La strana morte




dell’ammiraglio


Sinossi. Nel 1931 Agatha Christie e altri dodici celebri scrittori di gialli si riunirono nel quartier generale di Kingly Street a Londra e decisero di collaborare alla stesura di una detective novel davvero unica. Ogni partecipante doveva continuare la storia che un altro autore aveva precedentemente congegnato: nessuno sapeva quale sarebbe stato l’esito finale, né quale soluzione al giallo avessero in mente gli altri. “La strana morte dell’ammiraglio” è il risultato di quel primo innovativo esperimento letterario, che narra dell’ispettore Rudge e della tranquilla cittadina sul mare in cui vive. Quando un vecchio marinaio trascina a riva una barca che trasporta un cadavere pugnalato al petto, Rudge fa partire immediatamente le indagini. Il corpo appartiene all’ammiraglio Penistone che, ormai in pensione, viveva da poco più di un mese in una villa sul fiume, insieme alla nipote Elma e a tre domestici. Eppure la vicenda si rivela molto più intricata del previsto: troppe le persone coinvolte e quasi nessuna disposta a parlare. Il proprietario della barca sta evidentemente nascondendo qualcosa, la nipote della vittima è scomparsa e l’identità stessa dell’uomo assassinato è tutto fuorché certa. Un’ingegnosa crime novel, la riscoperta di un grande, imperdibile classico del giallo.


Autori: Agatha Christie, Dorothy L. Sayers, G. K. Chesterton e altri membri del Detection Club

Tradurrore: Roberto Serrai

Editore: Giunti

Genere: Giunti

Pagine: 352

Anno edizione: 2026

 Recensione

di

Salvatore Argiolas


Il Detection Club è un’associazione di scrittori fondata nel 1930 dai migliori giallisti dell’epoca e tra i suoi soci fondatori annovera nomi del calibro di Agatha Christie, Dorothy L. Sayers, Anthony Berkeley. R. Austin Freeman, A. A. Milne, la baronessa Orczy e Gilbert Keith Chesterton che fu il primo presidente del club.

La costituzione del Detection Club, mette espressamente in rilievo il valore del fair play da parte dell’autore: “Is a demerit in a detective novel if the autor does not “play fair by the reader”.

Alcuni giallisti di valore come John Haslette Vahey che scriveva anche sotto lo pseudonimo di Vernon Loder, non vennero mai ammessi al prestigioso club proprio perché non si uniformarono alla norma dell’onestà della trama.

Nel primo dopoguerra l’orrore vissuto nei campi di battaglia fece virare il genere giallo verso il versante ludico, come dimostrato dai tanti libri scritti in collaborazione tra i soci del Detection Club dove ognuno si limitava a scrivere un capitolo, magari avendo in mente un colpevole diverso da quello immaginato da chi aveva concepito il capitolo precedente, concependo la costruzione di un giallo come un gioco, e del resto lo scrive esplicitamente nell’incipit di

“La strana morte dell’ammiraglio” Dorothy L. Sayers, famosa scrittrice e colonna portante del Detection Club: “La cosa più vicina a una vera sfida, tuttavia, è un bel gioco, e “La strana morte dell ’ammiraglio” è il luogo dove, sulla carta, alcuni membri del Detection Club giocano insieme al detective . In breve, si tratta di questo: l’autore si impegna a giocare con il pubblico e con gli altri soci secondo le regole. I suoi detective devono lavorare d’ingegno, senza l’aiuto del caso o delle coincidenze . (…) per essere certi che si stesse comportando lealmente, a ogni autore è stato chiesto di consegnare, insieme al manoscritto del proprio capitolo, anche la soluzione del mistero. Queste soluzioni si trovano in appendice al libro, a beneficio del lettore curioso.”

Poco dopo la nascita del sodalizio i soci accettarono l’invito della BBC di creare una detective story per la radio, composta da capitoli scritti da diversi autori e il 14 giugno 1930 fu trasmesso il primo giallo collettivo scritto dal club, “Il paravento”, seguito l’anno successivo da “Lo scoop”.

Le trasmissioni ebbero un grande successo e raggiunsero lo scopo di portare fondi in cassa per finanziare l’acquisto di una sede per il club, facendo nel contempo pubblicità al club che decise di ideare un giallo più strutturato destinato alle libreria, “The Floating Admiral” che in questa edizione viene tradotto con “La strana morte dell’ammiraglio” forse per richiamare alla memoria il capolavoro di S.S. Van Dine “La strana morte del signor Benson”.

