José Ovejero

Sinossi. Sedici racconti che formano quasi un romanzo a ripercorrere la storia di una famiglia operaia negli anni opprimenti della fine del franchismo. Un figlio, una madre e un padre, e alcuni animali (tutti esperti in evasioni): la narrazione ruota attorno a questa manciata di personaggi, a volte con toni da racconto dell’orrore, a volte da commedia. Comincia con l’uccisione di un cane e termina con la sepoltura di un padre, e nel mezzo esplora la rabbia infantile, le tensioni domestiche, le molteplici forme che la violenza assume nel nostro mondo, il desiderio di sottrarsi alle limitazioni di classe, e anche l’amore. José Ovejero dispiega la sua prosa chiara e spietata in un’opera che, a partire da una prospettiva intima, dipinge il ritratto collettivo di una Spagna in bianco e nero, con aspetti tragici ma anche dettagli umoristici o ironici. Nessuno può considerarsi escluso da questo piccolo universo di racconti terrificanti: se fa male è perché è successo anche a noi.
Traduttore: Bruno Arpaia
Editore: Voland
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Pagine: 146
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Marina Toniolo
‘Scrivere è ricordare proprio ciò che vorremmo dimenticare a ogni costo. Scrivere è travestire le cose per poter vedere il loro volto reale’.
Realtà autobiografica e finzione si mescolano in questi racconti di Ovejero apparentemente scollegati gli uni agli altri. In realtà il filo rosso è la famiglia e il rapporto che ha un bambino-giovane uomo con il mondo che lo circonda.
Un padre violento e anafettivo, una madre che proietta le sue speranze sul ragazzo, la massa di parenti senza emozioni: tutto questo in quegli anni cupi e senza prospettive che furono i Settanta in Spagna, dopo la caduta del franchismo.
In un paese di provincia prima e in periferia di Madrid poi le persone cercano un riscatto sociale che è dato solo dall’apparenza: una piscina, il campo da tennis privato. È comunque un luogo da cui si fugge appena si può: persino I cani posseduti e le tartaruge cercano di evadere.
‘Anche in un quartiere operaio come il mio ci sono le classi. E io appartengo alla classe alta della classe bassa’.
Questo imparano I ragazzi oltre alla violenza quotidiana
‘I padri picchiavano I figli perché non sapevano cosa fare con loro. Come noi picchiavamo I più deboli della classe, ridevamo di loro, li torturavamo nella misura delle nostre possibilità’.
Sedici racconti in nero che non si vorrebbe finissero mai e che danno uno spaccato sull’anima controversa di una società che arranca verso il benessere quando ancora si seppelliscono I morti della Guardia Civil.
Una non-coscienza che porta a vivere come automi un’esistenza in cui si potrebbe già essere morti. Esempio lampante è il racconto dello zio Angel, l’unico della famiglia che ha il drastico coraggio che manca a tutti.
Con la traduzione impeccabile che sicuramente rimanda allo stile di Ovejero leggere ‘Mentre siamo morti‘ è stata una scoperta unica che mi ha permesso di aprire diverse porte sapientemente schiuse dall’autore.
Consigliato? Senza alcun dubbio per l’ironia, lo humor nero e la lucidità senza fronzoli che ha lo stile di Ovejero.
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José Ovejero
Nato a Madrid nel 1958, José Ovejero ha vissuto in Germania e poi a Bruxelles, dove risiede attualmente, conciliando per lungo tempo il lavoro di interprete con quello di scrittore. La sua produzione letteraria comprende vari generi: sia racconti, ‘Cuentos para salvarnos todos’ (1996) e ‘Come sono strani gli uomini’ (Voland 2003), che romanzi, fra cui ‘Nostalgia dell’eroe’ (Voland 2005) e ‘Huir de Palermo’ (1999). Vanno menzionati anche i libri di viaggio, ‘Bruselas’ (1996) e ‘Cina per ipocondriaci’, quest’ultimo insignito del premio Grandes Viajeros nel 1998 (uscito in italiano per Feltrinelli). Con la raccolta di poesie ‘Biografía del explorador’ ha vinto il premio Ciudad de Irún nel 1993. È stato anche insignito del prestigioso premio Primavera per il romanzo ‘La vita degli altri’ (Voland 2008). I suoi libri sono tradotti in francese, tedesco, portoghese e olandese
A cura di Marina Toniolo
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