Le lacrime degli altri




‎ La prima indagine

di

Vagner Rindi


Sinossi. Nel luglio del ’63, Viareggio è funestata dall’uccisione di Egon Stöger, l’inviato di una società austriaca, giunto in città per valutare l’opportunità di aprire un grande magazzino. Il caso viene affidato a Vagner Rindi, un giovane commissario poco indulgente, soprattutto con sé stesso. Non ci vorrà molto per scoprire che la vittima, in realtà, era Flavio Carocchi, un fanatico, nostalgico del Ventennio, del quale da tempo si erano perse le tracce. Quando anche l’assistente di quest’ultimo, Cosimo Zotti, verrà ritrovato morto su un treno diretto in Francia, l’indagine prenderà una piega inaspettata. Rindi e il suo vice, Franco Burani, dovranno accettare di essere affiancati da Enrico D’Antimo, un ex poliziotto, esperto di investigazioni internazionali che, dopo un periodo buio, è riuscito a risorgere, diventando una vera leggenda. Sullo sfondo di un Paese che non ha ancora fatto i conti col proprio passato, il commissario e il suo nuovo compagno affronteranno un viaggio che li condurrà da Trieste a Roma, alla ricerca di eventi rimasti incastrati tra le pieghe della Storia. Il lungo percorso, per molti dei personaggi coinvolti, sarà l’occasione per tentare di purificare l’anima dal continuo contatto con le tragedie del mondo.

“… noi crediamo nella giustizia giusta da parte dello Stato, ma tra le buone regole e l’applicazione pratica c’è una serie di sfumature che sfuggono al nostro controllo. Siamo un insieme di norme e di valori, che spesso ci arrivano dalla società in cui viviamo, siamo certi di sapere tutto su cosa sia moralmente sbagliato, ma spesso dimentichiamo che una morale condivisa da tutti è irraggiungibile, sia giuridicamente che moralmente. L’unica cosa che ci fa distinguere il bene dal male è la nostra imperfezione.”


Autore: Emiliano Pianini

Editore: Frilli

Genere: Noir

Serie: Vagner Rindi #2

Pagine: 288 p. R.

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Loredana Cescutti


“Chissà perché continuo a confondermi con uno che ha un nome da compositore crucco?», lo punzecchiò il vice.

  • E il cognome da anarchico! -, precisò lui.”

Per entrare nei romanzi di Pianini inerenti a questa serie, prima di tutto è necessario conoscere e comprendere il protagonista, Vagner Rindi, un commissario, qui ancora agli inizi, determinato ma anche molto severo con se stesso, tanto da non riuscire mai a prendere le cose con leggerezza.

“ – Vagner…Vagner è perfetto! A proposito, vogliamo subito toglierci il dente?-.

Parla della particolarità del suo nome?

Il commissario annuì.

Non ce n’è bisogno… lei deve essere uno dei tanti figli del fascismo, con un cognome del genere, ci voleva qualcosa che bilanciasse… mi sbaglio?”

Io lo avevo già incontrato lo scorso anno con il primo romanzo della serie, “Omicidio in Versilia” ma, per chi ancora non lo conoscesse, può tranquillamente partire da qui e poi recuperare il precedente, poiché di fatto “Le lacrime degli altri” è un prequel, che spiega e aiuta a conoscere ulteriormente questa figura così particolare.

“… non lasciare che il lavoro ti travolga…”

Il suo passato, che non riesce ad abbandonare mai del tutto, e ciò che ha vissuto poi.

La penna è come sempre tagliente e struggente negli atti, diretta, riflessiva ma anche ironica e permette al lettore di sentirsi a casa fra le pagine, nonostante gli anni non siano proprio recenti.

E nemmeno idilliaci in certi periodi.

“Credo che ognuno di noi abbia diritto a una seconda vita completamente diversa dalla prima…”

Una collaborazione d’eccezione, quella che Rindi e il suo vice si ritroveranno a dover subire, inizialmente, che metterà il commissario in una posizione interessante, poiché ciò che sembrava un obbligo si trasformerà in un duetto funzionale ma anche estremamente funzionante.

Le due facce di una stessa medaglia, una coscienza comune da cui far emergere pensieri sopiti, emozioni e sincerità.

Soprattutto sincerità.

