Le donne di Piazza del Fico




Margherita Pelaja


Sinossi. Roma, 1864. Luisa Stecca aiuta le donne dei rioni in una città ancora governata dal potere papale, tra vicoli polverosi, conventi, botteghe e un’umanità che sopravvive come può. Assiste gravidanze spesso clandestine e accoglie ragazze e madri di famiglia a casa sua, in piazza del Fico. Tra queste donne c’è Angela Carbone. Nata da una famiglia sfortunata, è una ragazza decisa a uscire dalla povertà che la soffoca. Con l’aiuto della sorella, Gertrude, e di una non convinta Luisa, ordisce un inganno perfetto: finge una gravidanza per legarsi al ricco cavaliere Armando Bachino, e quando nasce il figlio di Amalia, una giovane abbandonata a sé stessa, lo fa passare come suo. Ma la verità è una forza che scava e chiede di essere ascoltata. Attorno al piccolo Armando si creano tensioni, affetti, recriminazioni: la madre naturale lo rivuole, la madre adottiva lo difende, il cavaliere si scopre tradito ma incapace di rinunciare a quel bambino. E mentre Roma si avvicina alla caduta del potere temporale del Papa, anche le illusioni di Angela iniziano a sgretolarsi. Tra confessioni, rivelazioni e un vero processo, si dipana una storia di donne ferite ma ostinate, di maternità negate e inventate.


Autore: Margherita Pelaja

Editore: PIEMME

Genere: Narrativa italiana di genere storico

Pagine: 192

Anno di pubblicazione: 27 gennaio 2026

 Recensione

di

Loredana Gasparri


Quando ho letto la sinossi, ho sentito subito il desiderio di conoscere meglio Luisa Stecca. Mi attirava il rischio non da poco che si era accollata, quello di aiutare le donne alle prese con gravidanze indesiderate, non solo popolane e serve, ma all’occorrenza anche figlie incoscienti della borghesia facoltosa.

È una mammana, Luisa. Il termine mi ha sempre suscitato un po’ di repulsione e quell’inquietudine che si prova davanti ad una persona pericolosa, di cui sai che non arretra di fronte a nulla se persegue uno scopo. Inoltre, mi era quasi sempre capitato di leggere di mammane spregiudicate, incuranti della salute di chi si rivolgeva a loro, tese solamente ad agguantare il compenso prima possibile, a prescindere dei metodi usati per svolgere il loro compito.

Questa mammana, però, è diversa. È conosciuta nel suo quartiere, e non solo dalle donne sue vicine, ma anche dalle istituzioni locali, come il parroco della chiesa di pertinenza, che sulla carta non dovrebbe tollerarne la presenza, ma che in realtà rispetta la sua attività, pur se a malincuore. Aiutare le donne a gestire gravidanze indesiderate, e soprattutto i bambini che ne sono frutto, significa incoraggiare comportamenti libertini e lascivi, ai danni della morigeratezza e della modestia dei costumi che ci si aspetta dalle donne, anche quelle più povere. Solo dalle donne, ovviamente.

Nessuno si fa mai sfiorare dal sospetto che se c’è una donna incinta fuori dal matrimonio è perché qualcuno, sicuramente un uomo, si è adoperato affinché accadesse. La donna è caricata di biasimo, incolpata, incarcerata e punita mentre l’uomo che ha contribuito a metterla in quello stato non viene nemmeno nominato. Solo a me tutto questo sembra leggermente sbilanciato?

All’epoca, no. Era la normalità. Luisa lo sa bene e il suo carattere pragmatico, la sua intelligenza sveglia e pronta le permettono di trovare soluzioni, di occuparsi con cura della donna che la contattae del suo bambino. Lavora in modo coscienzioso e pulito, Luisa, e non giudica mai. Sa che il mondo è così, e non si perde in recriminazioni, e non si concede di salire sul pulpito per tranciare giudizi sulle ragazze che piombano nelle trappole tese da uomini in caccia dei loro corpi e basta.

La sua vita continuerebbe in questo modo senza troppe scosse, se l’ambiziosa e astuta Angela Carbone non finisse per coinvolgerla nelle sue trame. La ragazza è giovane, bella, di ceto bassissimo, e con una famiglia che oggi ricadrebbe sotto l’etichetta ‘altamente disfunzionale’. Genitori alcolizzati, incapaci di svolgere lavori di sostanza in modo continuativo, dediti a tirare avanti con espedienti, nient’affatto inclini a curarsi di Angela e della sorella Gertrude.