L’incipit fu preparato dal canonico Whitechurch che morì poco la preparazione di questo capitolo. Una mattina un anziano pescatore vede la barca del vicario locale alla deriva sul fiume Whyn e quando si avvicina scopre il cadavere dell’ammiraglio Penistone dentro l’imbarcazione.

I coniugi Cole stesero il secondo capitolo seguito da quelli scritti da Henry Wade ( il primo che preparò una soluzione), Agatha Christie, John Rhode e Milward Kennedy.

La prima particolarità di questo esperimento narrativo è che l’investigatore non è un detective dilettante, come accadeva solitamente nei gialli del periodo ma un esponente della polizia, l’ispettore Rudge, che non ha l’ispirazione di uno Sherlock Holmes o di un Poirot ma rumina lentamente i fatti e gli indizi per cercare di far quadrare il cerchio di un’indagine complessa e aggrovigliata.

Il Monsignor Ronald Knox inserisce una malcelata ironia proprio sui detective non ufficiali: “Bisogna ammettere che purtroppo l’ispettore Rudge era un uomo comune. Non aveva il conforto del violino, né del flacone di cocaina; non passava il tempo a fare nodi, a collezionare scarabei, oppure a distinguersi in qualche modo con attività estranee al lavoro. L’appartamento al quale tornò era assolutamente ordinario.”

Knox è l’autore di un capitolo molto importante in cui elenca trentanove articoli di dubbio, che aiutano a fare il punto sull’indagine che cambia direzione a ogni nuovo autore deviando le ipotesi investigative su altri indizi e scoperte.

“Poi si dedicò al lavoro serale, che consisteva nel selezionare dalla massa di materiale che aveva accumulato durante il giorno i punti che sembravano meritevoli di un supplemento d’indagine. Annotò questi punti sotto forma di domande. (…) Quando le contò, la sua mentalità di anglicano si rallegrò del fatto che fossero esattamente trentanove.”

Malgrado gli sforzi di qualche partecipante come Knox e nonostante l’ultimo capitolo sia stato scritto da Anthony Berkeley, autore di “Il caso dei cioccolatini avvelenati”, uno dei gialli più sorprendenti nella storia del genere, “Lo strano caso dell’ammiraglio” non prende quota e risente dell’eterogeneità dei contributi e dal fatto che, per restare in ambiente nautico, alcuni scrittori sembrano remare su rotte diverse.

La struttura stessa del romanzo round-robin, come viene di solito chiamato il romanzo collaborativo, rende difficile la creazione di un giallo convincente senza un palinsesto comune e in questo caso ci sono degli indizi che vengono contraddetti dopo qualche pagina e anche se i topoi del giallo canonico vengono rispettati, il risultato non corrisponde alle aspettative create dal parterre du rois costituito dalla compagine dei giallisti coinvolti.

Alla fine del libro vengono pubblicate le soluzioni che i vari contributori, tranne i primi due, hanno sviluppato in base ai loro capitoli e si capisce che ognuno si è costruito una trama divergente dagli altri facendo diventare il plot labirintico e spiazzante.

E’ probabile che questo effetto sia stato creato scientemente, visto quanto enunciato da Dorothy L. Sayers nella presentazione:

“Ed è qui, forse che il gioco si avvicina di più alla vita reale. Siamo portati a giudicare le persone dalle loro azioni, ma è molto facile sbagliarsi nell’individuare le ragioni che le giustificano. Preoccupati dalla nostra interpretazione del problema, riusciamo a identificare solo uno dei possibili moventi, quello che rende plausibile, coerente, e tuttavia sbagliata, la nostra soluzione. Forse è in questo che noi scrittori di polizieschi siamo riusciti a sorprendere e confondere, in maniera salutare, noi stessi e gli altri.” riflettendo quanto affermato da Cartesio nella sua famosa frase “La ragione è nulla senza l’immaginazione”.

“The Floating Admiral” è diventato col tempo un classico e nel 2016 i soci attuali del Detection Club scrissero “The Sinking Admiral”, un nuovo romanzo round-robin concepito proprio come un tributo al primo.