“…non chiedo il permesso, se il mio ruolo mi dà modo di fare qualcosa che può migliorare la vita di qualcuno la faccio e basta!”

Una sincerità disarmante di Vagner, in primis verso se stesso, che da sempre nasconde il vero sé agli altri e SI nasconde anche al suo sé, appunto, perché non riesce a esporsi umanamente, sostituendo la profondità dei suoi sentimenti con un’apparenza perennemente arrabbiata, scostante, taciturna e scorbutica.

A rischio di essere preso per un cafone indifferente.

E poi…

E poi troverete le vere protagoniste di questa storia intensa, le vittime di una guerra, dentro e fuori dal campo, che in tempi e modi diversi ha lasciato cicatrici profonde e incurabili, insanabili e impossibili da recuperare.

E le ferite interne, quelle dell’anima, sono sicuramente quelle più dolorose, strazianti, infime e pericolose.

“Nella storia le nazioni non erano mai state i rami, le foglie, i fiori e i frutti di un grande albero chiamato umanità, ma un germe devastante.”

Una penna tragica che se mi ha colpita per la profondità della sua scrittura noir nel precedente romanzo, qui mi ha conquistata per la capacità di tratteggiare un dolore inimmaginabile e irrimediabile, conseguenza di una devastazione che non ha distrutto solamente territori ma anche persone, a tutti i livelli e a tutti i ruoli.

Perché nelle guerre c’è chi vuole, chi deve, chi muore, e chi senza volere subisce e ne rimane schiacciato senza aver messo un piede sul campo.

Perché la guerra non perdona e cambia le persone.

Per disperazione.

Per sopravvivenza.

Perché toglie la speranza.

“Essere retti, anche solo per noi stessi è importante, ognuno ha la possibilità di sviluppare una nobiltà che arriva dalla sua natura, ma la vera dignità è quella che ci viene riconosciuta…”

Una storia che scava nelle piaghe dei dolori degli altri, che tenta di portare la quiete a se stessa in primis e che, tocca tematiche difficili da esternare da parte di chi le ha subite, ma anche da chi si è visto costretto a imporle, perché alla fine, in una guerra, tanti sono i carnefici, ma molti da ogni lato delle barricate saranno le vittime di un qualcosa di troppo grande e incontenibile.

“… di fronte all’ostilità delle persone che amava, lui si stava chiudendo. Se con l’esperienza aveva cominciato a capire che il fallimento e i rapporti tesi erano parte integrante del mestiere che aveva scelto, nelle relazioni più intense riteneva che il silenzio fosse un’alternativa rassicurante.”

Questo, è un romanzo in cui realtà e finzione si mescolano alla perfezione e che racconta estratti di vita, di momenti, di memorie che anche se non esattamente così, in modo simile sono realmente accaduti, fra le piaghe di un periodo storico che non ha lasciato indenne nessuno, soprattutto nelle menti e nei cuori.

Pianini ha l’abilità di mettere nero su bianco con la sua penna fluida, riflessioni profonde che sono parte di ognuno di noi e le marchia in rilievo sulle sue pagine con naturalezza e una profondità disarmante.

È sicuramente un romanzo che consiglio a tutti, in particolare a chi ama mescolare noir e storia, ma io non porrei limiti, perché di cose da imparare e su cui riflettere ce ne sono sempre.

Per tutti.

“Il conflitto si era portato via le regole e con esse aveva azzerato il senso di umanità raggiunto nei momenti di pacifica convivenza.

Forse era proprio questo il destino del genere umano, la continua alternanza tra fasi di costruzione e di distruzione di differenti mondi culturali.”

Buona lettura!

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Emiliano Pianini


è nato a Carrara nel 1974 e da oltre sedici anni svolge la professione di avvocato. Ha una passione per la storia e per l’Inter. Quella per la scrittura risale al primo anno di scuola media, quando l’insegnante di italiano organizzò una piccola biblioteca: ognuno avrebbe dovuto portare un libro da scambiare con i compagni. L’incontro con La famosa invasione degli orsi in Sicilia, di Dino Buzzati, primo romanzo che gli capitò tra le mani, fu per lui decisivo. Nel 2021 ha pubblicato con successo il romanzo HO UCCISO (Newton Compton). Lo scorso anno è uscito Ombre nere in Versilia (Frilli 2025), che vede la prima apparizione di Vagner Rindi.