L’enigma della sfincia




Maurizio Cucuzza


Sinossi. Uno strano omicidio avviene a ridosso della festa di San Giuseppe, che la città di Palermo onora dal punto di vista gastronomico con una meravigliosa leccornìa, la sfincia, una morbida frittella ripiena di ricotta, scaglie di cioccolato, granella di pistacchio, scorza d’arancia candita e ciliegina a guarnire. Proprio con mezza sfincia in bocca verrà ritrovato il cadavere di Stefano Bellavia, ex socio di Bartolo Cannata, titolare dell’omonima pasticceria e zio di Carmelino, l’alunno prediletto del professore Maurizio Trovato. Cannata verrà accusato del delitto, considerati i passati dissapori con la vittima e pure perché la sfincia in bocca al Bellavia proveniva dal suo laboratorio di pasticceria. Il professore Trovato sarà così di nuovo catapultato in una nuova avventura investigativa, per cercare di risolvere questo enigma particolarmente anomalo e intricato. Attorno a lui graviteranno sempre i suoi allievi del cuore, altre nuove presenze e gli immancabili amici di sempre.

Editore: Algra Editore

Genere: Giallo

Pagine: 400

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Salvatore Argiolas


La sfincia è un dolce tipico siciliano ed era consumato nella festa di San Giuseppe, il 19 marzo, ma nel tempo è diventato disponibile tutto l’anno, ed è difficile immaginarlo come strumento per un omicidio ma questo è quanto accade in “L’enigma della sfincia” di Maurizio Cucuzza.

Stefano Bellavia viene trovato morto in casa con una mezza sfincia in bocca e le indagini prendono subito una piega precisa in quanto era notoria l’inimicizia tra lui e Bartolo Cannata suo ex principale e pasticciere specializzato proprio in sfincie, i cui dolci sono particolari perché manca la ciliegia, proprio come quella trovata nel luogo del delitto.

Carmelino Cannata, nipote del principale indiziato della morte di Bellavia, si rivolge al suo professore di musica, Maurizio Trovato, che ha in passato risolto il caso raccontato in “Ti vitti”, romanzo d’esordio di Maurizio Cucuzza, musicista e amante delle trame gialle che non si fatica a identificare con il detective dilettante che affronta anche questo problema con passione e dedizione.

Il professore Trovato è agevolato nella sua indagine dall’amicizia con il vicequestore Botta, con cui ha frequenti battibecchi e fruttuose interazioni che gli consentono di avere notizie sempre fresche e precise.

Maurizio Trovato si trova a sbrogliare un caso molto complicato in quanto scopre che Bellavia aveva un passato burrascoso e dopo essere stato licenziato da Cannata era stato ingaggiato dal principale concorrente, il pasticciere Gaetano Pecoraro, che fa le sfincie in modo tradizionale, con la ciliegia nella sommità del dolce e questa particolarità sarà importante nella risoluzione del giallo.

Bellavia era allergico al burro d’arachidi, presente proprio nella sfincia trovata e inoltre l’autopsia rileva una quantità mortale di digitale nel suo corpo, fatto che mette sempre più nei guai Cannnata in quanto era al corrente sia dell’allergia, sia del fatto che il suo ex dipendente era cardiopatico.

Maurizio Trovato nella sua indagine si imbatte in altri moventi che vanno dai motivi sentimentali alla vendetta per un incidente mortale che Bellavia causò in passato, uccidendo la figlia di un parente di Pecoraro e gli indizi, reali o alterati, creano una confusione negli investigatori che complicano molto la capacità di individuare l’assassino.

Il professore detective riesce a venire a capo dell’enigma della sfincia (geniale gioco di parole che ricorda il celebre “Enigma della sfinge”) quando una parola sfuggita all’assassino, e che gli balena in mente dopo diverso tempo, gli fa intuire l’esatta dinamica dell’omicidio.