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Agatha Christie, Dorothy L. Sayers, G. K. Chesterton e altri membri del Detection Club


Agatha Christie: Pseudonimo di Agatha Mary Clarissa Miller. Scrittrice inglese. Di famiglia agiata, viene educata privatamente. Ancora bambina scrive racconti e poesie; alcune di queste vengono pubblicate nel 1908 in «Poetry Review». Nel 1914 sposa Archibald Christie dal quale divorzia nel 1928. Il genere letterario con cui raggiunge il successo in campo internazionale è il romanzo poliziesco. I suoi detective, tra i quali primeggiano Hercule Poirot (che compare per la prima volta in Poirot a Styles Court, 1920) e Miss Jane Marple (che compare per la prima volta in una serie di racconti apparsi in rivista e raccolti nel 1932 in l tredici problemi e che diventa per la prima volta protagonista di un romanzo in La morte nel villaggio nel 1930), sono entrambi abilissimi nel risolvere i più intricati enigmi polizieschi. Essi concentrano la loro (e la nostra) attenzione sul comportamento degli indiziati e sulle loro reazioni emotive e verbali. L’azione ha sempre poca importanza, le prove non sono mai particolarmente signignificative; ciò che conta sono le motivazioni psicologiche che potrebbero aver spinto al delitto. ln un mondo di buone maniere, di modi raffinati, di anziane signore molto amanti della conversazione e di impettiti colonnelli in pensione, depositari di antichi valori e tradizioni, l’autrice può nutrire l’illusione di controllare il delitto e, grazie all’acume dei suoi detective, di riportare tutto alla normalità.
La “signora del crimine” ha scritto più di 50 romanzi e 100 racconti; da molti di questi sono stati tratti film, commedie e telelfilm. Nei suoi due ultimi romanzi, Sipario, l’ultima avventura di Poirot (1975) e Addio, Miss Marple (1976) l’autrice ha scelto di far morire i suoi due, ormai vecchissimi, detective: i romanzi erano stati scritti anni addietro, la scrittrice scelse di mantenerli inediti sino a poco prima della sua morte.
La mia vita (An Autobiography, 1977), è stata pubblicata postuma.

Dorothy Leigh Sayers: (Oxford 1893 – Londra 1957) scrittrice inglese. Fu una delle prime donne laureate a Oxford; divenne una notissima autrice di romanzi polizieschi negli anni Venti, ed è tuttora considerata uno dei migliori scrittori in questo particolare genere letterario, cui dedicò anche un saggio famoso, l’Omnibus del delitto (The Omnibus of crime, 1929). Della sua attività di letterata, è da ricordare la traduzione della Divina Commedia. Tra i polizieschi, che hanno quasi tutti come protagonista l’investigatore dilettante Lord Peter Wimsey, si ricordano: Il gatto dagli occhi verdi (Clouds of witness, 1927); Bellona Club (The unpleasant of Bellona Club, 1928); Lord Peter e l’altro (Murder must advertise, 1933).

Gilbert Keith Chesterton: (Londra 1874 – Beaconsfield, Buckinghamshire, 1936) romanziere, giornalista e critico inglese. Scrittore attivissimo e assai popolare, si servì di uno stile ironico e ricco di paradossi per criticare, in nome dei valori tradizionali, il materialismo della società industriale. Oggi la sua fama è legata ai romanzi polizieschi, protagonista il sacerdote padre Brown. Tra i più noti, “L’uomo che fu Giovedì” (The man who was Thursday, 1908), “L’innocenza di padre Brown” (The innocence of father Brown, 1911), “La saggezza di padre Brown” (The wisdom of father Brown, 1914), “Il segreto di padre Brown” (The secret of father Brown, 1927). In essi un bonario moralismo non nuoce alla verve dell’intreccio e delle situazioni. Notevoli anche gli scritti saggistici, tra cui “L’età vittoriana nella letteratura” (The victorian age in literature, 1913).

Il Detection Club: Creato nel 1928 a Londra su iniziativa di Anthony Berkeley, il Detection Club divenne ben presto non solo la più prestigiosa associazione di scrittori di romanzi polizieschi, ma anche un’accademia del genere giallo che stabiliva regole e codice etico. I membri originari, tutti celeberrimi, erano rigorosamente autori di “detective novels”, termine che non includeva romanzi d’avventura, thriller o storie in cui l’indagine su un delitto non era l’elemento principale, ma col passare del tempo tale requisito non venne più richiesto. Il primo presidente fu G. K. Chesterton seguito da E. C. Bentley, Dorothy L. Sayers, Agatha Christie (per qualche anno coadiuvata da Lord Gorell che, per l’estrema timidezza della scrittrice, si occupava di proporre brindisi e tenere discorsi), Julian Symons, H. R. F. Keating e, dal 2000, Simon Brett. Per lungo tempo gli unici americani a farne parte furono John Dickson Carr e Patricia Highsmith, non per sciovinismo bensì perché all’epoca vivevano in Inghilterra e potevano partecipare alle riunioni dell’associazione. Si diventa membri del Detection Club solo su invito dei soci e in seguito a una procedura molto complessa che prevede anche il “giuramento” da parte del candidato di comportarsi con la massima correttezza nei riguardi del lettore.