto un vuoto difficile da colmare e una serie di dettagli che sembrano suggerire che dietro quella scomparsa ci sia qualcosa di molto più complesso di quanto appare.

Michele Brambilla costruisce il racconto con grande attenzione, scegliendo di non puntare soltanto sul mistero dell’indagine, ma soprattutto sul clima umano e sociale che lo circonda.

La provincia descritta nel romanzo non è un luogo tranquillo e rassicurante: dietro le facciate delle ville, dietro le relazioni rispettabili e le apparenze di normalità, si nascondono interessi, paure, ambizioni e segreti. È una Lombardia fatta di silenzi pesanti, di persone che sanno più di quanto raccontano e di verità che sembrano sempre sfuggire proprio quando stanno per essere raggiunte.

Il marito, Artemio Mombelli, diventa immediatamente una figura centrale e ambigua. Il suo comportamento alimenta dubbi e sospetti: troppo controllato, troppo rapido nel denunciare la scomparsa, forse troppo distante emotivamente. Ma il grande merito dell’autore è quello di non consegnare mai al lettore una risposta semplice. Ogni pista sembra aprire una nuova possibilità e ogni certezza viene presto messa in discussione.

Centrali anche le figure di due giovani cronisti che decidono di non arrendersi davanti a un’indagine ormai bloccata. Attraverso il loro sguardo emerge un’altra dimensione della storia: quella del giornalismo d’inchiesta, della ricerca ostinata della verità, del bisogno di andare oltre le versioni ufficiali. Le loro indagini parallele diventano un viaggio dentro una rete fatta di testimonianze contraddittorie, incontri sospetti, voci di carcere e tracce apparentemente insignificanti che, messe insieme, potrebbero cambiare tutto.

Il vero protagonista è il dubbio: il lettore viene accompagnato lungo un percorso in cui ogni risposta sembra soltanto temporanea e ogni nuova scoperta apre interrogativi ancora più inquietanti. È una narrazione che ricorda certi grandi casi italiani rimasti sospesi nella memoria collettiva: storie dove la verità giudiziaria e quella umana raramente coincidono perfettamente.

Molto riuscita è anche la ricostruzione dell’atmosfera degli anni Ottanta. Milano e la provincia lombarda diventano quasi personaggi del romanzo: una Milano più oscura, attraversata da tensioni politiche, interessi economici nascosti e zone d’ombra; una provincia apparentemente ordinata ma piena di crepe. L’autore riesce a restituire un periodo storico in cui vecchi equilibri stavano cambiando e in cui dietro alcune vicende private potevano nascondersi trame più grandi.

La scomparsa di Gisa non rimane quindi soltanto la storia di una donna svanita nel nulla, ma diventa il simbolo di una realtà più complessa, dove ciascuno sembra custodire una parte della verità.

La signora Gisa è improvvisamente scomparsa è un romanzo che parla di assenze, ma anche di ossessioni: quella di chi cerca una persona perduta, quella dei giornalisti che inseguono una risposta, quella del lettore che continua a voltare pagina sperando finalmente di comprendere cosa sia davvero accaduto.

È una lettura che non punta solo a sorprendere con il colpo di scena, ma a lasciare una sensazione più profonda: quella inquietudine che nasce quando ci si rende conto che, in certe storie, la verità può essere vicinissima e allo stesso tempo irraggiungibile.

Michele Brambilla firma un’indagine appassionante e malinconica, un romanzo capace di trasformare una scomparsa in un viaggio dentro i misteri di un’epoca e dentro le fragilità degli esseri umani.

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Michele Brambilla


Michele Brambilla (Monza, 1958) è giornalista e saggista. Dopo aver diretto «La Provincia» di Como, la «Gazzetta di Parma», «il Resto del Carlino» e «QN Quotidiano Nazionale», dal 2024 è direttore de «Il Secolo XIX». Tra i suoi libri: L’Eskimo in redazione (1991), Sempre meglio che lavorare (2008), Coraggio, il meglio è passato (2009), Vinceremo di sicuro (2015), In provincia (2023), I peggiori anni della nostra vita (2024). Con Aldo Giovanni e Giacomo ha pubblicato Tre uomini e una vita (2016).