L’isola degli inganni




‎ Maria Elisa Aloisi


Sinossi. A Filicudi l’estate promette tutto: luce, mare, relax. È proprio quello che cerca l’avvocata Ilia Moncada, in fuga da una storia finita male e da un lavoro che non le dà tregua. In realtà, nella lussuosa villa che la ospita ogni sorriso cela qualcosa. Quando una ragazza scompare, lasciandosi dietro troppe domande, per Ilia è l’inizio di una discesa nel cuore segreto di Filicudi dove, la notte di San Giovanni, si racconta che le streghe consegnino un fiore magico al diavolo in persona. Ma chi è il vero “diavolo” di Filicudi? Quali sono gli inganni e le maschere dietro cui si nasconde? Ilia avrà bisogno di tutto il suo intuito per squarciare il velo di superstizione che ancora si respira sull’isola, e far luce su un delitto che scava nell’ombra delle relazioni più intime. Un nuovo caso per Ilia Moncada, l’avvocata con un talento unico per leggere l’anima dei clienti, innocenti o colpevoli che siano.


Autore: Maria Elisa Aloisi

Editore: Mondadori

Collana: Il giallo Mondadori

Anno edizione: 2026

Pagine: 324 p., Brossura

 Recensione

di

Sabrina De Bastiani


«Perché le hai detto di non andare?» deglutì.
«Fuori c’era il… il diavolo.»

«Chi mente una volta, mente sempre. Ti consiglio di rifletterci meglio.»

Con  L’isola degli inganni, Maria Elisa Aloisi consegna ai lettori un giallo giudiziario che ha il sapore del sale e delle leggende antiche, ma soprattutto il fascino ambiguo delle cose che non sono mai ciò che sembrano.

Fin dalle prime pagine si avverte che il vero mistero non è soltanto quello che riguarda azioni di stalking, una scomparsa o un delitto, ma è l’isola stessa.

Un luogo vivo, mutevole e incantevole, quasi dotato di volontà propria.

Un piccolo stormo di gabbiani planò sopra il porticciolo. Emettevano uno strano verso, simile a una risata. Filicudi ingannava.

E infatti Filicudi inganna. Con la sua bellezza abbacinante, con il mare che sembra promettere pace e invece custodisce inquietudini, con i tramonti che sfumano in un orizzonte dove una riga incerta tra un mare color lutto e grumi di nuvolaglie trasforma il paesaggio in un presagio.

Aloisi possiede un talento fulgido e riesce a intrecciare il piacere del mystery con una profonda attenzione per l’animo umano. I suoi personaggi non sono mai pedine al servizio della trama. Vivono, sbagliano, mentono, si proteggono dietro maschere spesso fragili.

E dunque, Ilia Moncada, con la sua ironia e le sue insicurezze, è una protagonista in cui è impossibile non riconoscersi.

Adoravo i personaggi come lui o come Hercule Poirot, quelli che in sostanza si evolvono poco. Gli altri partivano sempre da sfigati e poi, non si sa come, salvavano il mondo. Almeno loro mi facevano sentire in pace con me stessa. Capitava a tutti gli esseri umani oppure era una prerogativa solo mia? Solo io, crescendo, non miglioravo di una virgola?

E così, tra le pieghe di un’indagine che incolla alle pagine, L’isola degli inganni racconta il rapporto talvolta difficile che possiamo avere con noi stessi, le ferite che ci portiamo dentro e il desiderio, spesso frustrato, di sentirsi in pace con la propria vita.

Ed è appunto anche nella dimensione sentimentale che Maria Elisa Aloisi dimostra ancora una volta una notevole sensibilità narrativa. Perché l’amore, in questo romanzo, non arriva mai come una certezza.  Arriva come una rotta da tracciare, una navigazione in mare aperto.

L’avvocato Ilia Moncada porta dentro di sé una ferita ancora aperta. Andrea Belmonte non è soltanto una delusione amorosa, è l’emblema di una fiducia tradita e  di quella sensazione dolorosa che nasce quando si scopre di aver consegnato a qualcuno parti di sé che non meritava di ricevere. Un rapporto, il loro, che continua a riverberare nella storia come un’eco ostinata, influenzando il modo in cui la protagonista guarda gli altri e soprattutto se stessa.

