L’ombra dentro




Elena Buccolieri


Sinossi. Una mattina di febbraio, il cadavere di Antonello Pennoncini viene ritrovato nel suo elegante studio legale insieme alle tracce di quello che ha tutta l’aria di essere stato un festino sopra le righe. Non ci sono elementi per determinare se si tratti di un incidente o di un omicidio, e l’evento sconvolge la quiete di Ferrara. Sul caso c’è Sebastiano Bellabarba, commissario di polizia, psicologo e chitarrista. Un uomo fuori misura, e non soltanto per l’altezza considerevole. Sarà che svolge lo stesso lavoro del padre, l’autoritario Bellabarba senior, ma si ostina a farlo a modo suo, perseguendo un ideale di giustizia diverso, basato sull’empatia e su uno spirito di osservazione scevro da pregiudizi. L’indagine porta a galla un’oscura rete che coinvolge un giro di giovani ragazzi, spesso troppo giovani, trascinati in serate di eccessi che avevano luogo nello studio legale. La scintillante patina dell’avvocato di successo inizia a incrinarsi, rivelando inquietanti retroscena nella carriera di Pennoncini, fondata su discutibili strategie difensive messe in atto nei casi di violenza su donne e bambini. Che ne è di una vittima quando si assolve il colpevole? E fino a che punto la giustizia riesce a essere tale quando il mito della famiglia si sgretola? L’indagine prenderà pieghe inaspettate, che si riallacciano a un caso di abusi ormai archiviato da anni e a un presunto suicidio avvenuto pochi giorni prima. Tutto sembra confermare quello che Sebastiano, nella vita privata oltre che nella sua professione, sta imparando a capire: le persone non possono mai essere comprese se non si provano a comprendere anche le loro ombre.


Editore: SEM

Genere: Giallo

Pagine: 335

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Marco Lambertini


Una mattina di febbraio, in un prestigioso  studio legale di Ferrara, la polizia rinviene il cadavere dell’avvocato Antonello Pennoncini con i segni di quella che pare una notte finita male.
A scoprire il corpo è Micaela Bottoni, la giovane e sfuggente assistente dello studio: una donna che sembra sapere più di quanto lasci intendere, e che da quel momento diventa una presenza inquieta e ambigua nella vita del Commissario Sebastiano Bellabarba, incaricato dell’indagine 

Pennoncini era un uomo di successo, elegante e rispettato, ma anche circondato da un’aura di ambiguità: abile nel difendere cause difficili, persino indifendibili.
Dietro la sua morte si intravede un mondo di potere, silenzi e violenze taciute.

Chi era davvero Antonello Pennoncini?
La Buccoliero ce lo restituisce in uno dei passaggi più intensi del romanzo:

Un bambino maltrattato e umiliato da un padre dacciaio, che gli aveva fatto guadagnare a caro prezzo la sua stima e che probabilmente non gli risparmiava le violenze, subite e assistite, negli scampoli di vita familiare.
Un uomo arrogante, disposto a qualsiasi compromesso pur di affermarsi.”

In poche righe, l’autrice scava con precisione chirurgica nella doppiezza del personaggio: il bambino ferito che non ha mai smesso di chiedere riconoscimento diventa l’adulto che confonde il successo con il riscatto.
Pennoncini non è solo una vittima, ma anche il prodotto di un dolore mai elaborato, di un potere appreso attraverso la sopraffazione.
E proprio questa ambivalenza rende la sua morte tanto inquietante quanto tragica.

A indagare sulla morte di Pennoncini è Sebastiano Bellabarba, commissario, psicologo e chitarrista: un uomo empatico, tormentato, attraversato da una moltitudine di voci interiori.
Accanto a lui c’è lispettore Stefano Storti, collega e amico, uomo razionale e ironico, che vive in equilibrio tra la discrezione della sua omosessualità e la passione per la verità.

Mentre Bellabarba segue la pista principale, Storti si muove su un terreno parallelo: la morte sospetta del giovane Samuele Ricci, archiviata come suicidio.
Due indagini che, come linee d’ombra, finiscono per intrecciarsi, rivelando quanto il male sociale e quello intimo spesso si rispecchino a vicenda.

In questo intreccio di segreti, Micaela Bottoni emerge come una figura-chiave: apparentemente vittima, forse complice, certamente custode di un legame che unisce la morte dell’avvocato Pennoncini a quella del giovane Samuele.
Sebastiano è attratto da lei, ma la tiene lontana, consapevole che dietro il suo silenzio si nasconde qualcosa di più profondo.
Micaela diventa così il vero trait dunion tra le due indagini, una presenza che sfugge e inquieta, sospesa tra verità e sopravvivenza.

