Mephisto Walzer 




DA UN’IDEA DI

Claudio Artusio

e

Stefano Sciacca


Prefazione: Guido Maria Guida

Editore: Mimesis Editore

Genere: Noir psicologico

Pagine: 346

Anno edizione: 2025


Sinossi. «Leggendo il “Mephisto Walzer” si sperimenta la sensazione di addentrarsi in un labirinto di sentimenti ed emozioni, di percezioni, allucinazioni, speranze e delusioni, tra sogni, incubi, fantasticherie, in un inevitabile processo di identificazione con ciascuno dei personaggi che lo abitano. Sensibilità è la parola giusta per descrivere la costante che permea il romanzo, la compassione nel senso più alto del termine: l’autore, con affetto e tenerezza, entra nell’esistenza dei propri personaggi e li rende vivi e reali, tutti soggetti a un comune destino di dolore e di incertezza, disillusione e disincanto, sebbene in alcuni passaggi, pieni del senso del magico e del misterioso, affiori la suggestione di una speranza affidata all’immenso potere dell’immaginazione». Prefazione di Guido Maria Guida.

 Recensione

di

Sabrina Russo


“In fin dei conti l’arte è come l’amore: non si poteva giudicare”

Virginia, una moglie dal corpo splendido che tutti ammirano, che ogni uomo anela a possedere in quanto di rara bellezza, ma che lei stessa non custodisce con il dovuto amore, ritenendolo vuoto e inutile. Un’immagine che non vuole scorgere riflessa allo specchio ma che, anzi, rifugge, quasi con disprezzo, cercando invano di diventare trasparente, invisibile, alla stregua di un fantasma. 

Edoardo, un marito, importante imprenditore il cui lavoro lo porta lontano da casa, da Virginia. Con il corpo però, ma non con il pensiero, poiché quest’ultimo non patisce la lontananza in quanto alimentato da ricordi e fantasie sufficienti a rendere l’immaginazione libera dai sensi. Ogni qualvolta Edoardo farà ritorno al focolare domestico, troverà immutato tutto ciò che ama: Virginia e sé stesso, “un’unica cosa in un’unica casa”. 

Una personalità atipica, diversa dall’idea che si potrebbe avere del tipo borghese grazie alla tenacia, all’ambizione che va di pari passo con la lealtà, l’orgoglio a braccetto con l’umiltà.

“Nel suo cuore comporre era amare e amare era comporre. Solo questo poteva rendere la vita piena”.

Fabrizio, un amico, pianista e compositore tormentato, il quale non sempre desiste dal ripudiare il proprio lavoro, pur finendo con l’ammettere di riconoscersi perfettamente nelle contraddizioni di cui questo è caratterizzato. Per disprezzo o per invidia, la rabbia lo pervade nel momento in cui pensa alla ricchezza altrui, di tutti in generale, del padre in particolare, minimamente intenzionato a metterla a disposizione del figlio per coltivare il suo indubbio talento. 

“E in questo tormento, che il moderno uomo occidentale infligge a sé stesso senza posa e senza pietà, si rinnovano il peccato originale e la sua punizione: voler strappare una mela, bramare ad addentrarne un’altra, non riuscire comunque a saziarsi mai…”

Edoardo e Fabrizio, amici sin dalle elementari, compagni di banco fino all’esame di maturità, vedono poi le loro vite separarsi con il proseguo degli studi, pur lasciando intatto un legame così profondo in grado di resistere a qualsiasi prova, basato sulla fiducia, sulla complicità e sul soccorso reciproci.

Un omicidio di strada metterà sul loro cammino personaggi altrettanto complessi: un giornalista spavaldo che non desiste nel dare notizie scioccanti e farcite di particolari superflui al fine dell’indagine; un commissario ostile alla società di cui dovrebbe essere un esempio e colonna portante; un avvocato disinibito, alla ricerca di piaceri futili, ormai privo di illusioni; e molti altri ancora…

Man mano che la lettura avanza, l’autore ci dà modo di addentrarci in un noir psicologico, tristemente romantico, nostalgico, permettendoci di penetrare nell’Io dei personaggi, dolcemente, e conoscerne forza e fragilità, illusioni e disillusioni, passato e presente tramite quella che potremmo definire una strabiliante “indagine esistenziale” capace di renderli ai nostri occhi reali, veri, caratterizzati da un destino di dolore, dubbi, incertezze e speranze.

Un intreccio pronto a sfociare in un dramma corale, farà sì che le loro vite entrino in collisione, interagendo dapprima in maniera quieta, pacata, per poi sfociare in un crescendo rossiniano che darà vita a gesti, azioni, raggiri, piani diabolici che vedranno l’ultima nota accordarsi con un finale pungente e inaspettato.

Stefano Sciacca, tramite una prosa splendida, ricca, poetica, quasi danzante, ci porta nel mondo della fotografia, potente e disarmante, nostalgica e manipolatrice, capace di riempire l’anima ma al contempo far sprofondare nella solitudine. In maniera a volte fin troppo approfondita, si addentra in numerosi temi quali la fantasia, l’immaginazione, l’ipocrisia, la costante ricerca di ricchezza e il vuoto che sovente ne consegue, la futilità della bellezza nel momento in cui non è supportata dalla felicità, il significato che si dà all’amore e cosa si è disposti a fare per renderlo immortale, il godimento ingannevolmente reale che provano due corpi che si cercano sperando di colmare un vuoto, appagare i sensi. 

Mefistofele che muove i fili delle anime più deboli, un diavolo che induce a compiere le azioni più esecrabili e meschine. 

Una “sinfonia letteraria in tre movimenti e altrettanti colori” che si alternano tra vivaci e cupi, i richiami all’arte espressionista e alla psicologia freudiana caratterizzano questa lettura indubbiamente particolare, introspettiva, che scava nelle profondità dell’animo umano riconoscendone limiti e debolezze, oltre ad un tributo ai Mephisto Walzer di Franz Liszt ispirati al Faust di Lenau.

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Stefano Sciacca


laureato in giurisprudenza all’Università di Torino, ha studiato Human Rights Law presso la University of Oxford e collaborato con l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale. È stato consigliere della Fondazione Culturale di Noli per la quale ha curato conferenze e mostre (Tracce di Realismo a Noli, 2015) e autore di romanzi (Il diavolo ha scelto Torino, Robin 2014), di saggi di critica cinematografica (Fritz Lang, Alfred Hitchcock: vite parallele, Falsopiano 2014; Prima e dopo il noir, Falsopiano 2016), di sceneggiature (Suicidio allo specchio, finalista ToHorror Filmfest 2018) e di video sulla storia dell’arte e del cinema (Cinema e Psiche: il manipolatore, 2018; Gum sul canale Youtube Valiant). Con Mimesis ha pubblicato Sir William Shakespeare, buffone e profeta (2018), L’ombra del passato (2020) e La sola ricchezza che conti (2023), Mephisto Walzer (2025).

A cura di Sabrina Russo

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