un fatto di cronaca

Sinossi. «Papà ha ucciso la mamma.»
Inizia così la drammatica storia di Léa, tredici anni, e di suo fratello, diciannove. Poche parole pronunciate al telefono dalla sorella minore dopo un lungo silenzio spingono il ragazzo, che vive a Parigi per studiare danza, a mollare tutto e prendere il primo treno per tornare a casa. Incredulo e terrorizzato, dovrà fare i conti con il dolore, la rabbia e l’istinto di protezione verso Léa, testimone del delitto. Senza una madre, senza una casa e con il padre in prigione, i due ragazzi dovranno affidarsi al nonno materno, che li assiste nei continui passaggi tra tribunali e polizia, e li circonda di quell’affetto che credevano di aver perso per sempre. Ma entrambi sono ormai segnati: Léa, afflitta da insonnia e incubi, si ritira in un mondo tutto suo; il fratello, tormentato dal senso di colpa, rievoca il passato cercando di ricostruire ogni attimo prima del dramma finale, tutti i segnali che erano lì e che nessuno aveva voluto vedere.
Autore: Philippe Besson
Traduttore: Leila Beauté
Editore: Guanda
Genere: narrativa
Pagine: 176
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Sabrina Russo
“Léa aveva tredici anni, io diciannove.
Non eravamo pronti per una tragedia del genere, per una tragedia così immensa.
Nessuno lo è. Certo che no
Solo che a noi è capitata.”
“Il tutto” si svolge in un tempo abbastanza breve: una furiosa lite scaturita a seguito di una discussione, la necessità di porre fine alla ribellione passando dalle urla alle percosse, poi alla violenza che si esprime in diciassette coltellate, la morte della donna, la fuga del marito.
Questi pochi momenti cambieranno per sempre la vita di una famiglia.
In un breve lasso di tempo, fratello e sorella saranno costretti a dire addio ai loro genitori, che da ora in avanti assumeranno i ruoli chiave di vittima e carnefice.
Spesso non consideriamo ciò che si cela dietro una tragedia: i mesi, gli anni che coloro che la hanno subita impiegheranno per tornare a vivere, provare a risollevarsi, abbracciare un’idea che non contempli almeno per poche ore, la tragica realtà. Quanto successo ha cambiato inevitabilmente le loro vite, e sono consapevoli di come la tragedia vissuta non lascerà mai davvero i loro cuori e le loro menti.
Tanti i pensieri che il giovane narratore si ritrova a prendere in considerazione: avrei potuto salvare mia madre? Una simile catastrofe si sarebbe potuta evitare? Qualcuno ha percepito qualcosa, qualcuno sapeva cosa si celasse dietro all’apparenza di un marito “tranquillo”?
La violenza, la rabbia, gli scatti d’ira, l’impazienza, erano solo a discapito della moglie, ben celati all’interno delle mura domestiche, subiti da una donna in grado di contenerli con stratagemmi affinati nel tempo affinché non sconvolgessero più del dovuto la serenità dei figli, l’equilibrio famigliare.
Il suo piegarsi ogni giorno di più alla volontà del marito, ha fatto sì che non se ne percepissero l’insicurezza, la mania di controllo e la gelosia spasmodica atte a definire un uomo troppo preso da sé stesso, narciso, capace solo di limitare, intimidire, aggredire verbalmente prima, fisicamente in seguito.
Fratello e sorella si troveranno a passare l’inferno, a causa di cambiamenti, mancanze, sofferenze, incubi, terapie, sensi di colpa, cercando di sopravvivere solo grazie all’amore reciproco, alla necessità di esserci uno per l’altra e al sostegno incondizionato del nonno, l’unica presenza rimasta sulla quale poter contare.
“Suppongo che gli istanti decisivi siano impossibili da dimenticare e che, a volte, mentre stanno accadendo, uno si renda conto che sono in effetti decisivi”.
Una storia privata che diventa un grido corale.
Un vissuto personale che è la triste realtà di quanto troppo spesso succeda di perdonare, giustificare, sottovalutare gli innumerevoli gesti di un uomo all’interno di un rapporto malato in cui i figli, spettatori impotenti, si preparano a diventare vittime inconsapevoli.
Una storia toccante e dolorosa, la cui prosa introspettiva, incisiva e delicata al tempo stesso, porta il lettore a empatizzare con la sofferenza vera e tangibile dei due giovani protagonisti, alle difficoltà emotive e psicologiche che si troveranno a dover affrontare e alle conseguenze drammatiche che non saranno in grado di eludere, loro malgrado.
Un fatto di cronaca che mette al centro le donne vittime di violenza coniugale e le vittime collaterali (in primis i figli, ma anche genitori, amici…) che, come un vortice, vi girano intorno portando inevitabilmente a galla le responsabilità, le negligenze, le contraddizioni che sempre troppo spesso diventano la causa dell’inevitabile.
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Philippe Besson
è uno scrittore francese, nato a D’Enghien-les-Bains nel 1967, noto per i suoi romanzi che esplorano temi come l’amore, la memoria, l’identità e le relazioni interpersonali. Tra le sue opere: Un amico di Marcel Proust (2001), E le altre sere verrai? (2002), Un ragazzo italiano (2002), I giorni fragili di Arthur Rimbaud (2004), Come finisce un amore (2009), Una buona ragione per uccidersi (2013), Non mentirmi (2017), Un certo Paul Darrigrand (2019), L’ultimo figlio (2022), Non è solo un fatto di cronaca (2025). In Italia, le sue opere sono pubblicate da Guanda.
A cura di Sabrina Russo
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