Yasmina Reza

Sinossi. «Per me il tribunale è un luogo di osservazione come un altro, come la strada, o la mia camera da letto» ha risposto Yasmina Reza quando le è stato chiesto perché, da quindici anni, segua processi, oscuri o clamorosi, in giro per la Francia. «Colui che crediamo altro da noi non lo è» afferma Reza, che, lasciando ai cronisti giudiziari il loro mestiere e alla giustizia di cercare (invano?) un senso nel caos, preferisce fare un passo di lato – e ogni volta spiazza il lettore. Senza curarsi di proclamare verità universali e concentrandosi invece su «frammenti di umanità» – un gesto, una frase, una postura, un dettaglio dell’abbigliamento –, Reza riesce a cogliere, nelle esistenze degli imputati, dei testimoni e delle vittime, qualcosa che non di rado alla giustizia sfugge, e che a quelle esistenze ci accomuna. È «la vita normale», che segue come un’ombra la sua controparte assassina, sovrapponendosi continuamente a essa. Come nel caso della donna che, un mattino di novembre, «incalzata, spinta da una forza senza nome», esce di casa per andare su una spiaggia ad abbandonare sua figlia alle onde, e poi torna a chiudersi nell’opacità della sua esistenza, «presente senza esserlo, come a strapiombo su sé stessa». A lei e ad altri fantasmi è dedicato questo libro. Fantasmi che irrompono sulla scena accanto a quelli dell’autrice, che ha la capacità, propria solo dei grandi scrittori, di insinuarsi nella psiche del lettore senza lasciargli il tempo di comprendere ciò che ha appena letto.
Traduttore: Davide Tortorella
Editore: Adelphi
Genere: narrativa
Pagine: 190
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Sabrina Russo
“Per me il tribunale è un luogo di osservazione come un altro, come la strada, o la mia camera da letto”.
Incuriosisce e affascina questo interesse da parte di Yasmina Reza, non solo scrittrice ma anche drammaturga, attrice e sceneggiatrice, nel presenziare ad alcuni processi che si svolgono in Francia, da circa quindici anni a oggi.
Con un punto di vista esclusivamente da osservatrice, senza arrogarsi il diritto di esprimere giudizi, minimamente intenzionata a sostituirsi ai ruoli di giudice o giuria, la Reza racconta storie di vita, fatti di cronaca, attimi di follia improvvisi che, con una naturalezza disarmante, si sostituiscono a momenti di perfetta normalità.
“Non si può essere sempre all’altezza della situazione. Che cosa aspettano, soli, rannicchiati su sé stessi, involontariamente o deliberatamente ignari del disastro che hanno combinato”.
All’interno di capitoli brevi e con una scrittura incisiva, diretta, attinente ai fatti, senza voler scioccare né impressionare il lettore, prendono vita storie, avvenimenti, sentimenti, trascorsi di persone riportati dall’autrice, rendendo così tangibile al lettore il labile confine che separa “una vita normale” da qualcosa di violento, incontrollato che prende, quasi inconsapevolmente, il sopravvento.
Indagare la mente umana, studiare espressioni, sguardi, toni e rimanere stupiti ogni qualvolta reazioni inaspettate e fuori controllo hanno la meglio su atteggiamenti che avremmo definito regolari, ordinari, consueti, e che, invece, non desistono dall’impadronirsi di sguardi, mani, azioni, impulsi e portarli al limite, sempre di più.
Vittime, aggressori, imputati, testimoni, subiscono lo sguardo attento dell’autrice, la quale ci mostra non solo le varie sfaccettature dell’animo umano, ma anche di quelle menti inaccessibili, impossibili da interpretare, che alternano inspiegabilmente un’esistenza mansueta a ribellioni improvvise.
Ma dietro a ogni azione la Reza considera la possibilità di una spiegazione, un vissuto, un subìto che hanno indotto l’assassino a compiere ciò che ha compiuto.
Nel “box” all’interno dell’aula di tribunale si alternano uomini, donne, giovani, anziani.
Li ascoltiamo insieme all’autrice, proviamo a unire i fili, considerare circostanze, avanzare ipotesi per farci condurre oltre l’apparenza, ingannevole e insufficiente a definire una persona in tutta la sua complessità.
“Le persone che si vedono di tanto in tanto ci tengono a non deludersi”.
Ai racconti giudiziari si alternano aneddoti autobiografici dell’autrice, grazie ai quali ci addentriamo nella sua vita privata e conosciamo alcune delle personalità che ne fanno parte, sia semplici che complesse, mai esclusivamente buone o cattive, che spaziano all’interno del racconto, arricchendolo.
Una narrazione indubbiamente particolare questo ultimo romanzo di Yasmina Reza, e nonostante non vi sia un vero e proprio collegamento nel susseguirsi dei capitoli, la lettura affascina e coinvolge grazie all’indubbia capacità dell’autrice nel raccontare vite all’apparenza “tristemente ordinarie”, che invece racchiudono al loro interno molteplici sfaccettature, capaci di far riflettere il lettore.
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Yasmina Reza
(Parigi, 1º maggio 1959) è una drammaturga, scrittrice, attrice e sceneggiatrice francese. Comincia la sua carriera teatrale come attrice, partecipando a rappresentazioni di opere contemporanee e di classici di Molière e Marivaux. La prima pièce da lei scritta, Conversations après un enterrement, rappresentata per la prima volta nel 1987, la vale il Premio Molière come miglior autore; La traversée de l’hiver vince invece il Molière come miglior spettacolo regionale. Il successo internazionale arriva con l’opera successiva, Art (1994; Einaudi 2006), tradotta e rappresentata in oltre trenta lingue. Tra le sue pubblicazioni: Al di sopra delle cose (Archinto 2000), Una desolazione (Bompiani 2003), Uomini incapaci di farsi amare (Bompiani 2006), L’alba, la sera o la notte (Bompiani 2007), Il dio del massacro (Adelphi 2011), Da nessuna parte (Archinto 2012), Felici i felici (Adelphi 2013), Babilonia (Adelphi 2017), «Arte» (Adelphi 2018), Bella figura (Adelphi 2019), Anne-Marie la beltà (Adelphi 2021), Serge (Adelphi 2022), La vita normale (Adelphi 2025).
A cura di Sabrina Russo
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