Sotto pressione, la mente di Bellabarba si popola di “coinquilini”, voci che dialogano, discutono, lo contraddicono.
È un uomo che conosce bene l’ombra, anche la propria.

Sebastiano cercava di porsi come amministratore per la congerie dei coinquilini e qualche volta gli riusciva, qualche altra lo emarginavano ed era il caos.”

In lui la lucidità convive con il dubbio, la ragione con il disordine.
E proprio questo equilibrio instabile lo rende un protagonista straordinariamente umano: indaga sugli altri, ma soprattutto su se stesso.

La vicenda si snoda a Ferrara che è molto più di uno sfondo: è una presenza.
Le sue nebbie, i silenzi dei vicoli, la compostezza borghese nascondono un mondo di tensioni e fragilità.
Buccoliero la ritrae come una città sospesa, elegante e inquieta allo stesso tempo, uno specchio dell’animo dei protagonisti.
Dietro la calma delle sue piazze si percepisce sempre un’inquietudine sottile, un segreto che si vorrebbe dimenticare.

Bellabarba e Storti si muovono come due pianeti attratti dalla stessa gravità morale: la ricerca della verità.
La loro amicizia, fatta di rispetto, ironia e silenzi densi è una delle parti più luminose del romanzo.
In un mondo in cui quasi tutti mentono, loro restano onesti almeno nel proprio modo di essere imperfetti.
Due uomini soli, ciascuno con la propria “ombra dentro”, che imparano a specchiarsi l’uno nell’altro.

Elena Buccoliero scrive con una voce limpida e profonda.
Il suo sguardo è sociologico ma anche intimamente narrativo: osserva le strutture del potere e le ferite personali con la stessa precisione.
Il risultato è un noir psicologico che parla di identità, violenza, colpa e riscatto, ma anche di amicizia, empatia e bisogno di essere visti per ciò che si è.
Ogni personaggio, vittima o carnefice, porta con sé una domanda su cosa significhi, davvero, sopravvivere.

Lombra dentro è un romanzo da leggere e anche da ascoltare con attenzione, come si ascoltano le proprie voci interiori, una storia che ne vuole raccontare mille altre fatte di violenze su soggetti deboli, soprattutto bambini o adolescenti.
Mi ha lasciato la sensazione che nessuno sia interamente colpevole o innocente, ma piuttosto il risultato delle proprie ferite.
Mi ha colpito la delicatezza con cui Buccoliero racconta la fragilità maschile, la dignità silenziosa di Storti, la fatica di Bellabarba nel tenersi intero.

Nel complesso, è un libro denso, profondo, animato da una giusta rabbia contro la violenza di genere e da una forte volontà di comprensione sociale.
Forse, però, manca a tratti quella vibrazione emotiva capace di farci sentire il dolore dei personaggi più che spiegarlo: in certi momenti il racconto sembra diventare quasi un saggio, lucido e necessario, ma un po’ distante dal battito emotivo della storia.

Tuttavia, le ultime 70-80 pagine ribaltano completamente il passo: l’intreccio si stringe, ogni tassello trova il suo posto in un incastro perfetto e la verità come nemesi amara emerge con una forza che restituisce al lettore tutto il pathos accumulato.

“Ci sono casi in cui verità e giustizia abitano mondi paralleli. E più i delitti coinvolgono lintimo delle persone – i legami familiari, gli affetti, la sessualità – e più possono restare impuniti. Quellindagine aveva portato alla luce violenze che non sarebbero mai state accertate sul piano giudiziario.”


Un finale che non tradisce l’indignazione morale che attraversa il libro, ma anzi la sublima, trasformandola in un sentimento di giustizia e di profonda riflessione.

Un noir raffinato anche se moralmente duro e consapevole, che intreccia indagine e introspezione.
Un romanzo che parla di ferite, giustizia e memoria, anche se a volte la riflessione prende il sopravvento sull’emozione.
Elena Buccoliero illumina le ombre dell’animo umano con lucidità e coraggio.

Acquista su Amazon.it: 

Elena Buccoliero


sociologa e formatrice, si occupa da tempo di violenza sia nei gruppi di adolescenti, sia nei contesti familiari. È stata a lungo giudice minorile onorario e direttrice della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati. Conduce laboratori di narrazione con ragazzi e adulti e scrive a propria volta saggi e favole, racconti e filastrocche, testi per il teatro, giochi di ruolo. Lombra dentro (Sem, 2025) è il suo primo romanzo.