Louis-Ferdinand Céline

Sinossi. All’inizio di Londra Ferdinand, alter ego di Céline, appena sceso dalla nave su cui si era imbarcato alla fine di Guerra, si ritrova nel mondo della mala londinese, o meglio di quella francese, fuggita in massa per scampare alle trincee. Una contro-società chiusa in sé stessa, con le sue regole inumane, da tutti accettate stoicamente. Ma che cos’è Londra? Un manuale di sopravvivenza a uso dei disertori, un inno dolente alla prostituzione, un’elegia alla città che i giornali dell’epoca definivano «il più grande mercato di carne umana del mondo»: mai così diversa, stralunata, affascinante nel suo superbo squallore. Céline squaderna una galleria di personaggi eroici nella turpitudine, alcuni già incontrati in Guerra come la prostituta Angèle e il maggiore Purcell (qui trasformato in folle inventore), o il bombarolo dostoevskiano Borokrom, i due papponi rivali Cantaloup e Tregonet, e il medico ebreo Yugenbitz, «pura bontà», quello che Céline avrebbe voluto diventare. Tutti dal destino segnato, popolano giorno e notte grandi arterie e angiporti, androni e locali malfamati, parchi e latrine. La violenza, l’intensità quasi insopportabile di questa prosa dimostrano che il romanzo ci è pervenuto in una versione non purgata, che mai avrebbe potuto vedere la luce negli anni Trenta, quando è stato scritto, e resta materia incandescente ancora oggi. Perché Céline, lo sappiamo, vuole arrivare «fino a dove c’è l’origine di tutto». E per farlo ha bisogno di trovare la giusta dose di delirio, di far suonare il suo organetto nella nebbia, sul selciato infido della City, verso l’acqua che lo ha sempre tentato, verso il Tamigi: «È la notte del mondo che scorre, sotto i ponti. Si alzano come braccia per farla passare».
Trama. Ferdinand si trova a Londra, luogo di convalescenza a seguito delle ferite riportate al fronte ma ben presto la capitale inglese diventa la città dove nascondersi per evitare di ritornare nel mattatoio delle trincee della prima guerra mondiale. Un disertore che deve nascondersi dalle autorità e che per vivere e sopravvivere si unisce ad altri come lui che hanno intrapreso la via del crimine. Diventa a tutti gli effetti un protettore o meglio un “pappone”. Insieme a lui altri personaggi, tutti uniti dallo stesso interesse e da una vita di eccessi: alcool, stupefacenti, sesso e furibonde risse dove spesso ci scappa il morto. L’equilibrio è sottile, vivere e delinquere senza eccedere, cercando di restare invisibili, per quanto possibile, alla polizia ma l’arrivo di un nuovo reduce, Julien Tregonet manda tutto all’aria, in breve vengono braccati dalla polizia, le prostitute sfruttate li abbandonano e, a uno a uno, la tragedia li travolgerà tutti.
Traduttore: Ottavio Fatica
Editore: Adelphi
Genere: Narrativa
Pagine: 504
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Bruno Balloni
“Londra”, romanzo edito postumo e in parte rielaborato e “interpretato” sulla base di manoscritti dell’autore francese ritrovati dopo la sua morte è il primo lavoro che ho letto scritto da Céline.
Avevo enormi aspettative e sebbene sia rimasto soddisfatto mi sono ritrovato a leggere un romanzo scritto in uno stile che mai mi sarei aspettato. La scrittura è cruda, sanguigna, violenta e del tutto priva di censure, tale da arrivare a essere, in taluni passi, volgare al limite dello scurrile. Ma, in effetti, diversamente non avrebbe potuto essere tenuto conto del tema del racconto, della sua ambientazione e dei personaggi che ne sono protagonisti e comprimari.
Sarebbe stato del tutto fuori contesto un linguaggio forbito e affettato nei bassifondi londinesi di inizio secolo, dove prosperava illegalità e prostituzione e popolato da malviventi, “papponi” e disertori.
Tutto torna, il linguaggio ha il suo scopo e lo raggiunge appieno restituendoci la realtà di quello che era lo scenario vissuto dai nostri protagonisti, tra i quali, a mio modo di vedere, non esistono nè eroi nè antieroi.
Una Londra grigia e fumosa, sporca e cattiva, corrotta e drammatica, devastata dal crimine e dai bombardamenti (ricordiamo che ci troviamo in piena Prima guerra mondiale) nella quale, sopravvivere nell’ombra diventa ancora più difficile che sopravvivere alle trincee.
Nota a margine, vi sono numerosi rimandi (dei quali molti non particolarmente utili) che ne appesantiscono la lettura e vi è una parte iniziale elaborata dal curatore, un vero e proprio “spiegone” relativo alla collocazione del romanzo in relazione alle altre opere di Céline nonchè all’interpretazione del pensiero dell’autore, che, a mio parere, può tornare utile solo a chi già conosce le opere di Celine, molto meno a tutti gli altri.
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Louis-Ferdinand Céline
era lo pseudonimo di Louis Ferdinand Auguste Destouches (1894-1961) è stato uno scrittore, medico e militare francese il cui pesudonimo deriva dal nome della nonna materana Celine Guillou. onsiderato un originale esponente delle correnti letterarie del modernismo e dell’espressionismo, Céline è ritenuto uno dei più influenti scrittori del XX secolo, celebrato per aver dato vita ad uno stile letterario che modernizzò la letteratura francese ed europea. La sua opera più famosa, Viaggio al termine della notte (Voyage au bout de la nuit, 1932), è un’esplorazione cupa e nichilista della natura umana e delle sue miserie quotidiane. Lo stile del romanzo, e in generale di tutte le opere di Céline, è caratterizzato dal continuo ed eclettico amalgamarsi di argot, una particolare forma di gergo francese, e linguaggio erudito, e dal frequente uso di figure retoriche, quali ellissi ed iperboli, oltreché dall’impiego di un dissacrante e spiazzante humour nero, che lo impose come un innovatore nel panorama letterario francese. La maggioranza dei suoi libri originano da spunti autobiografici, e sono narrati in prima persona da Ferdinand, il suo alter ego letterario. Partecipò volontario alla prima guerra mondiale, rimanendo gravemente ferito e parzialmente invalido. Per le sue prese di posizione politiche e affermazioni in favore delle potenze dell’Asse, prima e durante la seconda guerra mondiale (si espresse anche in favore del collaborazionismo della Francia di Vichy con la Germania nazista dopo la sconfitta del 1940, pur continuando a fare affermazioni contro la guerra), esposte in pamphlet violentemente antisemiti, Céline rimane oggi una figura controversa e discussa. Emarginato dalla vita culturale dopo il 1945, il suo stile letterario fu preso a modello da alcuni scrittori che gravitavano attorno alla Beat Generation statunitense. Anche Charles Bukowski aveva grande ammirazione per la prosa letteraria di Céline, tanto da definirlo “il più grande scrittore degli ultimi duemila anni”. (fonte Wikipedia).