Le notti di Monteselva




Recensione di Chiara Forlani


Autore: Patrizio Pacioni, Lorella De Bon

Editore: Bacchilega Editore

Genere: Narrativa contemporanea

Pagine: 336

Anno di pubblicazione: 2021

Sinossi. Al calare delle tenebre, nella zona industriale di Monteselva si danno convegno i delinquenti più incalliti, i reietti, gli emarginati e i tossici e si esercitano le più losche attività e si consumano violenze e reati di ogni tipo. Qui, a loro rischio e pericolo, si prodigano i Medici Volontari Italiani ed è in questo scenario che prende avvio e si dipana un’avventura mozzafiato, una lotta senza quartiere e all’ultimo sangue ingaggiata tra il bene e il male, impersonati dal commissario Leonardo Cardona da una parte (giunto alla sua settima indagine) e dall’Orco, fiancheggiato da una schiera di spietati sicari.

Recensione

Fin dalle prime pagine del libro, risulta chiaro che la trama gialla è un pretesto per affrontare la problematica sociale dei senzatetto, della prostituzione, dello sfruttamento minorile, che vengono soccorsi direttamente sulla strada da unità operative mobili di emergenza medica. Monteselva è una città immaginaria nei pressi di Piacenza, nella quale spadroneggiano mafia e malavita.

Irina, una giovane prostituta proveniente dall’Europa, accetta l’aiuto di uno dei dottori per essere curata da un focolaio di polmonite e si dilegua, facendo uno sgarro a Vassilli, il cosiddetto Orco. Kristo, un piccolo orfano, corre un grave pericolo e un altro senzatetto cerca di proteggerlo. Sullo sfondo operano le organizzazioni malavitose, che minacciano i più fragili, i reietti della società, quelli che alla luce del sole non sembrano esistere. L’atteggiamento dei cattivi è brutale: per dirla con le parole di Joseph De Maistre, a sua volta citato dagli autori, “non vi è un solo istante in cui un essere vivente non venga divorato da un altro. Al di sopra delle razze di predatori è posto l’uomo, la cui mano distruttrice non risparmia alcun essere vivente: egli uccide per nutrirsi, per vestirsi, per ornarsi, uccide per attaccare e per difendersi, uccide per istruirsi, uccide per uccidere”.

Per fare un esempio di tale crudeltà, il capo della gang di malviventi che schiavizza le minorenni costrette a vendere il proprio corpo prova nei confronti delle sue ragazze “un’eccitazione primordiale e sublime che un maschio (un certo esemplare di maschio) può ricavare soltanto dal dominio e dal totale controllo esercitato su una femmina”.

L’amore, la tenerezza sono l’elemento di riscatto rispetto a questo mondo spietato, in particolare tra i sanitari dell’unità mobile e la componente più fragile della società. L’umanità dei soccorritori li porta a farsi carico in prima persona dei loro problemi, anche quando il rischio è molto alto: “Nell’ottica dell’orco (…) perversa quanto si vuole, ma perfettamente coerente, esiste un territorio di cui si è auto attribuito la proprietà esclusiva, all’interno del quale intende tenere tutto sotto stretto controllo, con qualsiasi mezzo”. In questa vita crudele che si svolge in strada, dove ogni sgarro si paga con la vita, riescono a sbocciare anche tenerezza, simpatie, amori: “Allora le avrebbe baciate, finalmente, quelle labbra morbide più rosse di un corallo. Avrebbe assaporato, attraverso la lingua e la saliva di Irina, la freschezza di una giovane rosa tornata a ergersi sul gambo dopo essere stata a lungo calpestata”.

L’eterna lotta tra il bene e il male è portata alle conseguenze più estreme: in questo libro i cattivi sono davvero spietati, fanno parte del mondo della malavita, quello dove si lotta senza esclusione di colpi, dove la vita di chi si è ribellato ai potenti vale meno di niente. Sconsiglio la lettura del romanzo a chi è infastidito dalle scene crude, che nel corso della narrazione si ripetono più volte. Alcuni passaggi sono davvero estremi, come quello in cui un bambino viene sgozzato solo per impaurire i piccoli compagni. Immagino che nei bassifondi della società questi episodi avvengano realmente, ma per chi ne è estraneo trovarli descritti tra le pagine di un testo può essere sconvolgente.  

