Umberto Matino
Sinossi. Al mattino, dalla terrazza del garage comunale di piazzale Roma, Venezia si apre come un sipario: la laguna brilla e, all’orizzonte, l’intero arco alpino sembra a portata di mano. È da questo luogo sospeso tra acqua e cielo che prende avvio un intrigo in cui il Nordest mostra il suo doppio volto: operoso e feroce, luminoso in superficie e torbido nel profondo. Due enigmatici omicidi e un suicidio che puzza di messinscena scuotono la quiete apparente della città. Gli indizi si rincorrono tra le valli e la sconfinata campagna polesana, rispettabili studi professionali e bar equivoci, antiche miniere d’argento e impenetrabili boschi che rimandano alla remota identità cimbra, l’anima nascosta dell’Altovicentino, l’eredità germanica che incarna il Nordest più autentico e misterioso. Il maresciallo Piconese e il commissario Bonturi, due investigatori lontani per origine ma accomunati dalla stessa testardaggine e dal medesimo istinto, inseguono una verità che scivola tra le calli e i campielli della Serenissima. “Laguna Limes” è il mega-appalto che può ridisegnare il profilo di un pezzo di territorio. Ed è anche la chiave di volta di un sistema di favori, tradimenti, ricatti e avidità senza freni. Il confine tra politica, impresa e affarismo si assottiglia fino a sparire e il benessere si confonde con la brama compulsiva dei schei: i soldi, sovrani occulti di ogni scelta. E mentre le acque si intorbidiscono, anche i morti tornano a reclamare verità e giustizia. Umberto Matino è uno dei più originali interpreti della crime fiction italiana. Nei suoi libri, il passato e il presente si rispecchiano, rivelando inattese continuità. Laguna Limes è il j’accuse implacabile dell’anima nera di una regione, e una controstoria perturbante capace di demolire le retoriche ingannevoli che ammantano il mito del suo buongoverno. I nuovi padroni scrivono il futuro della laguna col cemento. Un’indagine nel cuore del Nordest, dov’è custodita la memoria dei Cimbri, il popolo dei boschi, delle miniere e del ferro.
Autore: Umberto Matino
Editore: Feltrinelli
Genere:Noir
Pagine: 287
Anno di pubblicazione: 2026
SINOSSI
Recensione
di
Marco Lambertini
Ambientato nel gennaio del 1985, durante la storica nevicata che paralizzò gran parte del Nord Italia, Laguna Limes di Umberto Matino è molto più di un semplice noir investigativo. È un romanzo che riesce a fondere mistero, memoria storica e ritratto sociale di un’Italia sospesa tra modernizzazione, speculazioni economiche e antichi segreti mai davvero sepolti.
La grande nevicata del 1985 non rappresenta soltanto uno sfondo atmosferico: Matino la utilizza come elemento narrativo vivo, quasi simbolico. Il gelo, le città rallentate, le difficoltà nei collegamenti e quel senso di isolamento contribuiscono a creare un clima di tensione e sospensione che accompagna tutta la vicenda. L’autore restituisce perfettamente l’atmosfera dell’epoca, con dettagli credibili e mai nostalgici, dando ulteriore forza e autenticità al racconto
Protagonisti dell’indagine sono il maresciallo dei Carabinieri Piconese e il commissario veneziano Bonturi. Inizialmente impegnati su piste differenti, i due investigatori finiscono per convergere su un’unica trama oscura che lega tre morti sospette agli appalti pubblici, al mercato immobiliare e alle antiche miniere d’argento del Tretto, sulle colline vicentine della valle dei Cimbri.
La svolta arriva quando una telefonata anonima suggerisce a Bonturi un nome enigmatico: Laguna Limes. Da quel momento l’indagine assume i contorni di una ricerca quasi archeologica, nella quale appalti moderni, traffici immobiliari e antiche miniere d’argento delle colline vicentine sembrano improvvisamente legati da un filo invisibile.
