Sesuji
Sinossi. Quando Ozawa, giovane giornalista di una rivista sull’occulto, svanisce nel nulla, Sesuji, una persona a lui vicina, decide di raccogliere e pubblicare il materiale che stava preparando: un’indagine inquietante su una serie di sparizioni e fenomeni inspiegabili nella regione del Kinki, Giappone occidentale. Tutto sembra ruotare attorno a una diga e a un monte non identificato, teatro di leggende oscure e rituali dimenticati. Le testimonianze raccolte fanno riferimento a tre strane entità, ognuna collegata a fenomeni paranormali differenti ma unite da un comune e inquietante filo conduttore. Ma più Sesuji approfondisce, più la verità si deforma. I confini tra mito e realtà si dissolvono, e ciò che sembrava solo una raccolta di articoli diventa qualcosa di più. Qualcosa che chiede di essere letto. Qualcosa che non vuole essere dimenticato.
Autore: Sesuji
Traduzione: Stefano Lo Cigno
Editore: Newton Compton
Genere: Horror
Pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Salvatore Argiolas
La grande tradizione del giallo giapponese consente di tracciare dei percorsi narrativi che dipendono dalle scelte stilistiche e dagli interessi principali degli autori per cui, di solito, alla scuola del nuovo giallo sociale, spesso legato al nome di Shizuko Natsuki, si contrappone il “Tantei” (giallo enigma) e il “Suiri” (il giallo psicologico), il cui maggior esponente è ritenuto Seicho Matsumoto. Lateralmente a queste tendenze si è sviluppato anche il versante horror che si basa di solito su remote leggende e miti ancestrali che talvolta incrociano tangenzialmente anche gli altri filoni.
Il romanzo horror giapponese più noto è senz’altro “Ring” che però ha alle spalle una storia abbastanza particolare in quanto Koji Suzuki l’aveva strutturato come un giallo con venature psicologiche e soprannaturali, che richiamava antiche tradizioni nipponiche e alla fine è diventato seminale per infinite variazioni del cinema horror grazie anche alla versione di Gore Verbinski.
Infatti in un’intervista alla domanda “Quali sono gli scrittori horror o gotici da cui è stato maggiormente influenzato?” Suzuki rispose schiettamente: “In realtà non ho alcun interesse per le storie horror. ” Ring” è una storia che ho scritto senza avere una trama precisa. Scrivere non è un atto così consapevole come credono i lettori.”
Il romanzo parte con l’indagine, nata per caso, di un giornalista che indaga sulla strana morte di quattro giovani e si sviluppa su binari classici sino a quando capisce che la chiave di tutto è una videocassetta impressionata dall’influsso mentale di una sensitiva.
Alla trama di “Ring”, l’indagine su di una sparizione, si appoggia anche “Non cercate in questo luogo” di Sesuji, che diventa personaggio del suo romanzo per conoscere la sorte del giornalista Ozawa che indagava su tante vibrazioni negative che si propagavano dalla regione del Kinki e in particolare da una montagna vicino ad una diga.
“Salve, mi chiamo Sesuji. Non so con certezza se poter chiamare questo libro un’opera” è il vero incipit di “Non cercate in questo luogo”, che infatti ha una struttura molto particolare, fatta di articoli di giornale, trascrizioni tratte dal web, registrazioni live e contribuiti di periodici specializzati nella ricerca di increspature della realtà.
“Lavoro a Tokyo come giornalista. “Sesuji” è uno pseudonimo scelto solo per questo libro: di solito firmo i miei articoli. Mi occupo perlopiù di storie di fantasmi e fenomeni inspiegabili.(…) so che la mia incursione improvvisa nella narrativa può disorientare, ma quello che sto per raccontarvi, compresi i dettagli sul mio conto, è indispensabile per comprendere questo libro. Solo dopo aver letto tutto capirete perché sto per chiedervi un aiuto. Mi farete davvero piacere se leggerete l’opera sino in fondo e collaborerete con me.”
Sesuji chiama i lettori a partecipare all’indagine sulla scomparsa del collega Ozawa che, ingaggiato per la pubblicazione di una rivista dedita al paranormale ma senza fondi a disposizione, analizza a fondo gli archivi della casa editrice e scopre diverse occorrenze che prima non erano state messe in collegamento o percepite come attinenti allo stesso fenomeno di origine anomala.
La casa editrice “trattava con tono disinvolto di fantasmi, luoghi infestati, leggende metropolitane, casi irrisolti e persino di UFO”, e Ozawa si dedica al suo lavoro con lo zelo del neofita venendo attratto da strane coincidenze e testimonianze che gli fanno intuire che c’è un luogo ben preciso infestato da occulte presenze.
“Fu allora che scoprì qualcosa. Si dice che in Giappone ci siano più di cinquecento luoghi infestati, grandi e piccoli, ma solo un ristretto numero viene menzionato su riviste o altri media. Tra i siti più noti ci sono il cimitero di Tama, o il tunnel di Ikoma. (…) Il numero di storie di fantasmi che alimentano un posto infestato è proporzionale al numero di persone che lo visitano. I luoghi dove la gente si cimenta in prove di coraggio diventano inevitabilmente i più famosi.”
Lentamente la ricerca sui Kamikakushi, che il glossario in fondo al libro indica come un termine riguardante una misteriosa sparizione attribuita a spiriti o divinità, che compare spesso nella narrativa horror o fantastica legata al soprannaturale giapponese, calamita Ozawa e Sesuji in una vicenda ricca di sorprese e di tensione perché, come sapeva bene Nietzsche, “se guardi a lungo in un abisso, l’abisso guarderà te.”
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Sesuji
È considerato una delle voci più originali dell’horror contemporaneo giapponese. Maestro del terrore narrativo, ha rivoluzionato il genere utilizzando la tecnica del mockumentary, abbattendo i confini tra finzione e realtà e immergendo i lettori in un incubo vivido e plausibile. Le sue storie di fantasmi, pubblicate online, hanno superato i 14 milioni di visualizzazioni, diventando virali sui social. Da queste storie è nato il suo romanzo d’esordio, Non cercate in questo luogo, che ha venduto oltre 850.000 copie in Giappone, conquistando il primo posto in classifica e diventando sia un manga che un film campione d’incassi.