Martiri delle sabbie 




MARCO LUGLI


Editore: Indomitus Publishing

Collana: Le indagini del commissario Gelsomino

Genere:Thriller

Pagine: 302 p., Brossura

Anno edizione: 2025


Sinossi. Mentre il sole inizia a infuocare le spiagge del Salento e la stagione turistica si appresta a entrare nel vivo, una scia di eventi inquietanti incrina la serenità apparente con morti sospette e messaggi criptici. Il commissario Luigi Gelsomino, uomo segnato da un passato che non smette di bruciare e da un futuro incerto, viene chiamato a fare luce su quella che all’inizio sembra solo una tragica fatalità. Ma più l’indagine si addentra tra grotte marine, litorali battuti dal vento e silenzi complici, più emergono verità scomode: sfruttamento, vendette sotterranee, ideali distorti. Chi sono i martiri delle sabbie? Chi muove davvero i fili di questi macabri sacrifici? E fino a dove è disposto a spingersi pur di lanciare il suo messaggio? Tra omertà, ambizioni nascoste e fanatismi ideologici in una terra bellissima e tradita, Gelsomino dovrà affrontare i fantasmi propri e altrui, mettendo insieme indizi che affondano nella carne viva del Sud per decifrare un enigma in cui nulla è come sembra.

 Recensione

di

Sabrina De Bastiani


Gelsomino vedeva una verità con chiarezza e riusciva ad abbandonarvisi. Lui era quel tipo di uomo. Dimenticato dalle gioie della vita. Spesso umiliato. Solo con la propria geniale sensibilità.

C’è un momento, in Martiri delle sabbie, nel quale il commissario Luigi Gelsomino si spoglia e si tuffa nel mare dello Ionio. 

Lasciata l’automobile al parcheggio di Punta della Suina, attraversò la pineta di alberi piegati dal vento di tramontana e una volta raggiunto il mare prese a sinistra, tra ginestre, mirti, lentischi e rosmarini. Giunto alla Torre del Pizzo ne sali gradini e si fermò a guardare lontano. All’estremità di Punta Pizzo, piccole insenature sabbiose ospitavano un mare verde scuro che sfumava fino al blu profondo dell’orizzonte passando per il verde smeraldo che aveva reso famosa quella costa. L’intera Baia di Gallipoli offriva un’immagine di sé ancora selvaggia, lontana dal carnaio in cui si sarebbe trasformata nel giro di pochi giorni. L’esuberante bellezza espressa dalla sua terra era pari soltanto all’energia che sarebbe servita per ripulirla e preservarla.

Tornò a camminare, sfidando i cardi, fino a lambire lo Ionio.

Una coppia di ragazzi che proveniva da sud gli passò accanto e proseguì verso Punta della Suina. Li lasciò allontanare e poi, senza pensarci due volte, si spogliò e s’immerse nudo nell’acqua fredda e trasparente. 

Lo fa senza eroismi, senza catarsi, solo per lasciarsi alle spalle un dolore che non può combattere.

Attese che il corpo si abituasse alla temperatura e poi si abbandonò, galleggiando sulla schiena, lasciando che l’orrore di una morte sulla spiaggia, la pena per la sorte di un immigrato e la commozione per una madre dilaniata dal dolore lo abbandonassero per gravità e si depositassero sul fondo del mare.

Questo passaggio è il cuore pulsante di un romanzo che è insieme giallo, diario emotivo e riflessione sociale. 

In un Salento selvaggio, odoroso, vivo, dove il contrasto tra bellezza naturale e degrado umano è costante, la  frizione si sente ovunque: nelle indagini, nelle relazioni, nel linguaggio asciutto e poetico che Lugli padroneggia senza ostentazione.

Luigi Gelsomino, qui alla settima avventura della serie che lo vede protagonista, commissario e uomo dall’animo ingarbugliato, che si porta addosso le cicatrici del mestiere e della vita, come  un diamante dalle molte facce,  alterna opacità e trasparenza, mostrando fragilità che lo rendono autentico, umano, vicino. 

E ce lo fanno pertanto amare, fortemente.

È un uomo sottile, smunto, graffiato dalla vita e prosciugato di ogni ragion d’esistere, eppure obbligato ad andare avanti nella rigidità e nella postura che il suo ruolo istituzionale gli imponeva. (…) come la scultura di Alberto Giacometti, L’homme qui marche, che tanto sente prossima a sé.

 Un uomo sempre in cammino, anche quando ogni passo è una prova di resistenza.

Ma Martiri delle sabbie è anche, e forse soprattutto, un’indagine sull’etica del potere, sulla funzione della giustizia e sul ruolo degli agenti dello Stato. 

«Noi siamo agenti di Polizia, il nostro compito non è giudicare, ma preservare l’ordine pubblico. Il giudizio, lo sappiamo bene lavorando ogni giorno a contatto coi magistrati, è il risultato di condizionamenti etici, politici e di opportunità che non possiamo permetterci di ascoltare. La nostra missione è assicurarci che una persona violenta non possa circolare liberamente. Li dobbiamo mettere in galera tutti, Luigi: i lucidi e i pazzi, se vanno in giro a fare del male.»

