Le ore piccole




‎ Mathilde Henzelin


Sinossi. Per Victoire, la vita comincia il venerdì sera: il resto della settimana è una ridicola messinscena. A venticinque anni ha una laurea, poche ambizioni, e lavora in un ufficio di Parigi dove la routine è scandita da mail, pranzi riscaldati e chiacchiere banali. Una quotidianità alienante a cui sfugge ogni weekend, tra serate techno con l’amica Lili nei club di Berlino e lunghissimi after a casa di sconosciuti che si confidano con lei. Il segreto è avere sempre qualcosina in tasca: coca, MD o ketamina, Victoire non dice mai di no, perché la droga, come il sesso, ha il sapore del proibito, la fa sentire indistruttibile e fuori dal tempo, almeno fino al lunedì. Eppure, dentro di sé, sa che la vita vera succede di giorno: allora cerca un lavoro migliore, il fidanzato perfetto, e tra una serata e l’altra inizia a immaginare un figlio. E proprio quando intravede un futuro, l’età adulta la travolge come un’onda, finché alla soglia dei trent’anni Victoire trova il coraggio di nuotare incontro ai suoi desideri e provare a realizzarli senza rinunciare a sé. Le ore piccole è il ritratto di una generazione che sa benissimo che cosa non vuole diventare, e alla nostalgia risponde col disincanto. Mathilde Henzelin segue i passi di una ragazza che diventa donna quando impara a ballare al ritmo delle proprie aspirazioni, e sulle note di quella musica interiore va incontro a un’alba luminosa.


Autrice: Mathilde Henzelin

Traduzione: Chiara Manfrinato

Editore: NN Editore

Genere: Narrativa moderna e contemporanea

Pagine: 208

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Marina Toniolo


Victoire è una ragazza venticinquenne, appena laureata, che balla a Berlino in una discoteca techno con i suoi amici di sempre. Victoire segue la musica, non la vita che incalza, e si stordisce con ogni tipo di droga per protrarre i momenti cool della notte.

La serata non termina mai alle luci dell’alba: ogni novità è buona per allungare i fine settimana facendo festa fino alla domenica. Victoire torna a casa in metro alle due del pomeriggio strafatta mentre le persone attorno la guardano con sospetto. Victoire vorrebbe crescere, sa che dovrebbe diventare adulta: avere un lavoro, una casa, un fidanzato e fare tutte quelle cose da cui rifugge.

Tra Berlino prima e Parigi poi Victoire si limita a sopravvivere, perché il disincanto dalle cose terrene è troppo radicato in lei.

“Smettere di pensare, Smettere di avere diventare possedere produrre. Smettere di essere qualcuno. Limitarsi a esserci”.

Per questo si droga e va in discoteca: per limitare l’attimo alla pura essenza della vita. Gli anni però passano e quello che poteva essere un compagno, sballato come lei sì, ma pur sempre un uomo che dice di amarla, le regala una voragine interna da cui a fatica riesce a rialzarsi.

“Non ti droghi a causa di qualcosa. Ti droghi per essere qualcun altro”.

L’esordio letterario di Mathilde Henzelin è fulminante quanto una dose di LSD che sale. Victoire racconta, agli estremi, la storia di una generazione figlia di genitori separati e incapaci di amare e crescere i figli con cui sono perennemente in lotta. Per questo la ragazza non si sofferma mai sull’idea di diventare madre, cosa che invece fa pensando all’amore.

“Comincia a credere che la coppia, l’amore e la speranza di una relazione solida e duratura non facciano per lei, anche se quel pensiero la rende…non triste, no. semmai, la fa sentire impotente. Già. Impotente e defraudata, costretta a prendere parte a un gioco di cui ignora le regole, regole che nessuno è disposto a spiegarle”.

Victoire arriva ai trent’anni che sono, da sempre, una tappa critica per il mondo femminile. Qual è il bilancio del decennio? Come si prospetta il futuro?

La giovane comprende che la bellezza della vita sta anche nei dettagli insignificanti e comincia ad amarsi. La realtà è anche occuparsi della casa, cercare lavoro, pagare le bollette. Trovare una passione, come Victoire ha per il nuoto, che alleggerisca il ritmo quotidiano.  Infine accettare gli imprevisti, che possono rivelarsi il sole che sorge dopo una lunga notte buia.

Scritto a guisa di flusso di pensieri ‘Le ore piccole’ è intimo e devastante, quasi impudico. Victoire racconta se stessa senza filtri rivelando tutte le sue paure e le sue speranze. Con uno stile incalzante, degno dell’ottima traduzione in italiano, Henzelin inanella perle di saggezza tra una strisciata di coca e una vasca da cinquanta metri. ‘Perché la realtà richiede fatica e accettazione, perché la realtà è deludente, le gioie sono rare e trascurabili, ed evaporano come gocce d’acqua sull’asfalto bollente’.

Consigliato?

Assolutamente: una chicca moderna che parla di una generazione che riscopre se stessa.

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Mathilde Henzelin


è nata nel 1991 a Johannesburg, è cresciuta a Ginevra e vive a Montreuil, alle porte di Parigi. Dopo gli studi in Storia dell’arte e museologia si è dedicata alla sceneggiatura per cinema e televisione. ‘Le ore piccole’ è il suo romanzo d’esordio, vincitore del Grand Prix de l’Héroïne Madame Figaro 2025.