Mafiaville




Gabriele Cantella


Sinossi. Nella Gela degli anni ’80, città di sole e sangue, la guerra tra Cosa Nostra e la Stidda trasforma le strade in un campo di battaglia. È un Far West siciliano dove il piombo è legge e l’onore vale più del sangue.Tano U Trunzu è il miglior sicario di Cosa Nostra. Freddo, preciso, orgoglioso della propria reputazione, è un uomo che uccide guardando le vittime negli occhi. Non è nato cattivo, ma lo è diventato presto. Vive di violenza e sogna una promozione che lo sottragga al ruolo di semplice esecutore. Quando i clan Randone e Segura, indeboliti dall’ascesa della Stidda, gli affidano il compito di reclutare e addestrare nuovi killer, Tano intravede l’occasione della vita: costruirsi un manipolo di uomini e scalare finalmente le gerarchie. Tra le sue reclute c’è Saro “Lapazza”, un ragazzo con un talento naturale per la pistola e una crudeltà inquietante. In lui Tano rivede sé stesso, ma più feroce, più puro nella vocazione al male. Mentre lo addestra, intuisce che quel giovane potrebbe diventare un’arma potentissima… o un pericolo fuori controllo. Sul fronte opposto si muove Turi U Mulu, figlio del boss Sandocane, cresciuto con una Beretta in mano fin dall’adolescenza. Baby killer spietato, ambizioso e lucidissimo, Turi non si accontenta di essere il figlio del capo: vuole diventare il nuovo padrone di Gela. È lui a sottrarre a Cosa Nostra il canale di traffico con i colombiani, infliggendo un colpo quasi mortale ai rivali. Crede nel destino, ne ascolta la voce, e sa che la guerra è il suo elemento naturale.


Autore: Gabriele Cantella

Editore: I Dobloni

Genere: Noir

Pagine:198

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Antonella Di Fabio


Il 27 novembre 1990, a Gela, va in scena la più efferata e violenta battaglia tra le due famiglie mafiose rivali del paese: la Stidda e Cosa Nostra.

La Strage della Sala Giochi.

Gabriele Cantella, mescolando sapientemente cronaca e fantasia, racconta la cruda realtà che ha portato quasi quaranta anni fa alla strage.

Nascere a Gela in quegli anni era un lancio di dadi, il caso più che la volontà faceva la differenza tra un’esistenza onesta e una vita criminale.

L’onestà non dà piccioli e neanche potere, esche ghiotte per i giovanissimi, i carusi, che affascinati dalla mafia ne diventano il braccio spietato e violento.

Meglio cattivo e magari morto ammazzato che buono e morto di fame.

Cantella, attraverso una scrittura fluida e godibile e l’uso calibrato del dialetto trascina il lettore nel mondo della mafia e nelle sue leggi.

Un mondo parallelo la cui moralità e religione sono legate al potere, ai soldi e alla supremazia.

L’ambizione giustifica ogni cosa e spegne ogni residuo di umanità.

Piombo e sangue, questo era il modo, l’unico, di rimettere a posto le cose.

E così, lentamente, in un susseguirsi di vendette, ritorsioni e ammazzatine violente Gela si trasforma in un tabellone del Monopoli a grandezza naturale, i suoi abitanti, pedine da muovere tra una casella e l’altra come conveniva. Quando non conveniva più, uscivano dal gioco. 

Il male che diventa morale comune per tutti gli affiliati, siano essi padrini, capi o picciotti.

Il male e l’ambizione che spingono anche gli scarti mancu bonu pi farici u broru come Trunzualla vendetta e rivalsa più spietata.

Palcoscenico di questa vita violenta e sempre a rischio è Gela.

A Gela si sparava. Si moriva per strada. Senza colpa. Senza ragione.

Mafiaville, così viene definita e bollata per sempre Gela dal quotidiano francese “Le Monde” dopo la Strage della Sala Giochi.

Un paese immobile dove il terrore soffocava le coscienze, chiudeva le bocche, zittiva i pensieri, dove la speranza si spegneva come una candela soffiata e quel soffio si portava via, forse per sempre, desideri, sogni, aspirazioni, fantasie.

Rimane però nell’aria quel forse per sempre, una nota positiva. 

Anche a Gela c’è chi dice no. C’era allora e c’è oggi.

Gela ha gli anticorpi per curare le piaghe causate dalla mafia, dalla Stidda e da Cosa Nostra. E questi anticorpi nascono non da gesti eroici ma dal tessuto sano fatto da quei tanti cittadini che vivono onestamente e per questo restano immuni dal morbo.

Un libro che fa riflettere

Consigliatissimo.

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Gabriele Cantella


è un giornalista e autore italiano, nato a Catania e cresciuto a Gela, la cui terra d’origine continua a influenzare profondamente l’immaginario narrativo. Oggi vive e lavora a Milano, dove si occupa di giornalismo, principalmente in ambito sportivo, coltivando parallelamente una forte passione per la cronaca nera. Per Mursia pubblica “Il Sangue di Giuda” nel 2025.