E, tuttavia, Gelsomino non è un eroe integerrimo. Il suo limite è anche il suo fascino. Sa ascoltare,  non sempre agisce ma quando lo fa non esita a percorrere sentieri impervi e piste nere. 

Gelsomino la guardò. Gli piaceva quando lo chiamava per nome. E gli piaceva anche perché aveva ragione. Si limitò però ad annuire e sorridere, senza dire una parola, perché sapeva di non essere quel tipo di poliziotto ideale che lei aveva appena descritto.

Intorno a lui si muove un’umanità spezzata ma intensa. Una collega, magari qualcosa di più, di altro,  cerca conforto, affetto, forse solo qualcuno a cui raccontare ciò che sente ma non sa di provare, ciò che Lecce stessa, metafora di un percorso di  vita non ‘solo’ città,  rappresenta per lei.

La domanda le uscì di bocca all’improvviso, mentre lui ordinava la seconda birra. Le uscì col nome di battesimo del commissario, che non usava spesso. Era come se la bocca le si fosse aperta in modo autonomo, come se non fosse riuscita a resistere alla tentazione di spostare la conversazione dall’indagine verso qualcosa di personale, senza però averne prima misurato le conseguenze.

L’interrogativo non conteneva in sé solo buoni propositi. Non si trattava soltanto di un tentativo di rinsaldare quell’amicizia che le era sembrata possibile durante il periodo trascorso in Val di Fassa.

Il suo scopo era nobile e subdolo assieme. Coraggioso e vigliacco. L’uno o l’altro a seconda di come avrebbe sfruttato l’amicizia una volta che fosse stata ricostruita. Voleva un amico per confessargli quanto per lei fosse soffocante vivere a Lecce, lontano dalle montagne, o voleva un amico per rendere la sua vita salentina meno soffocante? Lei per prima non riusciva a darsi risposta. Tra le due verità c’era tutta la differenza del mondo. C’era, soprattutto, la possibilità che, in quanto collega e meridionale, lui si sentisse mortificato nel sapere che Lecce, per lei, era una prigione.

Se il tentativo di rinsaldare un legame personale sia un gesto di coraggio o un atto di debolezza non è fondamentale stabilirlo,  quanto cogliere  l’equilibrio precario che riflette le ambiguità del nostro vivere.

Non mancano riflessioni più ampie sulla società, sull’integralismo, sulla manipolazione ideologica, sull’ambiente, il suo sfruttamento, la sua strumentalizzazione.

Capisci bene che in un clima dialettico – questo sì – tanto surriscaldato, succede spesso che non si parli più di scienza, ma tutto diventi fede.

(…)

Il fanatismo ha sempre due componenti: una leadership forte e una base manipolabile.

Martiri delle sabbie è un romanzo che colpisce. 

Colpisce.  

Per la  scrittura evocativa e tagliente di Lugli, per la profondità dei suoi personaggi e per il modo in cui nelle sue storie  la bellezza di un paesaggio selvaggio si intreccia con l’orrore delle tragedie umane che vi si consumano.

Un noir atipico, lirico e civile, dove il mare  del Salento è più che un paesaggio: è uno specchio, un compagno, un confidente. È il luogo dove il mondo “si comprime, chiudendosi ai rumori”, dove il respiro si fa preghiera, dove il rispetto verso la natura diventa una forma di tregua esistenziale.

Il freddo entra liquido nella muta, il respiro s’alleggerisce e il mondo cambia all’improvviso. Si comprime, chiudendosi ai rumori, alla violenza della luce, preme sui timpani, ti domina.

Devi respirare, il segreto è lasciarlo comandare, fargli capire che sei docile e che può giocare con te. Lui è il mare e tu sei dentro di lui solo per adorarlo e mostrargli rispetto. Non gli farai del male, diglielo, e lui farà altrettanto con te.

Martiri delle sabbie, così come fa  l’acqua, penetra, modella, scava e si prende il rischio più alto: quello di raccontare una verità che non consola. La soluzione del caso arriva,  lucida, sorprendente, coerente, ma lascia dietro di sé un’eco inquieta. Non perché ci siano domande senza risposta, ma perché ogni risposta sembra portare con sé una nuova ferita.

Non consola, ma restituisce dignità a ciò che troppo spesso, nella frenesia di catturare l’attimo in un reel, finisce in secondo piano, le vittime, i luoghi, gli uomini e le donne che ogni giorno devono camminare in equilibrio su quella linea sottile tra dovere e dolore.

Un noir appassionante che va letto con attenzione e rispetto, come si fa con il mare: sapendo che dentro c’è molto più di ciò che si vede in superficie.

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Marco Lugli


Marco Lugli è uno scrittore e fotografo emiliano. Appassionato di montagna, ha creato il personaggio di Luigi Gelsomino un commissario di Polizia salentino che meno montanaro di così non potrebbe essere, ma che, dopo numerosi casi risolti in provincia di Lecce, ha per la prima volta portato a affrontare un’indagine in Dolomiti. Alla sua produzione giallistica alterna romanzi di narrativa non di genere.