Alessia Coppola
Sinossi. Salento, primi del Novecento. Alla vigilia dell’Immacolata, Cosma Guadalupi perde il marito in una notte di tempesta. Mesi dopo nasce Minerva, la loro ultima figlia, che tutti chiamano Mina. Fin dal principio, Mina si dimostra diversa dalle sorelle, poiché porta in sé i doni della nonna masciara, Nilde, la strega alla quale il paese si è sempre rivolto per guarigioni e malefici. Ribelle e oscura per natura, Mina è esclusa dalle altre bambine e allontanata da Cosma. Gli anni trascorrono nel casolare dei Guadalupi, che assiste a guerre e tumulti. Mina intanto diventa una giovane donna, e incontra Vincenzo Malerba, con cui avrà dei figli e il cui destino sarà legato al mare. La loro ultimogenita, Rosa, deciderà di non rassegnarsi alla sofferenza che ha segnato tutte le donne Guadalupi, a partire dall’antenata Almuneda. Prenderà in mano la propria vita e lascerà il paese per sottrarsi alla madre e alla miseria. Alessia Coppola, con uno stile ricco e avvolgente, riflette sul legame profondo tra donne diverse ma unite da segreti inconfessabili e ci regala un romanzo impetuoso e viscerale sul destino che sembra già scritto e sul coraggio che a volte ci permette di cambiarlo. Una storia su un’eredità antica che si trasmette di madre in figlia, ambientata in un Salento misterioso e primordiale in cui vita e morte seguono le sempiterne regole della natura.
Autrice: Alessia Coppola
Editore: Fazi
Genere: Narrativa italiana, Saghe familiari
Pagine: 396
Anno di pubblicazione: 21/04/2026
Recensione
di
Barbara Aversa
“È terribile avere nostalgia di qualcosa o qualcuno che non si è vissuto; è un dolore perenne che consuma la mente immaginare un volto e nutrire l’assenza con la malinconia.”
Non è semplice parlare di questo libro, è stata una lettura che mi ha travolta.
Ho sempre amato le saghe familiari ma mi è sembrato che questa fosse avvincente in maniera particolare, quasi “incantata”.
Siamo in Salento. Sono i primi del Novecento e quando Cosma Guadalupi perde improvvisamente suo marito è in attesa di Minerva. Alla nascita la piccola viene subito accolta tra le braccia di sua nonna, Nilde, la masciara del paese, colei alla quale tutti ricorrono per avere benefici, oppure per lanciare anatemi.
“La magia ha radici antiche e confini assai sottili. Dalle mie parti si crede che non sia necessario un incantesimo per maledire qualcuno, che basti solo il pensiero a gettare sciagura su una persona. Le comari del paese lo chiamano li fascinu, qualcun altro la definirebbe solo sfortuna, ma che sia reale o meno, una cosa è certa: mia madre non è mai stata felice, su di lei gravava il peso di una pesante eredità.”
La masciara è una figura fortemente sentita nell’Italia meridionale; può essere sia positiva che negativa perché ha il potere di guarire o il suo esatto opposto. La Puglia è ricca di folklore, la vita rurale è molto viva e c’è una grande profondità territoriale che si avverte immediatamente nel romanzo. L’ambientazione non è solo un annesso ma al contrario è co-protagonista.
Nilde e Cosma hanno un rapporto pessimo, impossibile da recuperare. Cosma è convinta che sua madre l’abbia maledetta, vede in lei solo una strega, una masciara, una fattucchiera. E lei non sarebbe mai stata come sua madre. Però tra nonna e nipote, Minerva detta Mina, nasce subito un legame che sembra destinato a durare nonostante non si incontrino più per moltissimi anni.
Mina conserva le radici di quel legame, le restano addosso come resina e nonostante cerchi di adeguarsi alle proprie sorelle non può rinnegare quella che è la propria natura di masciara.
Sua madre Cosma percepisce una netta divergenza con quell’ultima figlia femmina. La ritiene diversa, vede nei suoi tratti Nilde. Cosma inizia così allontanare Mina che si sente non amata, rifiutata e si rifugia nell’affetto materno di sua zia.
Non essere amata da sua madre è una scoperta terrificante che inizia da quel momento ad annodarsi, a stratificarsi, come una crosta spessa e impossibile da scalfire.
Ma purtroppo quando non si conosce l’amore è difficile poi riuscire a ricrearlo e il destino di Mina non è poi così diverso rispetto a quello di Cosma. Sembra uno scherzo del destino ma anche Mina si trova a crescere l’ultima figlia da sola. Quest’ultima figlia eredita il non amore eppure il suo percorso sembra destinato ad essere un altro.
Lei si chiama Rosa – detta Rosaspina – e non ha intenzione di arrendersi.
È una saga familiare che affronta tante tematiche attuali, anche se siamo nella prima parte del Novecento moltissimi cliché sono ancora tristemente in atto nella nostra epoca.
La masciara è una metafora di una donna diversa, libera e che fa scelte di tipo non comune ma nello stesso tempo è un fil rouge con il passato, con le sue tradizioni, belle o brutte non importa. È uno storico che in un modo o nell’altro ci si porta dietro.
Grazie per questo libro da tutte le figlie della tempesta che in modo o nell’altro sono riuscite ad uscirne. Oppure no. E forse va comunque bene così.
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Alessia Coppola
autrice, editor e illustratrice pugliese, vive a Roma. Artista poliedrica, ha all’attivo numerose pubblicazioni, in Italia e all’estero. Come scrittrice, ha pubblicato, tra gli altri, Il profumo del mosto e dei ricordi, vincitore del Premio Vermentino 2018.