Víctor del Árbol
Sinossi. Dopo anni di silenzio e di apparente pace, il sicario senza nome – protagonista dei romanzi precedenti Nessuno su questa terra e Il tempo delle belve – è costretto a tornare in azione per chiudere definitivamente i conti con il passato. Accanto a lui (e contro di lui) si muove Clara Fité, giornalista inquieta e idealista, decisa a tornare al lavoro con un’inchiesta su un oscuro caso di bambini scomparsi negli anni Novanta. Un’agenda rubata, piena di annotazioni criptiche, lega il destino di Clara a quello del sicario e scatena una spirale di violenza che coinvolgerà criminali, speculatori immobiliari, uomini politici e alti personaggi del clero. Tra Barcellona e un luogo emblematico chiamato “la Montagna”, passato e presente si intrecciano in una pericolosa situazione senza via di fuga. In questo capitolo finale della “Trilogia del sicario senza nome”, Víctor del Árbol firma un noir di grande impatto, dove nessuno è innocente e la verità ha sempre un prezzo.
Autore: Víctor del Árbol
Traduzione: Andrea Marchetti
Editore: Elliot
Genere: noir
Pagine: 336
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Giusy Ranzini
Con Le buone intenzioni, Víctor del Árbol chiude la Trilogia del sicario senza nome con un romanzo potente, cupo e profondamente umano, capace di unire l’intensità del thriller alla profondità del romanzo psicologico e sociale.
Chi ha seguito il percorso del misterioso sicario protagonista ritroverà un personaggio ancora più complesso e tormentato. Dopo anni di apparente tranquillità, il suo ritorno sulla scena non è dettato dalla sete di vendetta o dall’avidità, ma dalla necessità di chiudere definitivamente i conti con una storia che continua a perseguitarlo.
Accanto a lui emerge la figura di Clara Fité, giornalista idealista e determinata, probabilmente uno dei personaggi femminili meglio riusciti dell’autore. La sua indagine sulla misteriosa scomparsa di alcuni bambini negli anni Novanta diventa il filo conduttore di una vicenda sempre più intricata, nella quale ogni scoperta apre nuovi interrogativi e ogni verità sembra nascondere un’altra menzogna. Il suo sguardo rappresenta quello del lettore: incredulo, ostinato e desideroso di dare un senso a una realtà in cui il confine tra giustizia e compromesso è sempre più sottile.
La trama è costruita con grande abilità: l’agenda rubata, apparentemente un semplice oggetto, diventa il centro di un meccanismo narrativo perfetto che collega vite, segreti e interessi enormi. Criminalità organizzata, speculazione edilizia, politica corrotta e potere ecclesiastico si intrecciano senza mai dare la sensazione di artificiosità. Ogni tassello trova il proprio posto e ogni rivelazione arriva nel momento giusto, mantenendo alta la tensione fino alle ultime pagine.
Ambientato a Barcellona, descritta lontano dagli stereotipi turistici: una città oscura, piena di ferite e contraddizioni, dove il passato continua a riaffiorare sotto la superficie. Ancora più suggestiva è “la Montagna”, luogo quasi simbolico, sospeso tra realtà e metafora, che diventa il teatro perfetto per il confronto finale con i fantasmi interiori dei protagonisti.
La scrittura di Víctor del Árbol è elegante e intensa. Le descrizioni non rallentano mai il ritmo, ma contribuiscono a creare immagini vivide e una tensione costante.
L’autore alterna sapientemente scene d’azione a momenti di introspezione, dando profondità emotiva anche ai personaggi secondari. Nessuno è completamente innocente, nessuno è completamente colpevole: ogni figura porta con sé un bagaglio di sofferenze, errori e scelte difficili.
Ho apprezzato la riflessione sul significato delle “buone intenzioni”.
Il titolo racchiude il cuore del romanzo: spesso sono proprio le intenzioni apparentemente nobili a generare le conseguenze più devastanti. Del Árbol mostra come il male non nasca sempre dalla crudeltà, ma possa essere il risultato di compromessi, omissioni e decisioni prese credendo di fare la cosa giusta. È una visione amara, ma estremamente credibile.
Il finale è intenso, coerente e privo di facili consolazioni; é un finale che lascia il lettore in silenzio, invitandolo a riflettere ben oltre l’ultima pagina.
Un noir raffinato, drammatico e coinvolgente, che unisce tensione narrativa, denuncia sociale e profondità psicologica.
“Le buone intenzioni” é Il degno epilogo di una trilogia noir straordinaria.
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Del Árbol Victor
Nato a Barcellona nel 1968, ha lavorato per vent’anni nella Policía de la Generalitat de Catalunya. Ha esordito nel 2006 con El peso de los muertos, con cui ha vinto il Premio Tiflos de Novela. Tradotto internazionalmente, ha incontrato uno straordinario successo in Francia, dove i suoi romanzi sono pubblicati da Actes Sud e dove ha vinto il Prix du Polar Européen con La tristeza del samurái (2012), il Grand Prix de Littérature Policière (2015) e il Premio SNCF du Polar (2018) con Un millón de gotas, e nel 2018 è stato insignito del titolo di Chevalier des Arts et des Lettres. Nel 2016 ha vinto in Spagna il prestigioso Premio Nadal de novela con La víspera de casi todo. Dell’autore, Elliot ha pubblicato nel 2022 Il figlio del padre, vincitore a Valladolid (Spagna) della prima edizione del Premio Blacklladolid, nel 2023 Nessuno su questa terra e nel 2025 Il tempo delle belve.