L’annegata




John Banville


Sinossi. Irlanda, anni Cinquanta. Una sera d’autunno Denton Wymes, un uomo solitario e schivo, trova una Mercedes abbandonata in un campo non lontano dalla roulotte in cui vive da solo con il suo cane. Il suo primo istinto gli direbbe di allontanarsi – non vuole avere altri guai visto il suo passato turbolento – ma poco dopo arriva sconvolto il proprietario della macchina: sembra che a seguito di una lite la moglie si sia allontanata e lui teme si sia gettata in mare. I due vanno a cercare aiuto e viene allertata la polizia locale. Le ricerche, però, non portano a nulla, e così il caso passa all’ispettore Strafford, della polizia di Dublino. Si tratta davvero di suicidio? O c’è dell’altro? Man mano che le indagini proseguono l’ispettore capisce che la scomparsa della donna è solo la punta di un iceberg che cela dissapori, matrimoni infelici, bugie tra amanti, colpe taciute e forse anche qualcosa che lo riporterà a un caso del passato. In tutto questo, Strafford deve anche fare i conti con la sua situazione personale: la moglie vuole il divorzio, ancora proibito in Irlanda, e la giovane amante Phoebe, figlia dell’anatomopatologo Quirke con cui spesso si trova a collaborare, gli rivela di essere incinta. Tra segreti, tradimenti e vendette, le indagini e le vicende private si sovrappongono e si alimentano, in un crescendo denso e pieno di tensione in cui ogni personaggio nasconde una crepa destinata a diventare una voragine.


Traduttore: Irene Abigail Piccinini

Editore: Ugo Guanda Editore

Genere: Noir

Pagine: 315

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Marco Lambertini


Lannegata conferma ancora una volta la particolare abilità di John Banville nel trasformare il romanzo poliziesco in un territorio letterario complesso, più attento alle sfumature psicologiche e all’atmosfera che al semplice meccanismo dell’indagine.

Al centro della storia c’è il detective St. John Strafford, un protagonista distinto per il suo modo di indagare discreto, misurato, quasi introverso. L’appartenenza alla minoranza protestante lo colloca ai margini dell’Irlanda degli anni Cinquanta, rendendolo un osservatore attento, perennemente fuori luogo.

In questo equilibrio già fragile si inserisce la richiesta di divorzio da parte della moglie Marguerite, un fatto che lo accompagna silenziosamente lungo tutta la narrazione. Mentre Strafford procede nell’indagine, alcuni luoghi che attraversa riattivano ricordi della loro vita insieme: momenti, oggetti, atmosfere che riaffiorano senza essere cercati.

Parallelamente, la relazione ancora giovane ma già significativa con Phoebe aggiunge un’ulteriore dimensione emotiva: il nuovo inizio e la fine del matrimonio convivono in lui, influenzando anche il modo in cui guarda all’indagine, alle persone, ai dettagli.

Phoebe, figlia di Quirke , il patologo protagonista di molti libri  dell’autore e presente anche ne “L’annegata, è un personaggio complesso, con una sensibilità  e una vulnerabilità consapevole. Il suo rapporto con Strafford, pur all’inizio del percorso, rappresenta un momento importante per entrambi.
Il legame, delicato ma determinante, penetra anche nel lavoro del detective: Phoebe diventa una presenza che lo accompagna nel pensiero, modificando sottilmente il suo modo di leggere il mondo, e intrecciandosi così alla sua vita professionale più di quanto lui stesso vorrebbe ammettere.

Tra le figure che Banville tratteggia con abilità c’è Armitage, il marito della donna scomparsa. Personaggio ambiguo, difficilmente leggibile, Armitage si presenta come uno di quei protagonisti secondari che non restano mai davvero sullo sfondo.

La sua presenza aggiunge un livello di tensione sottile: è sfuggente, quasi opaco, e soprattutto porta con sé un legame inatteso con il passato di Strafford.

Questo elemento arricchisce ulteriormente la trama, aprendo una linea narrativa che non riguarda solo l’indagine del presente, ma anche ciò che Strafford ha vissuto e forse non ha mai del tutto affrontato.