Il dipanarsi veloce degli avvenimenti cattura il lettore e lo trascina con sé, fino ad arrivare all’ultima pagina. L’azione non manca mai in questo romanzo, che definirei un noir dalla forte connotazione di denuncia sociale. I comprimari che agiscono sulla scena compiono una corsa contro il tempo, ciascuno con i propri obiettivi, volti al bene o alla dominazione dei più deboli, verso lo scontro finale. Ci piace pensare che i volontari, gli angeli della notte possano continuare a salvare le vite degli oppressi, dei senzatetto e delle prostitute, come recita l’inno scritto sulla maglietta di uno di loro: “C’è un posto dove non sei solo”.  

A cura di Chiara Forlani

https://www.chiaraforlani.it/

Patrizio Pacioni e Lorella De Bon


Patrizio Pacioni: scrittore, blogger, drammaturgo. Nato a Roma e residente da oltre dieci anni a Brescia, è autore di dodici romanzi, di una raccolta di racconti, Delitti & Diletti (2010) e di due libri di fiabe, FiAbacadabra e FiAbacadabra2, il secondo firmato con la cantante Dalia Di Prima. A partire dal 1997, ha pubblicato i primi due romanzi: Un lungo addio e Iscassia et fogu. La vena più vigorosa della sua creatività erompe in una serie di noir, thrilling e romanzi drammatici: Le Lac du Dramont, (2000), Chatters (2001), DalleTenebre (2002), Mater (2004). Con Quel ramo del lago(2005) l’autore racconta un possibile seguito dei Promessi sposi, spostando in modo ironico la vicenda quattro secoli più avanti. Nel 2006 approda al giallo d’impianto classico con la creazione del commissario Leonardo Cardona, scomodo poliziotto che compare in diversi polizieschi: Essemmesse, Malinconico Leprechaun, Seconda B, Delitti & Diletti, Cardona e gli ardori del giovane pensionato. Nel 2011 pubblica Malanima Mia, in coppia con Giovanna Mulas. Il romanzo drammatico Il guaito delle giovani volpi prende spunto da una vicenda vera, e esplora in profondità il binomio integrazione-integralismo. Per quanto riguarda il teatro, ha scritto e sceneggiato numerose pièces, per lo più di genere brillante, rappresentate dal Teatro Stabile di Brescia, dalla compagnia Stabile Assai della Casa di Reclusione Rebibbia di Roma, dalla compagnia Le Ombre di Platone e dalla compagnia del Barone.

Lorella De Bon è nata e lavora a Belluno. Si è laureata in Storia all’Università Ca’ Foscari di Venezia ed è autrice di poesie e romanzi. Oltre alla raccolta Sospetto di Vivere, ha curato la pubblicazione di un’antologia poetica dedicata ad Alda Merini dal titolo Nata il 21 marzo. Un seme nella terra, un fiore di poesia, edita dall’Associazione Terre Sommerse di Roma, con prefazione della stessa Merini, e una seconda antologia dal titolo Volpe bellissima, sempre dedicata ad Alda Merini. Numerosi sono i riconoscimenti ottenuti per le sue poesie, tra questi tre primi premi ai concorsi: Lino Negri (VIII ed.), Alessio Di Giovanni (IX ed.) e Dis’arte 2008,indetto dall’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Le opere scritte dalla coppia Patrizio Pacioni – Lorella De Bon sono: Delitti & Diletti (Melino e Nerella Edizioni) presentato nel 2010 alla Fiera del giallo di Brescia e Le notti di Monteselva, vincitore del prestigioso concorso Garfagnana in Giallo – edizione 2020.

Acquista su Amazon.it: