Nicaredda




Marcella Formenti


Sinossi. Una nuova indagine per Rosario Granata e Mario Lombardo che stavolta si svolge tra Lampedusa e Tunisi alla ricerca dell’assassino del clown Jean De Bar, artista del Grande Circo Darix Togni approdato di fortuna sulle coste dell’isola, e quello di una ragazza sconosciuta ritrovata morta sulla spiaggia. La prima cosa da scoprire è se questi due omicidi hanno qualcosa in comune; e se sì, cosa. Siamo sul finire del 1949 e i mafiosi cominciano a tornare a prendere possesso della Sicilia a pieno, grazie anche a un radicale e più favorevole cambiamento nello scenario politico. Al contempo, gli aristocratici continuano a lasciare le terre incolte, con il favore della polizia che reprime le lotte contadine, e a interessarsi a posti apicali delle amministrazioni pubbliche per mantenere lo status quo. E mentre sulla piccola isola di Lampedusa poveri pescatori assistono sornioni alle indagini di Granata, nella splendida Trapani, Benedetta, una giovane cameriera, riesce a farsi benvolere dai padroni di casa, muovendo i primi passi di una carriera che la porterà lontano. Nicaredda è il secondo romanzo di un ciclo ispirato agli elementi, qui ritroviamo l’acqua a permeare il racconto, così come la terra lo era per “La morte della Romanziera”. Ognuno di essi è simbolo della potenza della Natura che travalica l’umano e ne guida il destino.

Autore: Marcella Formenti

Editore: Morellini Editore

Genere: Giallo storico/poliziesco

Pagine: 241

Anno di pubblicazione: 2025

 Recensione

di

Edoardo Guerrini


Un romanzo la cui lettura suscita alcune impressioni assai positive, ma anche alcune perplessità. Prima di tutto, una serie di elementi di grande interesse: l’ambientazione e l’epoca.

Un romanzo che si svolge nella Sicilia del 1949, un periodo assai particolare del dopoguerra in cui si sta iniziando la ricostruzione, e si stanno vivendo le conseguenze di una serie di elementi assai importanti e ben descritti dall’autrice: l’invasione degli Alleati e la sconfitta del regime fascista, hanno comportato l’alleanza degli americani e del nuovo potere installatosi con la mafia, tramite anche l’aiuto richiesto dagli americani ai mafiosi di provenienza siciliana che si erano già ben sistemati formando organizzazioni ben strutturate negli States; l’aiuto acquisito da queste organizzazioni in Sicilia ha portato a far sì che tali bande supportassero gli interessi di certe componenti della società siciliana: gli agrari possessori dei latifondi, in opposizione ai cittadini agricoltori che tentavano di acquisirne proprietà più limitate per poter lavorare in condizioni più accessibili e conformi ai diritti umani; da questo conflitto nacque la strage di Portella della Ginestra, il 1 maggio 1947 e il relativo ruolo della banda di Salvatore Giuliano, di cui si accenna abbastanza approfonditamente in questo romanzo: tema cui sono molto affezionato.

Altro elemento assai interessante è l’attenzione prestata in questa serie di romanzi a integrare la trama negli “elementi essenziali”: nel primo romanzo c’era la terra, in questo c’è l’acqua. Si parte da una scena in cui il protagonista Rosario Granata è immerso nell’acqua marina della splendida isola di Lampedusa e si trova a contatto con tantissimi pesciolini, le cosiddette “alacce”; l’acqua continuerà a condizionare e pervadere le visioni dei vari personaggi, con descrizioni assai immersive per il lettore.

Altro elemento ormai classico dopo la lezione del Maestro Andrea Camilleri, è l’uso delle varie lingue regionali: il siciliano di Lampedusa e di Trapani per i personaggi che stanno in tali località, e il napoletano di Rosario Granata che ha tale diversa provenienza.

Tutte lingue usate molto correttamente e, per le parti di maggior difficile comprensione in italiano, viene riportata in nota la traduzione, cosa che si rende spesso necessaria perché, in effetti, si tratta di parti di siciliano meno comprensibili di quelle che usava Camilleri.

Unico elemento che trovo non condivisibile è la scelta editoriale diversa da quella usata da Sellerio, che porta la casa editrice Morellini a riportare tali parti in corsivo. Io non condivido questa scelta perché rende i tratti una sorta di “differenza”, anche se sono molto utili per inquadrare nel lettore i vari personaggi con l’uso che fanno della propria lingua.

Veniamo alla trama e a una serie di elementi che mi hanno invece suscitato varie perplessità: prima di tutto, il personaggio di Rosario Granata: figura di poliziotto che ha degli elementi psicologici assai problematici: labilità emotiva, crisi di salute anche fisica orientata dalla psiche, eccessi di reazioni emotive anche nei rapporti professionali.

Specialmente nel rapporto con il suo collega Mario Lombardo, che gli ha “sottratto” il suo posto di lavoro precedente a Palermo, facendosi promuovere allo stesso grado di ispettore capo, e facendo sì che Rosario venisse trasferito a Lampedusa, una sede molto più periferica e di minor rilievo; sembra che Rosario odi il suo collega, e invece poi, quando si incontrano, si abbracciano subito e addirittura gli osservatori esterni credono che siano amanti.

Si tratta di una serie di elementi che probabilmente sarebbero più comprensibili se si fosse già letto il primo romanzo della serie, La morte della Romanziera.

Altro elemento particolare e che forse si spiegherebbe meglio con la prima puntata, è il rapporto tra Rosario e la bimba Benedetta, soprannominata Nicaredda: i due in effetti si sono incontrati, ma non si sa quando; vivono in due luoghi siciliani ben diversi, lui a Lampedusa, lei a Trapani e,nel romanzo, leggendo i numerosi capitoli alternati che rappresentano separatamente le vicende delle indagini condotte da Rosario e della vita condotta da Nicaredda a Trapani, il lettore è portato a pensare che nel finale si scoprirà il legame tra tali trame del tutto diverse: invece ciò non accade; l’unico legame riportato sono le lettere che Benedetta invia a Rosario, dicendogli qualcosa di ciò che le accade e non si comprende il motivo di tali spedizioni, né si comprende se l’autrice pensi a proseguire con degli sviluppi successivi i rapporti fra i due.

La trama legata a Benedetta porta a un delitto, ma si tratta di una storia a sé stante; la trama sull’indagine condotta da Granata e Lombardo su altri due delitti porta a un’indagine poliziesca abbastanza complessa tra Lampedusa e Tunisi, con la relativa scoperta dei legami nel complesso di quanto accaduto, e con qualche interessante tematica sulla tratta illecita di ragazze.

Insomma, una sommatoria di elementi positivi, ma anche una trama studiata con qualche eccessiva complessità, e con legami non ben restituiti tra la trama della puntata precedente e questa, come se si desse per scontato che i lettori di questo romanzo avessero già letto il precedente.

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Marcella Formenti


è un’attrice, speaker, ballerina di tango, drammaturga di testi teatrali e di narrativa per adattamento alla scena. È diplomata alla Scuola Civica d’Arte Drammatica “Paolo Grassi”, ha un Executive Master presso la Scuola del Piccolo di Milano per il corso di alto livello Masterclass. È stata dirigente del direttivo Arci Bellezza di Milano dal 2002 al 2009 come consulente della Commissione Cultura.