“L’enigma della sfincia” è un giallo godibile che ricorda quelli classici all’inglese, con molti sospettati, molteplici moventi e una complicata inchiesta con diversi colpi di scena ed è reso più intrigante dall’ambientazione palermitana e da un protagonista simpatico e empatico come Maurizio Trovato, voce narrante che affascina per i suoi consigli musicali:

Abbandonai i contorti sentieri jazzati e pensai di condannarli all’esecuzione de “La locomotiva” di Guccini, con cambi di tonalità di quarta e di quinta alternati. Concessi loro solo due giorni di tempo, pena la rivisitazione di “Volo di notte n°1” di Claudio Rocchi con la meravigliosa “La realtà non esiste”. Alla prima pisciata fuori dal rinale, sarei andato giù con gli Art Ensemble of Chicago.

Maurizio Trovato è un bel personaggio, ben inserito nella trama e con una nostalgia del passato ben evidenziata nel romanzo ma che rende bene il suo vissuto e che lo definisce in modo netto:

“Mi tuffai nel settembre del 1971, l’anno del secondo festival pop che Palermo ospitò proprio nel parco della Favorita, mentre l’anno precedente si svolse all’interno dello stadio. Quello del’72 si spostò invece all’Arenella, quando Keith Emerson emerse dalle acque solo per ritirare un premio.

Nomi altisonanti si alternarono durante le tre edizioni, da Aretha Franklin ad Arthur Brown, che venne arrestato per essersi spogliato completamente sul palco, e poi i Black Sabbath, i Colosseum e tanti altri artisti che richiamarono da tutta Italia tantissimi ragazzi e ragazze, quelli che stavano cominciando a stupirsi per tutti i cambiamenti intorno a loro.”

“Il ricordo di quando ero ragazzo arrivò come mi giunse fresco in faccia quel vento dell’est. Mi rividi, pieno di ardore ma anche di paura, scendere in piazza a manifestare insieme ai miei compagni di classe. Rividi quegli sguardi e quei sorrisi, quella voglia di prendere nelle nostre mani  tutto il vento del cambiamento, quel nuovo stupore che ci faceva sussultare dall’emozione, forse solo perché era nuovo, forse solo perché impreparati alla scoperta di quello che ci stava succedendo.”

“Eravamo quelli che volevano cambiare il mondo, mentre poi alla fine è stato il mondo a cambiare noi.”

Maurizio Trovato è un detective dilettante che forse ha letto troppi gialli ma ha le idee molto chiare

” Gira e rigira siamo sempre al solito punto. Tutto si mescola in un torbido calderone, dove le molte ipotesi che ci sembrano plausibili si accavallano l’una sull’altra, generando così confusione si confusione. Noi possiamo fare mille congetture, ma senza un briciolo di prove non andremo da nessuna parte. Tutti quanti i personaggi in gioco di sicuro mentono sapendo di mentire, con il chiaro intento di coprirsi le spalle fra di loro.” e, forte di questa consapevolezza, riesce a individuare con precisione colpevole e movente di questo omicidio così particolare.

Dopo Camilleri è difficile scrivere un giallo in Sicilia, sia perché si cercano sempre similitudini, sia perché il canone stabilito dallo scrittore di Porto Empedocle, con il suo dialetto artificiale diventa difficile da evitare, ma Maurizio Cucuzza rende l’inserimento del dialetto non invasivo, ma logico e adeguato.

Acquista su Amazon.it: 

Maurizio Cucuzza


nasce a Palermo nel 1957. Fino a diciotto anni vive a Milano, dove fa le prime esperienze in campo musicale, coltivando la passione per il basso elettrico. Autodidatta convinto e per necessità, ha cercato sempre di esplorare territori musicali non troppo convenzionali, pur avendo composto più di cento canzoni di generi diversi. Amante delle contaminazioni, ha fondato, insieme alla sua compagna di vita e di lavoro, il gruppo Nuclearte, venuto alla ribalta per avere partecipato a diversi festival Womad, creati dal mitico Peter Gabriel, e avere inciso il loro primo lavoro discografico, Talè Talè, presso gli studi della Real World Records. Al suo attivo, sempre con Nuclearte, altri tre dischi e diverse collaborazioni con musicisti provenienti da tutto il mondo. Appassionato di letteratura gialla, è al suo esordio nel mondo dell’editoria con il suo primo romanzo, Ti vitti.