Quest’ultima è nota per essere di carattere collerico, arrogante ed autoritario, poco disposta a lavorare per farsi una posizione. Angela è l’esatto opposto. Non ha educazione né istruzione, ma è intelligente e desidera una vita migliore per sé, ed è disposta a impegnarsi per ottenerla. All’inizio, i suoi tentativi di uscire dalla povertà totale della sua vita non vanno a buon fine, e finiscono per procurarle anche guai con la legge.

Finché non attira l’attenzione di un uomo ricco, il cavaliere Armando Bachino, che parte baldanzoso alla sua conquista, pensando di essersi procurato un’amante giovane e bella con poco sforzo, per poi finire innamorato dello spirito acceso e dell’intelligenza pronta di Angela. Siamo davanti ad una Pretty Woman in piena Roma ottocentesca? Eh, no. Questa non è una produzione hollywoodiana, ma uno spaccato di vita reale, fatta di successi, fallimenti, botte sul naso, cattiverie, intrighi, e buone azioni. 

Per legare strettamente a sé il cavaliere, Angela cerca a tutti i costi una gravidanza. Se mettiamo a confronto il suo caso con quello delle donne che abbiamo conosciuto prima di lei nelle pagine del romanzo, che finivano in guai grossi a causa di maternità indesiderate al di fuori del matrimonio, non ci viene da pensare che l’ironia può diventare ferocemente crudele, talvolta?

Se il suo corpo rimane ostinatamente vuoto, la mente di Angela lavora a doppia velocità. Una ragazza del quartiere rimane incinta in quello stesso momento: ecco l’occasione da afferrare al volo, perché la giovane è nubile e il suo focoso fidanzato si è volatilizzato non appena avuto sentore del cambiamento di stato.

Angela si appropria del nascituro, avendo cura di mascherarsi da donna incinta, grazie ai consigli di Luisa che è riuscita a coinvolgere con parecchie insistenze nel suo piano coraggioso e pericoloso. Tutto va in porto: il cavaliere è pazzo di gioia all’idea di avere un figlio, Angela sospira di sollievo vedendo il proprio futuro consolidato e, poiché è un animo buono, si affeziona sinceramente alla creatura, considerandolo suo.

Sarebbe un lieto fine completo alla Pretty Woman. Sempre se fossimo nella produzione hollywoodiana che abbiamo citato prima. Qui, nella vita reale della Roma papale dell’Ottocento, le emozioni e i sentimenti umani meno nobili non mancano di farsi sentire. Gertrude, la sorella autoritaria e inaffidabile di Angela, si lascia corrodere dall’invidia. Non è giusto che l’altra abbia ottenuto così tanto, che le sia andato tutto bene, mentre lei si è dovuta accontentare di un matrimonio mediocre che l’ha lasciata in povertà.

E la sua insoddisfazione e malignità crescono a vista d’occhio. Si attaccano, cercano e creano fessure nella delicata barriera di bugie e manipolazioni architettata da Angela, finché la verità non irrompe distruttiva.

Il bambino diventa il pomo della discordia. Amato, sempre, e conteso come non mai. Diventa l’oggetto da possedere per calmare ansie di possesso, soddisfare i vuoti d’amore, lenire i sensi di colpa. Chi avrà il diritto di allevarlo? Il finale di questa storia viene sovrastato dall’avanzare della Storia con l’iniziale maiuscola; è il 1870, ormai, e altre voci, altre presenze si stanno manifestando a Roma.

Consiglio caldamente la lettura di questo libro. È costruito molto bene, con un linguaggio misurato e adatto all’argomento, in grado di trasmettere la complessità delle emozioni delle persone coinvolte senza eccessi. L’autrice si è basata su casi reali documentati negli archivi ecclesiastici, che ha elaborato in una vicenda verosimile e ancora tanto attuale.

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Margherita Pelaja


Ha svolto ricerche negli ambiti della storia delle donne e della storia della sessualità, pubblicando numerosi saggi e monografie. È stata fra le fondatrici di Memoria. Rivista di storia delle donne e della Società Italiana delle Storiche. Nel campo editoriale è stata autrice e redattrice presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani e ha fondato e diretto la casa editrice universitaria Biblink editori. Nata nel 1950, vive a Roma.