L’invenzione del colore




Christian Raimo


Sinossi. Fin da bambino, il protagonista di questo romanzo sa che suo padre Raffaele ha inventato qualcosa che ha rivoluzionato la storia del cinema. È sempre rimasto una specie di segreto di famiglia, una leggenda privata. Gli torna in mente quando in una caldissima primavera sogna quasi tutte le notti suo padre, morto dieci anni prima. In questi sogni – lucidi e pervasivi – Raffaele è ancora vivo, semplicemente se n’è andato via di casa, senza una spiegazione. Quel bambino, che si chiama Christian e oggi ha cinquant’anni, si sente costretto a ricercarne il senso, e comincia un’indagine tenera e impacciata, un giallo famigliare che è anche un romanzo di formazione fuori tempo massimo. Professore di liceo, sospeso tra i rapporti impossibili e comici con i suoi studenti e le infinite spirali sentimentali della storia con la sua ex compagna, Christian vede di colpo la propria vita intrecciarsi con l’ombra di un padre a cui si accorge, solo ora, di assomigliare più di quanto abbia mai creduto. Nelle vesti di un Telemaco contemporaneo, si ritrova a inseguire le tracce del padre nella storia privata e pubblica, come se il Novecento fosse un unico lunghissimo racconto proiettato sul grande schermo: le vacanze al paese dei nonni negli anni ottanta e i film di Bud Spencer e Terence Hill, Apocalypse Now e la crisi economica, la prima volta in cui si sono conosciuti i suoi genitori e Scene da un matrimonio di Bergman, e soprattutto la Technicolor, l’azienda a cui il padre ha dedicato la sua esistenza e che ha cambiato l’immaginario planetario e i destini della loro famiglia.  L’invenzione del colore è il romanzo di un’Italia contemporanea in cui la nostalgia può diventare immaginazione, il racconto di una classe operaia che trova il paradiso e nasconde l’inferno, un’epopea industriale che nel suo declino non ha risparmiato i propri eroi, la ricerca di una ragazza indecifrabile e la riscoperta dell’amore per un padre che sembra sfuggito tutta la vita ai suoi affetti e alla felicità. È, ancora e soprattutto, un libro sulle generazioni che si confidano solo nei momenti di fragilità, per rivelare la forza che muove ogni possibile rinascita.


Autore: Christian Raimo

Editore: La nave di Teseo

Genere: Narrativa 

Pagine: 384

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Barbara Aversa


“Cos’è l’amore? Qual è la definizione perfetta di amore? Il colore non si ottiene per sottrazione ma per sovrapposizione”.

Christian è un professore di un liceo romano di una zona popolare “piccolo- borghese”, la sua platea studentesca oscilla tra figli di professionisti indeboliti e teneri coatti senza grandi ambizioni di ascesa sociale. Ogni giorno pensa che il precedente non abbia fatto abbastanza per migliorarsi, vive nella costante sindrome dell’impostore auto-flagellandosi su cose infinite che simula o immagina di saper fare e di sentimenti che finge di sentire o che tenta di provare.

Roma culla e avvolge tra un desiderio di fuga, il ritiro sociale e la cieca fiducia in quelle abitudini mentali che possano offrire un salvagente.

Christian non è pavido, è un Holden Caulfield contemporaneo, con trentacinque anni in più sulle spalle. Insegna in un modo intenso e pieno ma forse in un’epoca sbagliata: è troppo coinvolto, è troppo padre, è troppo fratello. È appassionato, prende a cuore ogni studente. Vive la scuola come un grande palcoscenico dove i proiettori non mettono mai abbastanza a fuoco. Non è facile parlare di insegnamento in questo momento storico e lui prova a farlo, senza filtri.

È alla ricerca di sè stesso e delle tracce di colore (o dei dettagli della sua assenza) di suo padre.

È un libro che assurge ad elaborazione del lutto. Del passato, degli amori idealizzati, dell’adolescenza e delle figure genitoriali. E per questo è anche un giallo familiare, senza esserlo dichiaratamente.

È un viaggio nell’adultitá pur essendo già ampiamente adulti.

Gadda, Paolo, il liceo, Roma. Sono tutti protagonisti di una ragnatela a maglie strette (proprio come quei lavori all’uncinetto di cui parla) che lo ingloba e atterrisce.

Una scrittura densa e pulita che narra un viaggio a tratti onirico nelle dicotomie più che attuali di un uomo del nostro tempo. A metà tra il memoir e il romanzo di formazione, affronta temi generazionali pregnanti più che mai.

La perdita, la crescita, il sentire.

In fondo è un libro sui sentimenti; quelli che si provano per le proprie radici, per la propria compagna (che resti oppure no, cambia poco ai fini del sentire) e per il mestiere che si fa.

Un romanzo stratificato, che ha diverse chiavi di lettura e che si offre senza alcuna necessità di avere risposte. Spesso anche le domande sono contraddittorie, ed è come se l’autore offrisse parti di sè non filtrate e riuscisse a farlo costruendo un’ottima narrazione. Riesce a non perdersi (quasi) mai, offre uno spaccato significativo di ciò che vuol dire diventare grandi oggi.

Che poi lo si sia già non è importante, perchè è solo il percorso ad avere un senso. E Christian ci dona il suo itinerario, come fosse quel giovane Holden – un pò più adulto – con l’incontaminazione dell’adolescenza, con l’aggiunta di un animo terso, dedito realmente al sapere, alla saggezza, alla σοφία.

L’indagine familiare si rivela accennata e ripiegata su sè stessa, è una sorta di giallo sì, ma della propria esistenza.

Nella ricerca onirica e quasi visionaria di un padre che lascia interrogativi sempre aperti, la malinconia che sembra inizialmente accennata diviene spugnosa, oscura e pervade tutto il romanzo, evolvendo in un’ossessione che sbreccia maldestramente la realtà, elevandola a qualcosa di impalpabile e sfuggente.

È una ricerca di risposte, un’ispezione introspettiva sui sentimenti. Ma è anche un’indagine sociale, è un tuffo improvviso nella realtà di un docente di oggi che cerca risposte. O forse no, non le cerca più.

È stato un libro che ho letto voracemente, cercando forse un po’ me stessa tra quelle pagine. La scuola, gli interrogativi, la difficoltà di diventare davvero grandi e il desiderio di non farlo mai.

Ed è forse lì che avviene l’invenzione del colore.

Quando si ha bisogno di sfumature diverse, quando si ricerca la luce per uscire dal grigio, quando i colori troppo pastello diventano asfissianti, quando il dolore si trasforma in tormento allora sì, che serve il colore, anzi, ne servono tanti.

E per questo c’è bisogno di inventarli.

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Christian Raimo


(1975) è nato e cresciuto a Roma. Ha pubblicato diverse raccolte di racconti, la più recente è La vita che verrà (2021), e i romanzi Il peso della grazia (2012), Tranquillo prof, la richiamo io (2015), La parte migliore (2018). È anche autore di diversi saggi, l’ultimo dei quali è Scuola e Resistenza (2024). Lavora come insegnante e giornalista.