Matino è particolarmente abile nel costruire la trama attraverso frammenti di memoria e racconti apparentemente secondari che finiscono per rivelarsi decisivi. Un passaggio centrale è quello relativo ad un delle vittime il Geometra e Immobiliarista Giorgio Righetto, figura chiave nel mosaico investigativo:
“Giorgio Righetto non s’è arricchito né con la compravendita dei terreni agricoli né riciclando il denaro sporco della malavita. È diventato ricco per un caso fortuito che gli ha dato la possibilità di raccogliere una grossa somma di denaro e di inserirsi così nel più vasto mercato immobiliare.”
Da questa ricostruzione prende forma l’intuizione che porterà Bonturi e Piconese alla soluzione dell’indagine: l’idea che la fortuna improvvisa di Righetto sia legata a qualcosa di nascosto nella villa Grimani, antica proprietà passata dalla Serenissima Veneziana attraverso i secoli fino alla persecuzione nazifascista. Il sospetto dell’esistenza di un tesoro perduto ,forse denaro, forse argento, forse documenti compromettenti, trasforma gradualmente le due indagini parallele in un’unica ricerca della verità.
Ed è proprio qui che Laguna Limes mostra tutta la sua forza narrativa. Quella che all’inizio appare come una doppia inchiesta, da una parte le morti sospette e gli appalti contemporanei, dall’altra le antiche vicende del Tretto e delle famiglie legate alle miniere e alle proprietà veneziane , si salda lentamente in una sola trama, dove passato e presente diventano inseparabili. Ogni scoperta storica produce conseguenze nel presente e ogni delitto contemporaneo sembra affondare le radici in eventi dimenticati da decenni.
Molto efficace è il modo in cui Matino intreccia la dimensione storica con quella politico-economica. Le implicazioni legate agli appalti, agli interessi immobiliari e ai rapporti opachi tra affari e potere sono raccontate con grande credibilità e senza eccessi caricaturali. Anzi, colpisce proprio quanto l’Italia del 1985 descritta nel romanzo finisca per apparire sorprendentemente simile a quella contemporanea: dinamiche speculative, intrecci d’interesse e zone grigie del potere sembrano attraversare il tempo senza cambiare davvero.
Il romanzo si distingue anche per la qualità dei personaggi. Piconese emerge per il suo lato umano e riflessivo, mentre Bonturi rappresenta una razionalità investigativa più asciutta e metodica. Entrambi però sono ottimisti per natura e affrontano la vita e il lavoro a viso aperto senza portare rancore. Questa collaborazione tra i due investigatori di forze di polizia diverse è originale e uno dei punti di forza del romanzo.Il loro rapporto cresce insieme all’indagine, fino a trasformarsi in una collaborazione necessaria per districare una vicenda sempre più complessa.
Un passaggio importante è inoltre la riflessione sul peso morale del lavoro investigativo:
“Tutti compatiscono le vittime dei delitti e i loro cari, talvolta si prova pena addirittura per i colpevoli perché appaiono travolti dal loro tragico destino. Nessuno pensa agli investigatori e a quanto sia pesante per loro immergersi ogni giorno nelle turpitudini che gli uomini incessantemente compiono.”
Lo stile di Matino è elegante e atmosferico, ricco di dettagli che restituiscono il fascino inquieto della laguna veneziana e delle colline vicentine. Il ritmo procede senza forzature, privilegiando l’intelligenza dell’intreccio e la profondità psicologica.
Un noir raffinato e originale, dove la ricerca della verità attraversa confini geografici, storici e morali, unendo in un’unica indagine i fantasmi del passato e le ombre del presente.
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Umberto Matino
è nato a Schio nel 1950, ultimo di sei fratelli.Da molti anni risiede a Padova. I suoi romanzi raccontano nella forma letteraria del giallo e del noir la storia del Veneto, e per certi versi dell’Italia intera, osservata da un punto di vista inconsueto e suggestivo, ponendo cioè al centro della narrazione il territorio dell’Altovicentino e la sua popolazione di antica origine alemanna, i cosiddetti Cimbri. La valle dell’orco (2007), L’ultima Anguàna (2011), Tutto è notte nera (2015), I Rossi (2018) e Giallo Palladio (2022) sono alcuni dei suoi libri, editi da Biblioteca dell’Immagine. Per Italian Tabloid (Sem, 2024) ha pubblicato La cattiva terra.