Banville lo costruisce con poche mosse, ma precise: ogni parola, ogni esitazione, ogni omissione contribuisce a renderlo un nodo intrigante della storia.

Uno degli aspetti più notevoli del romanzo è la capacità di Banville di raccontare  con una lentezza calibrata e unattenzione impeccabile ai personaggi. La storia nasce da una situazione che sembra semplice, quasi casuale, eppure, dettaglio dopo dettaglio, si trasforma in un enigma complesso, elegante, perfettamente costruito.

Banville non tralascia nulla: i personaggi, anche quelli che appaiono per poche pagine, sono dotati di caratteristiche uniche che diventano tasselli essenziali del mosaico narrativo. La tensione cresce senza scosse improvvise, grazie a una progressione naturale che avvolge il lettore.

Un altro elemento affascinante è che l’ordito della trama riporta Strafford, forse per caso, forse no, all’indagine raccontata nel precedente romanzo Il corpo della ragazza.
Banville non sottolinea mai il collegamento in modo evidente: lo lascia emergere con la sua solita eleganza, come un’ombra che torna, un richiamo che si insinua nel presente.

Questa scelta narrativa crea un ponte sottile ma intenso tra i due romanzi, ampliando il mondo interiore di Strafford e facendo percepire al lettore che nulla, nelle storie di Banville, accade davvero per caso.

La prosa di Banville è caratterizzata da una lentezza deliberata, da un ritmo che non cede mai all’urgenza. L’autore si prende tutto il tempo necessario per dare consistenza ai personaggi e ai dialoghi anche quelli che appaiono casuali, indugiare sui gesti, restituire la complessità delle scene.

Questa scelta stilistica decisamente più vicina alla letteratura “tout court”che al romanzo di genere, conferisce al testo una ricchezza rara.

Le descrizioni hanno una forza sensoriale intensa, i dialoghi seguono un ritmo meditativo, e la tensione nasce proprio da questa precisione lenta, che dà peso a ogni parola e lascia maturare il mistero senza fretta.

Lannegata è un romanzo che unisce mistero, introspezione e una scrittura di alta qualità. Strafford vive un momento di transizione emotiva, tra il divorzio, la relazione nascente con Phoebe e i ricordi che riaffiorano durante l’indagine.

L’Irlanda diventa un paesaggio emotivo, la narrazione procede con tempi lunghi e pieni, e la storia si struttura come un enigma che si svela lentamente, dimostrando ancora una volta la straordinaria abilità di Banville nel trasformare il noir in letteratura.

In questo romanzo, però, c’è anche qualcosa di più: Banville sembra, da un lato, mettere un punto a certe traiettorie emotive dei personaggi; dall’altro, apre spiragli, deviazioni, nuove possibilità.

È come se Lannegata chiudesse un ciclo e allo stesso tempo preparasse il terreno per altri racconti, nuove tensioni, ulteriori indagini che coinvolgano Strafford, Phoebe e forse le ombre del passato che continuano a muoversi silenziosamente dietro di loro.

Una sensazione che lascia il lettore con un gusto doppio: quello della compiutezza e quello dell’attesa.

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John Banville


è nato a Wexford, in Irlanda, nel 1945. Tutti i suoi romanzi sono pubblicati in Italia da Guanda: La spiegazione dei fatti, La notte di Keplero, Atena, L’intoccabile, Eclisse, L’invenzione del passato, Ritratti di Praga, Il mare (Booker Prize 2005), Dove è sempre notte, Un favore personale, Isola con fantasmi, La lettera di Newton, Congetture su April, Teoria degli infiniti, Un giorno d’estate, Il buon informatore, Una educazione amorosa, False piste, La musica segreta, La chitarra blu, Il cerchio si chiude, Isabel, Le ospiti segrete, Delitto d’inverno, Il dubbio del killer, Dublino. La città nel tempo, Il corpo della ragazza, Teoria delle singolarità e, pubblicato sotto lo pseudonimo di Benjamin Black, La bionda dagli occhi neri. Tra i numerosi riconoscimenti, ha ricevuto il Premio Internazionale Nonino nel 2003, il Premio Principe delle Asturie per la Letteratura nel 2014 e il Premio alla carriera Raymond Chandler – Noir in festival nel 2020.