Per questo il rapporto con Fabrizio Gravina assume un significato che va ben oltre l’attrazione. Gravina è una presenza destabilizzante, un uomo che costringe Ilia a confrontarsi con ciò che prova e, ancora di più, con ciò che teme. Ogni dialogo, ogni sguardo, ogni esitazione tra loro sembra giocarsi sul confine sottile tra desiderio e diffidenza. Da una parte il bisogno di lasciarsi andare, dall’altra la paura di commettere gli stessi errori.

Aloisi racconta questa tensione con grande misura, senza cedere mai alla facile scorciatoia romantica. I sentimenti non travolgono la trama investigativa, ma scorrono accanto a essa come una corrente sotterranea. E forse proprio per questo risultano così autentici nel restituire il timore che il passato possa ripetersi e la speranza, ostinata e fragile, che invece possa andare diversamente.

«Il pane nero di segale cornuta era economico, ma spesso infetto. La Chiesa finì per dichiararlo il pane del demonio.»

«Ascuta a Filicudi, ci dissi, perché se l’isola non ti vuole, succedono cose storte. Scappate! Prima il diavolo stava dormendo, ma ora si svegliò e chiede sangue.»

L’autrice dissemina la narrazione di riferimenti storici, giuridici e antropologici intriganti e ricchi di suggestione. Salem, il pane di segale cornuta, le superstizioni, le ancestrali paure collettive. Ogni elemento contribuisce a creare un’atmosfera sospesa,  tra razionalità e superstizione, che incanta.

Tutti gli altri erano ancora intenti ad ascoltare Rodi, che parlava di Salem, delle visioni, delle donne che giuravano di aver volato sul mare.

Cosa ci sarà di vero?

Proprio da questa domanda, che il lettore non può fare a meno di porsi, emerge uno dei temi più potenti del romanzo, e più in generale della poetica di Aloisi.

La verità.

Quella che va oltre il contesto investigativo e diventa una dichiarazione etica.

non condannare mai nessuno, né in aula né nella vita, senza prima avergli dato la possibilità di difendersi.

Perché in queste pagine nessuno è soltanto ciò che appare. Nessuno può essere ricondotto a una prima impressione. Nessuno è immune dall’errore.

È difficile convivere con un senso di colpa così profondo. Ti corrode l’anima, te la prende a morsi. Per sempre.

E a ben guardare è proprio in questo il vero motore della storia. In ciò che viene nascosto, in ciò che viene temuto, in ciò che non (ci) si riesce a perdonare.

Tra paesaggi mozzafiato e ombre che si allungano sul mare, tra amicizie, legami familiari e segreti mai davvero sepolti, L’isola degli inganni traghetta il lettore verso una verità che non arriva come un lampo improvviso, ma emerge lentamente, come qualcosa che era sempre stato lì, sotto la superficie.

Come i sentimenti di Ilia.

Sempre lì, sotto la superficie, a pungerla, a spingerla a interrogarsi continuamente su ciò che è reale e ciò che è soltanto il riflesso delle sue fragilità, proprio come accade nel mistero che cerca di risolvere.

«Vedi bellezza anche dove gli altri non la cercano e chi ti sta vicino finisce per vederla anche lui, suo malgrado.»

Alla fine resta addosso quella sensazione particolare che accompagna i romanzi migliori. 

Una doppia consapevolezza.

Quella che Maria Elisa Aloisi sia una grande autrice.

E quella che il mistero sia stato risolto, sì, ma che le domande più importanti riguardino, sempre, gli esseri umani.

E forse è proprio questo il più grande inganno dell’isola. Far credere che si stia cercando un colpevole, quando in realtà si sta cercando di capire se stessi.

Acquista su Amazon.it: 

Maria Elisa Aloisi


è nata a Lentini e vive a Catania, dove lavora come avvocato penalista. Ha pubblicato nel 2019 Fiutando il vento (premio Il Borgo Italiano), Il canto della falena (Il Giallo Mondadori, 2023, premio Tedeschi 2021), e il romanzo per ragazzi Il mistero di Villa Polifemo (Il Battello a Vapore, 2024).