Lo scontento




‎ Beatriz Serrano


Sinossi. Il ritratto spietato e irresistibile di un’intera generazione, con una protagonista dalla voce ironica e affilata che trafigge il lettore a ogni parola. Un romanzo che ha conquistato lettrici e lettori disillusi, ironici, stanchi, ma ancora capaci di ridere di sé. La vita di Marisa sembra invidiabile: abita in un appartamento nel centro di Madrid, ha un vicino sexy che all’occorrenza si presta a farle da amante e ha scalato i vertici di un’importante agenzia pubblicitaria. Eppure, negli ultimi tempi le pare di star annegando in un baratro di terrore esistenziale: odia il suo lavoro e trascorre le ore chiusa in ufficio guardando video di gatti su YouTube e assumendo tranquillanti. Fino a quando il suo dubbio successo professionale non rischia di essere scoperto durante il team building dell’azienda. Isolata nelle foreste di Segovia, Marisa si ritrova a condividere un fine settimana con capi psicopatici e a fare i conti con il ricordo di una tragedia che torna a tormentarla. Giorno dopo giorno, la sua maschera sociale, accuratamente lucidata nel corso degli anni, finisce per incrinarsi, spingendola sull’orlo di una spirale distruttiva.


Autore: Beatriz Serrano

Traduzione: Federica Niola

Editore: Einaudi

Collana: Stile Libero

Genere: Narrativa

Pagine: 224

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Laura Bambini


Forse, per me, questo è davvero il primo libro che rappresenta la “mia” generazione.

Un ritratto fedele alla disillusione dei Millennials, odiati in egual misura dalla generazione precedente e da quella successiva, quando il nostro unico scopo era, ed è rimasto, vivere in pace.

Marisa, la protagonista trentaduenne del romanzo, “sembra” effettivamente aver raggiunto lo status quo che la mia generazione agogna: un lavoro stabile, uno stipendio che le permette di togliersi ogni sfizio, una vita libera da pensieri e debiti. Eppure, questa vita invidiabile ha il prezzo di 8-9 ore passate in ufficio e di ansiolitici presi come caramelle.

Ho apprezzato molto l’onestà intellettuale con cui viene descritta, e massacrata, la vita dell’ufficio-medio odierno. Marisa lavora come creativa in un’agenzia pubblicitaria, ma potrebbe lavorare come HR o come Project Manager o come un altro titolo qualunque che non vuol dire mai niente in un ufficio qualsiasi di un’azienda casuale.

L’autrice è stata brava a renderlo universale, ma quello che fa davvero la differenza in questo romanzo è che la protagonista non si sforza di edulcorare il proprio lavoro né si sforza di farlo.

Cerca ogni stratagemma per delegare e dedicare il minimo indispensabile per far sì che continui a sembrare che porti a termine le proprie task, non cerca, come spesso accade negli uffici-famiglie, di costruire un rapporto con i colleghi che non sia, appunto, quello tra colleghi.

Come farebbe una di noi, Marisa giudica e si imbarazza di fronte all’aziendalismo dei suoi colleghi e soprattutto critica l’ipocrisia di chi dice pesta e corna di una persona e poi il giorno dopo chiede un minuto di silenzio per la sua morte.

Lo stile ironico rende la storia più vera e scorrevole e il punto di rottura è esattamente ciò che il testo meritava.

Per tutto il romanzo mi sono chiesta quale fosse la fine, visto che la storia è andata avanti senza una via d’uscita, ed ero convinta di non rimanere delusa. Purtroppo, però, alla fine incontriamo un deus ex machina, anche abbastanza splatter, che non rende affatto giustizia alla narrazione esilarante e vera che abbiamo letto fino a due pagine prima.

Un vero peccato. Questo è uno dei pochi romanzi contemporanei che fa davvero un ritratto dei Millennials e che non romanticizza né l’ansia né il mondo del lavoro, che mostra la realtà dei trentenni di oggi senza sponsorizzare una vita patinata o lagnosa come quella che  additano le altre generazioni.

A parer mio non meritava quella fine, ma voglio pensare che sia stata una scelta legata a smuovere i lettori che vi si riconoscono, e a suggerire loro che è meglio un percorso di terapia che il silenzio.

Perciò, nonostante la conclusione, questo libro, a mio avviso, entra di diritto nei migliori del 2026 e non posso fare altro che consigliarvelo. 

Acquista su Amazon.it: 

Beatriz Serrano


Beatriz Serrano è scrittrice e giornalista. Lo scontento (Einaudi 2026), il suo romanzo d’esordio, è stato tradotto in piú di quindici Paesi. Attualmente vive a Madrid.