Nel grande vuoto




Recensione di Laura Salvadori


Autore: Adil Bellafqih

Editore: Mondadori

Genere: hardboyled

Pagine: 250

Anno di pubblicazione: 2019

Sinossi. Il Crollo ha scavato un profondo precipizio nella storia del mondo, e quel che è rimasto dell’umanità vive con un’idea confusa del proprio passato, perennemente connessa all’Aion, l’onnisciente insieme organico di menti che grazie alla Realtà Aumentata offre a chiunque la possibilità – ovviamente a pagamento – di mostrare agli altri un avatar, una versione tridimensionale contraffatta di sé dietro cui trincerarsi e nascondere i propri fallimenti e le proprie solitudini. Finire, anche solo per pochi minuti, in Tendenza: ecco il sogno che tiranneggia la vita di ognuno. Ma un mondo in cui tutto è camuffabile è un mondo in cui tutto è manipolabile: immersi in un maelstrom informatico che abbaglia con mondi fittizi, pop-up e banner pubblicitari, gli esseri umani si ritrovano alla mercé di fake news, improvvisati guru e finti salvatori. L’unico modo per proteggersi è ricorrere ai debunker, detective privati e demistificatori che setacciano la Rete ripulendola dalle menzogne telematiche. E uno dei migliori in circolazione è sicuramente Meister Eckhart, anche perché rispetto ai suoi colleghi ha un vantaggio segreto: grazie a un difetto all’impianto spinale, Eckhart se si copre un occhio vede il mondo vero, spogliato dal doping dell’Aion. Quando alla porta del suo ufficio bussa la fascinosa Eva, decisa a far luce sulla morte misteriosa del figlio Ivan e sulla sua ancor più inspiegabile scomparsa dall’Aion, Eckhart accetta il caso, senza sapere di avere appena commesso l’errore più terribile della sua vita.

Recensione

Lei non crede che i sogni e internet siano abbastanza simili? Sono entrambi luoghi in cui si esprimono desideri repressi.

Cosa sarebbe l’uomo senza i suoi ricordi?

Un guscio vuoto, un essere senz’anima, senza passato e senza futuro. L’uomo finirebbe per perdere la sua unicità e la sua identità. Sarebbe uno fra i tanti, senza un suo segno distintivo. L’uomo sarebbe solo un corpo intercambiabile con altri corpi. Incapace di dare valore aggiunto ai suoi simili, inutile, invisibile.

Non saprebbe amare. La sua vita non avrebbe alcun peso. Né alcun senso.

E cosa sarebbe disposto a pagare, un uomo, per difendere la sua memoria, che altro non è che la sua stessa vita?

La risposta a questa domanda si può trovare in questo romanzo.

Ma non lasciatevi ingannare: “Nel grande vuoto” non è un romanzo di fantascienza. E’ tutt’altro e molto di più. E’ un salto nel vuoto, è accettare che il nostro mondo, oggi, è un mondo di apparenza, in cui è sempre più complicato rinunciare ad indossare le nostre maschere, una per ogni occasione.

E’ la consapevolezza che nell’era delle connessioni, l’uomo è sempre più solo e debole. Esposto al fallimento, drogato di “realtà aumentata”, illuso, spesso, di vivere una vita che non è la sua, ma solo una brutta copia, un falso al quale però finisce per credere ciecamente.

Se siete disposti a mettere in dubbio le Vostre certezze e a guardare in faccia la realtà che ci circonda, allora potrete osare. Ma se ritenete che il mondo in cui viviamo sia ancora un bel posto in cui stare, beh, siate pronti a cambiare idea o a vedere sgretolarsi alcune delle vostre certezze.

Adil Bellafqih è un giovanissimo autore, che ha un talento speciale nel dipingere il vuoto della nostra epoca. Forse perché, appunto, è molto giovane, quindi conoscitore diretto della realtà virtuale di internet e soprattutto dei social. O forse perché, più semplicisticamente, ha un dono, del tutto simile a quello che possiede Eckhart: quello di filtrare il vero, nettandolo delle false verità e delle nostre credenze più dure a morire.

Il romanzo, che è innegabilmente un capolavoro di unicità e di brillante inventiva dal punto di vista della narrazione ( ma non solo, è un capolavoro di atmosfere postatomiche, di decadenza, di morte, di rassegnazione, di grigiore, di inutile strenuo tentativo dell’uomo di mantenere intatta la sua umanità ) è soprattutto una geniale quanto deprimente parodia di ciò che potremmo diventare in un futuro neanche troppo lontano, ammesso che ciò che Bellafqih così finemente disegna non sia già il nostro terribile presente. E senz’altro, il lettore sensibile non potrà non riconoscere alcuni sintomi di quel futuro prossimo nell’uomo del nostro tempo.

Non posso esimermi di consigliare questo romanzo a tutti, indistintamente. Se da un lato la trama intrigante terrà i vostri occhi incollati alle pagine e la vostra testa in tensione (perché comunque ci potrete trovare una vena thriller), dall’altro potrete riflettere sulla parabola discendente che l’intelligenza umana sta vivendo, indebolita dalle non verità, affascinata morbosamente dall’apparire, inerme e indifesa di fronte ai pericoli  delle interconnessioni.

Confesso che uno dei miei vezzi, quando leggo, è sottolineare frasi che abbiano la caratteristica di colpirmi, di farmi riflettere. Che siano belle, che emanino poesia.

Ebbene, in questo romanzo ne ho fatto incetta.

Quindi, ben venga la ricerca del misterioso assassino, che colpisce per cancellare i ricordi.

Ma esigo da voi lettori che siate aperti a cogliere i messaggi che l’autore coglie per noi, affinché riflettiate sulla nostra vita e sul destino di questo bel luogo che chiamiamo mondo.

Ancora i miei complimenti ad Adil. Nella sua giovane penna scorre tanta genialità quanta poesia.

Confezionare un romanzo così ottimamente costruito non è da tutti.

Mi auguro che continui su questa strada, regalandoci altre piccole perle come questa sua opera prima.

Adil Bellafqih


E nato nel 1991 a Sassuolo dÈve vive. Si è laureato su Stephen King, con una tesi disciplinarmente trasversale. Sta frequentando il corso di laurea magistrale in Filosofia a Parma. Ha pubblicato diversi racconti in occasione di vari concorsi letterari e ha tutta l’intenzione di vivere della sua scrittura.