Lo scrittore e la spia




‎ Jorge Corrales


Sinossi. Ogni romanzo custodisce un enigma: l’autore, proprio come un agente sotto copertura, nasconde le sue idee tra le pagine, e solo i lettori più attenti riescono a coglierne il vero significato. È ciò che accade a Daniel, un traduttore madrileno appena arrivato a Berlino per indagare su un libro misterioso le cui origini risalgono alla Germania degli anni Ottanta, quando la Stasi controllava tutto, persino i circoli dei giovani poeti. Una volta in Germania, Daniel conosce Hans, un editore eccentrico, e la sua enigmatica figlia Sarah. Grazie a loro, iniziano a emergere i segreti che avvolsero un gruppo di studenti di scrittura nella Berlino Est. A poco a poco, Daniel si ritrova intrappolato in quella che sembra una macchinazione, costretto a decifrare i codici del passato per comprendere il presente


Autore: Jorge Corrales

Traduzione: Andrea Gatti

Editore: Newton Compton

Genere: Spionaggio

Pagine: 370

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Marco Lambertini


Lo scrittore e la spia di Jorge Corrales è un romanzo di spionaggio decisamente particolare. Un romanzo che, arrivato alla fine, mi viene quasi naturale definire uno spionaggio dell’anima e della mente, più che una spy story nel senso tradizionale del termine.

Tutto ruota attorno al Circolo degli scrittori cekisti, un gruppo di uomini e donne appartenenti alla Stasi della DDR che si riunisce apparentemente per scrivere, sotto la guida della scrittrice professionista Laura Berger. Ed è proprio questa premessa a rendere la storia così originale: in quel gruppo scrittori e spie finiscono per condividere lo stesso spazio, fino a rendere quasi impossibile capire dove finisca l’uno e inizi l’altro.

Trent’anni dopo, Daniel Medina, scrittore alle prese con la difficoltà del secondo romanzo, viene chiamato da un noto e scontroso  editore tedesco, Hans Hellmann per cercare  di ricostruire ciò che accadde realmente all’interno di quel circolo. Attraverso testimonianze, ricordi e incontri con alcuni dei superstiti, prova a mettere insieme i frammenti di una storia che il tempo non ha cancellato, ma ha reso ancora più difficile da decifrare.

Daniel è quindi il nostro punto di riferimento, l’uomo che cerca di comprendere il passato e, soprattutto, le persone che ne hanno fatto parte. Ma è Alexander Steimbach (uno dei membri del circolo e forse l’unico vero scrittore), attraverso i suoi pensieri, a permetterci di entrare davvero dentro quella stanza e dentro la psicologia di chi la abitava. Una sua riflessione mi è rimasta particolarmente impressa:

«L’Associazione di Scrittura fu uno di quei punti di svolta della mia vita, nel bene e nel male; oggi mi chiedo chi sarei se non fossi entrato in quella stanza.»

Quella stanza diventa così il luogo simbolico in cui le vite dei protagonisti cambiano direzione. E la domanda di Steimbach, chi sarei stato se non fossi entrato?, è forse una delle domande più profonde che il romanzo pone.

Corrales costruisce infatti il suo mistero non soltanto intorno a ciò che è accaduto, ma soprattutto intorno all’identità delle persone. A un certo punto Daniel arriva a una conclusione apparentemente semplice: c’era una spia all’interno del circolo. Ma subito si rende conto della complessità di quella scoperta:

«Così semplice eppure così complesso. Una spia dentro un gruppo di spie.»

È qui che il romanzo prende definitivamente la sua strada. Perché non siamo davanti alla classica caccia alla talpa: siamo davanti a un gioco di identità, segreti, ricordi e omissioni, nel quale anche la scrittura diventa una forma di osservazione.

E infatti una delle frasi che meglio sintetizza il senso del libro è forse questa:

«Ogni scrittore è una buona spia. Deve saper osservare, saper leggere le persone: è l’unico modo per scrivere su di loro. La cosa difficile è riuscire a essere sia una buona spia sia un buono scrittore.»

In fondo, è proprio questo il punto di contatto tra i due mondi. Lo scrittore deve osservare le persone per raccontarle; la spia deve osservarle per comprenderle e controllarle. Entrambi raccolgono informazioni, entrambi devono saper leggere ciò che gli altri non mostrano e, soprattutto, entrambi possono nascondere qualcosa dietro ciò che raccontano.

Per questo Lo scrittore e la spia è un romanzo che vive più sulla tensione psicologica e sulla ricerca della verità che sull’azione. Il passato della DDR e della Stasi fa da sfondo a una storia che parla soprattutto di persone, delle loro scelte e delle conseguenze che quelle scelte possono avere anche a distanza di decenni.

È un libro allo stesso tempo semplice e complicato: semplice nella domanda di fondo, cosa accadde davvero dentro quel circolo? e complicato nelle risposte, perché ogni verità scoperta sembra modificare quella precedente.

E forse non poteva esserci conclusione migliore del pensiero che Corrales affida ai suoi protagonisti:

«Un romanzo di spie… e di scrittori». Mi alzai. «Ma nessuno saprà chi è la spia e chi è lo scrittore».

Una frase che riassume perfettamente il romanzo e che, alla fine della lettura, lascia al lettore una domanda forse ancora più interessante di quella da cui era partito: quanto può essere autentica un’identità quando tutta la propria vita è stata costruita imparando a nascondere qualcosa?

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Jorge Corrales


È laureato in Filologia ispanica con specializzazione in Letteratura ispano-americana del XX secolo, e diplomato in Sceneggiatura e scrittura cinematografica presso la Escuela de Cinematografia y del Audiovisual de la Comunidad de Madrid (ecam). Attualmente lavora presso la Escuela de Escritores di Madrid. Ha anche insegnato a Berlino in diversi istituti. Inoltre, ha all’attivo la collaborazione con vari media, tra cui RNE, e un podcast. Conta centinaia di migliaia di follower sui social, dove pubblica spesso racconti che diventano virali. Lo scrittore e la spia è il suo primo romanzo pubblicato con la Newton Compton.