L’isola del passato




Arwin J. Seaman


Sinossi. Da lontano Liten, a Natale, sembra un diorama felice e sospeso. C’è un gran silenzio e la neve copre ogni cosa, ma la realtà è desolante: dopo le inquietanti vicende che hanno funestato l’ultima estate, i turisti non arrivano più e i pochi isolani rimasti sono alle prese con una viabilità quasi del tutto bloccata. L’inverno è inclemente e gli unici che possiedono i mezzi e la forza per spalare le strade sono gli Andersson, vera e propria famiglia/clan che detta legge. Annelie Lindahl, agente nata sulla terraferma e ormai residente sull’isola, sfrutta le festività e una fortunata coincidenza per tornare a un enigma che l’accompagna da anni. Un caso irrisolto che ha cambiato per sempre il suo destino: l’omicidio di Hedda Sahlin, isolana trovata morta sulle fredde strade di Malmö. È stata la prima indagine di Annelie: ancora oggi la chiusura del caso, frettolosa e maldestra, grida vendetta. Hedda lavorava all’hotel Tidvatten, oggi di proprietà degli Andersson. Annelie e Owe, il capo della polizia, iniziano a rovistare tra gli archivi dell’albergo, scoprendo nuovi indizi su una presunta doppia vita di Hedda. A Liten, come accade sempre, la pace è un’illusione, e dietro la figura sbiadita di una madre modello si profila un’esistenza nascosta, che porta guai. Con L’isola del passato Arwin J. Seaman aggiunge un nuovo tassello al suo grande progetto romanzesco, raccontando un fascinoso e inquietante cold case. Torna la misteriosa isola di Liten, con le sue atmosfere sospese e claustrofobiche, da vero romanzo giallo nordico.


Autore: Arwin J. Seaman

Editore: Piemme

Genere: Thriller

Pagine: 416 p., R

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Loredana Cescutti

&

Sabrina De Bastiani


Natale, un cold case e Liten.

Combinazione perfetta per creare atmosfera e garantire una storia intensa che non può che  avvinghiare i fan ma anche i lettori che si accostano alle pagine di Arwin J. Seaman per la prima volta.

«Non è stata una rapina e nemmeno un omicidio di natura passionale» concluse, ascoltando la propria voce che rimbombava nel bagno. «È stata un’esecuzione.»

Ne “L’isola del passato”,  quarto episodio di quella  serie sorprendente, trascinante e magnetica quale è il ciclo di Liten, Seaman si volta indietro.

Senza nostalgia, senza indulgenza, con la lucidità chirurgica di chi sa che il passato, quando lo si riapre, non esce mai pulito.

“La tua non è un’idea, è il modo in cui vivi le cose. Se esiste una scelta tra il male maggior e il male minore, tu sceglierai sempre il male minore. Anche quando è ingiusto, anche quando è una truffa. E non significa che tu sia disonesto, ma che metti il bene dell’altro anche davanti alle tue convinzioni morali.”

Un romanzo emozionante,  qualcuno dirà persino troppo emotivo. Ma qui l’emozione non è un eccesso: è uno strumento. È ciò che finalmente mette ordine, che chiarisce, che porta alla luce quanto fino a questo punto era rimasto opaco.

“L’isola del passato” segna, di fatto,  una svolta netta. Per chi segue Liten, non è solo un nuovo capitolo.  E’ un passaggio obbligato. Si torna indietro, come si diceva. 

Si scava. 

E da quello scavare  emergono le radici profonde che danno una spiegazione concreta a tutto ciò che è venuto dopo.

Nei fatti.

Liten trattiene. Liten conserva. Liten non dimentica. 

Nemmeno quando prova a coprire tutto sotto la neve, sotto il silenzio, sotto quell’illusione nordica di ordine e la quiete non è pace. E’ attesa.

E in questa crepa si inserisce Annelie Lindahl.

La vera Annelie.

“… lei aveva una gamma ristretta di sorrisi: quelli veri e quelli falsi. I primi erano rarissimi, i secondi frutto di anni di autodisciplina. Se non sorridi, la gente ti guarda con sospetto, un sorriso ben esibito è sempre un ottimo lasciapassare.”

La sua interiorità, tenuta sotto controllo per anni con disciplina quasi feroce, prende spazio, si impone. Lindhal non è un’eroina da cartolina. È una che resta. E restare, nel suo caso, è una scelta che pesa. Che definisce.

«Ho sentito il bisogno continuo di tornarci. È il solo posto che mi possa curare.»

Anche se quel posto coincide con la ferita.

Perché Liten è questo,  più scavi, più sanguina.

E lo stesso accade tornando al suo primo caso. Irrisolto. Fondativo. Quello che l’ha costruita e allo stesso tempo incrinata.

Il cold case di Hedda Sahlin smette di essere un semplice enigma. Diventa uno smontaggio. Strato dopo strato. Madre modello, vita ordinata, presenza discreta. Tutto vero. Ma niente è vero abbastanza. Arwin J. Seaman lavora proprio lì, nello spazio sottile tra ciò che vediamo e ciò che scegliamo di ignorare.

Laddove il delitto non è  l’inizio. 

È la conseguenza.

«Certe persone non muoiono quando vengono uccise, agente. A volte sono già morte, e non lo sanno.»

Annelie lo capisce. E nel capirlo si ritrova sola, costretta a fare i conti con la propria voce, senza più filtri.

La scrittura si fa ancora più precisa, più sicura. L’autor*, nascosto dietro un nome che continua a non svelarsi, porta avanti un lavoro raffinato, senza sbavature. I personaggi acquistano profondità, si aprono, si lasciano vedere davvero. Più di quanto avessero mai concesso prima.

E il caso stesso diventa qualcosa di più di un’indagine. 

“… una fitta dolente dell’anima, una puntura continua che non la lasciava stare. Qualunque cosa facesse, persisteva… Era un’ossessione, una pulsione, una malattia, l’avrebbe chiamata in qualunque modo…”

Un movimento interno che va  sotto la superficie e dentro le persone. Raschia, insiste, costringe. Tra cicatrici e verità che non possono più restare sommerse. Letteralmente.

Un’investigazione dei fatti e dell’anima, coperta da neve e menzogne, che tiene stretti fino all’ultima pagina.

E poi non si  può che aspettare, (im)pazienti, il quinto capitolo.

«Le persone intrecciano rapporti, ma i rapporti devono essere solidi da entrambe le parti.»

A presto, Liten.

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Arwin J, Seaman


è lo pseudonimo di uno scrittore italiano di grande successo. Le indagini sull’isola di Liten, è la sua prima serie nordica, ambientata sull’isola di Liten. Al suo attivo ha Omicidio fuori stagione – La prima indagine sull’isola di Liten (Piemme 2023), Un giorno di calma