Silvana La spina
Sinossi. È una mattina di fine dicembre del 1783, l’aria odora di neve, anche se i palermitani sanno che è solo un’impressione: a Palermo non nevica mai. Tra le mura del convento di San Francesco, accade qualcosa di insolito: la cella di fra’ Gerlando è rimasta chiusa, nessuno l’ha visto nemmeno al Mattutino. Dietro quella porta, l’orribile scoperta: il corpo esanime del frate, gli occhi strabuzzati dal terrore, il viso gonfio, una schiuma biancastra agli angoli della bocca. Per lo speziale non ci sono dubbi: è veleno. Anche se quell’uomo di Dio non pareva avere un nemico al mondo. A parte forse l’anziana donna con cui, il giorno prima, c’era stato un misterioso incontro, alla fine del quale il frate era apparso turbato. «Quella vecchia è la Morte» aveva commentato. Ma non è l’unico mistero, perché il nome del frate compare in una lista insieme a quello di un barone morto lo stesso giorno, con gli stessi sintomi. Lista che ora si trova nelle mani di Maurizio Belmonte, uomo di fiducia del Viceré, che non crede alle coincidenze e teme che anche altri siano in pericolo. Per le strade si sussurra di preghiere speciali. Preghiere che si pagano a peso d’oro e che, dicono, possono far ammalare. Possono uccidere. Ma Belmonte non crede nemmeno alle fatture, è uomo dei Lumi. Eppure i morti sono reali e ora anche la donna che ama, Sofia Schulz, la pittrice che ritrae i defunti dell’aristocrazia, sembra affetta da un morbo incurabile. Il veleno è l’arma di chi conosce la pazienza, e non richiede coraggio né la violenza di un attimo di follia. Belmonte dovrà immergersi nell’oscurità di un rancore coltivato nel silenzio, cercare la verità lì dove il sacro e il profano si confondono e un maleficio si paga come una messa.
Autore: Silvana La spina
Genere: Narrativa
Editore: Neri Pozza
Pagg: 240
Pubblicazione: 2026
Recensione
di
Paola Iannelli
La “pittrice dei morti” così viene classificata l’arte che sancisce la povera Sofia, giovane e povera dotata non solo di un talento artistico, ma anche di una bellezza strabiliante. Palermo è la città che accoglie la storia narrata, siamo nella seconda metà del settecento, l’Illuminismo scava e mette radici per il futuro.
La scienza diventa il perno intorno al quale ruota l’avvenire del mondo. Ne è consapevole una suora, obbligata dalla famiglia a prendere i voti, reclusa in un convento di clausura, che considerati i natali nobili, le permette di vivere un’esistenza dignitosa e con alcuni privilegi. Studiare, approfondire le tematiche scientifiche di venta il suo unico scopo.
L’alchimia, la lettura di tarocchi dove figurano i volti di alcuni santi, una fattucchiera imbrogliona, fungono da apripista per una storia ben più complessa.
In questo complicato intrigo, dove non mancano una serie di omicidi sospetti, Sofia si erge nella sua veste di pittrice dei morti. Le sue singolari opere sono molto richieste, seppur avvelenando intorno a lei il circuito sociale che la circonda.
La vendetta è il sale che condisce la trama, l’unico sentimento che seduce anima e corpo, fino al compimento di un atto capace di contenere quella rabbia repressa mista all’odio.
Maurizio Belmonte, fiduciario del Viceré, farà ciò che in suo potere per dipanare la nebbia che avvolge alcune morti sospette. Scaverà nella vita intima dei protagonisti, riuscendo a risolvere un mistero costruito su anni di abusi fisici ed emotivi.
Il mondo dei morti si mescola con quello dei vivi in un’altalenante avvicendarsi di verità non dette e atti mistificatori. Lui non demorde e con caparbia insistenza troverà il filo della matassa, riuscendo infine a dissipare ogni dubbio e a dar luce a uno spaccato di vita tenuto in ombra da molto tempo.
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Silvana La Spina
nata a Galliera Veneta da padre siciliano e madre veneta, è una delle voci più originali della narrativa italiana contemporanea. Dopo gli studi e un matrimonio poi annullato dal Tribunale della Rota Romana, si è trasferita a Catania, città che, insieme alla Sicilia tutta, è spesso protagonista delle sue storie. Nei suoi romanzi intreccia temi di forte impatto sociale con atmosfere intense e simboliche, attingendo al noir, alla storia e alla mitologia.
Ha esordito nel 1987 con Morte a Palermo, dove introduce il personaggio del commissario Santoro. Ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Chiara nel 1993 con Scirocco e il Premio Grinzane Cavour con L’amante del Paradiso (1997). Tra le sue opere più note si ricordano Uno sbirro femmina, La bambina pericolosa e La continentale.
Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo L’uomo del Viceré (Neri Pozza, 2021), Angelica (Neri Pozza, 2022), Un rebus per Leonardo Sciascia (Marsilio, 2025). Oltre alla narrativa, ha firmato anche un saggio divulgativo sulla criminalità organizzata: La mafia spiegata ai miei figli (Bompiani, 2006).