La stagione delle ombre




Hideo Yokoyama


Traduttore: Bruno Forzan

Editore: Mondadori

Genere: Giallo

Pagine: 264

Anno edizione: 2025


Sinossi. 1998, Tokyo. Una serie di indagini misteriose mette sottosopra gli uffici della polizia nazionale della Prefettura D. Futawatari, sovrintendente del dipartimento Affari Generali, è alle prese con i trasferimenti interni del personale: una vera seccatura per chi se ne occupa e un momento molto atteso per chi vuole scalare le gerarchie di potere. Il suo piano di promozioni, però, rischia di essere compromesso da Osakabe, che rifiuta di lasciare il posto al suo successore, continuando a lavorare. Nel frattempo Shindo, della sezione di Vigilanza, è impegnato con una lettera anonima in cui si denuncia la relazione di Sone, un ispettore capo dalla condotta irreprensibile, con la bellissima maîtresse di un locale notturno. Uno scandalo che potrebbe compromettere la sua reputazione e quella dell’intero dipartimento. Tomoko, responsabile del personale femminile, è invece preoccupata dalla scomparsa di una delle sue migliori agenti, Mizuho, proprio il giorno successivo al brillante arresto di un borseggiatore. E Tsuge, assistente del capo segreteria, scopre che un vecchio consigliere del partito conservatore sta preparando la sua vendetta contro l’intero dipartimento. Il ritorno di uno dei più importanti autori giapponesi che racconta il complesso sistema di relazioni etiche e personali all’interno del corpo di polizia. Un mondo oscuro, animato da ambizione e sete di potere, che riflette le contraddizioni e le rigide strutture sociali della società e delle istituzioni giapponesi.

 Recensione

di

Salvatore Argiolas


La stagione delle ombre” è una raccolta di quattro racconti che si intersecano e come tessere di un mosaico rappresentano alla perfezione la vita di una prefettura giapponese alla fine del millennio, la Prefettura D.

Hideo Yokoyama è un giallista che è arrivato al successo con romanzi come “Sei Quattro “ Uno Sette” ma all’origine della sua narrativa ci sono proprio questi racconti che analizzano, come un entomologo fa con gli insetti, i funzionari e gli impiegati che orbitano nel grande complesso amministrativo della polizia di una città giapponese non ben identificata, costituita “da meno di tremila dipendenti includendo sia gli operativi sia il personale amministrativo” e per gestire un simile capitale umano ci vuole un uomo di grandi capacità, un “Asso” come viene chiamato Shinji Futawatari.

In Italia vigeva il cosiddetto “manuale Cencelli” che regolava, alla perfezione, la composizione del governo e delle amministrazioni in base al loro peso elettorale e nella Prefettura D, vigeva il codice Futawatari che gestiva i trasferimenti e le dimissioni organizzate per accontentare ogni richiesta e ogni aspettativa in modo che il “sistema” progredisse e si perpetuasse, seguendo anche il motto latino “Promoveatur ut amoveatur”,

Quando però il ligio dirigente Michio Osakabe, veterano di ogni stagione all’interno della questura rifiuta di dimettersi, mettendo in serio pericolo il puzzle di nomine e di sostituzioni previste dall’apparato, Futawatari entra in crisi e, pressato dai suoi capi, cerca di far cambiare idea al funzionario di provate capacità, che continua a fare il suo lavoro con indefessa abnegazione.

Non avendo un dialogo costruttivo con Osakabe, l’”Asso” cerca di comprendere il suo sorprendente comportamento, visto che in genere l’atteggiamento mentale nipponico porta sempre a fare quadrato per il gruppo sociale di cui si fa parte.

La perseveranza di Futawatari lo porta a considerare ogni situazione eccentrica di Osakabe e sono una piccola sfumatura del suo curriculum crea un terreno solido su cui basare un’ipotesi investigativa valida, che conduce alla scoperta del colpevole di un omicidio.

Questo primo racconto esemplifica pregi e difetti della raccolta in quanto l’indagine è svolta in maniera tanto burocratica da rallentare in modo anche stucchevole la lettura, con un andamento lento che non permette di apprezzare al meglio la sottile ragnatela tessuta da Yokoyana per catturare il curioso insetto del lettore, che si perde in un labirinto di competenze come fece Joseph K. Nel “Processo”.

Altri due racconti hanno un andamento simile dove l’eccezione, l’anomalia di una procedura immutabile, statica perché rassicurante, porta a capire quanto l’arrivismo e la voglia di prevaricare possa agire anche con sotterfugi e azioni di difficile comprensione.

Il racconto “Linee Nere”, invece si discosta da questo schema perché mette in rilievo la questione femminile nei quadri della polizia giapponese, indagando sulla scomparsa dell’agente Hirano, abilissima e reduce da un arresto da prima pagina.

Tomoko Nanao, responsabile del personale femminile, ne fa una questione personale e cerca di comprendere i motivi della sparizione, mettendo così in luce la misoginia e il dilettantismo della prefettura D.

Tomoko provava un’irritazione tale da voler quasi mettersi a battere i piedi. Aveva lavorato come insegnante di supporto alla scuola di polizia quando Junko era all’ultimo anno di corso. E il giorno del diploma era stata proprio Tomoko ad ammonirla: “Non dovrai mai essere una specie di mascotte!”

Questo perché aveva intravisto in lei quel tipo di predisposizione.

E come temeva, era proprio quello che Junko era diventata alla sezione Traffico e Trasporti. I superiori la adoravano. Preparava il tè, faceva piccole commissioni, intratteneva gli altri alle cene sociali…

Anche in servizio sorrideva sempre mostrando la bianca dentatura di cui andava orgogliosa, quasi stesse dimenticando di indossare una divisa.

Era anche quello un modo di vivere, pensava Tomoko.

Forse il più comodo, trovandosi in una società chiusa dominata dagli uomini.”

In questo racconto, che ritengo il più interessante e il più sentito dei quattro, Yokoyama mette al centro della narrazione una giovane poliziotta, costretta a seguire gli ordini del suo superiore e che però ha una reazione di ribellione e di robusto contrasto alle prepotenze.

La responsabile del corpo di polizia femminile, dotata di un olfatto superiore e perciò chiamata “il segugio”, proprio seguendo questo suo sviluppatissimo senso, riesce a capire da piccole discrepanze nelle testimonianze il vero svolgimento dei fatti, mettendo in rilievo la grande misoginia che governava la pubblica amministrazione nipponica.

“Il personale femminile è difficile da gestire. Mantenere l’ordine è un compito da uomini.”

“La stagione delle ombre” è un intarsio di gialli molto particolari in quanto non ci sono crimini esibiti e le indagini sono sempre sottotraccia, privilegiando l’introspezione psicologica, dove gli indizi vengono cercati in qualche differenza di vibrazione negli schemi rigidi che regolano la vita giapponese, in qualche sfumatura più visibile delle altre, nella “stagione delle ombre” che si pone tra la verità e la finzione.

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Hideo Yokoyama


(Tokyo 1957) ha lavorato per dodici anni come giornalista d’inchiesta a Tokyo, prima di diventare uno dei più noti scrittori giapponesi. Per Mondadori ha pubblicato Sei Quattro (2017) e Uno Sette (2018).