Onda di piena




Un’indagine

per il commissario Campani


Sinossi. 1961. A Macallè, nella Colonia Eritrea ormai prossima alla fine, il commissario Campani si muove in un mondo che sta cambiando troppo in fretta. L’autorità vacilla, i superiori sbagliano, e una serie di morti violente e senza spiegazione incrina il fragile equilibrio della città. Un’intuizione inattesa rivela un legame inquietante tra i delitti e un segreto sepolto nel passato, aprendo la strada a un’indagine pericolosa. Tra scandali finanziari, segreti militari, gioco d’azzardo e prostituzione d’alto bordo, Campani scopre quanto può essere alto il prezzo della verità. Con l’arrivo del Natale, l’indagine e la sua vita personale giungono a un punto di svolta decisivo. Quanto alla Fiorentina, anche stavolta sarà solo fonte di illusioni.


Autore: Luca Ongaro

Editore: iDobloni Edizioni

Genere: Giallo

Pagine: 252

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Sabrina Russo


“Ma io mi domando e dico se un dirigente della polizia coloniale si può mettere a scherzare in questo modo senza un minimo di senso di responsabilità e.…”

Ritorna il commissario Francesco Campani della questura di Macallé, con una nuova indagine e con alcune peculiarità che lo rendono un protagonista singolare e interessante: nato e cresciuto in una colonia eritrea, è una figura atipica nel corpo di polizia coloniale in cui è ben inserito ma al quale riesce ad approcciarsi con un profondo senso critico, come solo un osservatore esterno riuscirebbe a fare. Ironico, arguto, dotato di un forte senso di giustizia personale, tende a non fermarsi alla prima versione dei fatti che possono risultare ambigui o fin troppo casuali. 

Impossibile poi non citare l’amore incondizionato per la Fiorentina, la necessità di pranzare all’una (altrimenti la concentrazione viene a mancare!!), lo splendido sentimento di amore e rispetto che lo lega alla moglie Emma, ricercatrice all’Istituto Agricolo Coloniale.

Campani si avvale di un valido ispettore, Araya, eritreo che conosce bene l’italiano e il territorio, dallo spiccato senso pratico, affidabile, con il quale vige un rapporto basato sulla stima reciproca, sia in ambito lavorativo che personale. 

Una morte, che facilmente può essere catalogata come incidente stradale, vedrà Campani recarsi sul luogo del sinistro, coinvolto dal collega Martini che necessita di un interprete in quanto ancora poco avvezzo al tigrino. 

Da questo momento si susseguiranno altri due decessi che di casuale non hanno granché, ma piuttosto possono classificarsi come due efferati omicidi.

Scollegati tra loro, nulla accomuna le vittime che risultano non conoscersi. 

Che pista seguire? Che possibile movente si cela dietro ogni singola morte? 

“Le prime volte si ricordano benissimo, perché sappiamo che lo sono: il primo bacio, il primo parto, il primo viaggio in mare. Le ultime no, perché quasi sempre non sappiamo che lo saranno”.

Fa da sfondo a una nuova indagine, che cattura e nella quale ogni più piccolo dettaglio è fondamentale per addentrarsi nella fase successiva, la visione storica ucronica che ne dà l’autore, il quale ha creato uno scenario in cui gli italiani negli anni ’60 hanno ancora le loro colonie in Eritrea, l’Italia non ha perso la battaglia di Adua e il Paese è rimasto neutrale durante la Grande Guerra.

La narrazione al presente progredisce in ordine cronologico in un unico piano temporale, il 1961, ma la presenza di numerosi flashback catapultano il lettore indietro di vent’anni, al 1941, quando tutto ha avuto inizio. L’ autore si avvale, anche in questo nuovo capitolo, di una prosa a tratti ironica, diretta, ruvida se la trama lo richiede, ma mai eccessiva o brutale.  

Un’indagine che porterà alla scoperta del colpevole grazie a uno spunto inconsapevolmente suggerito da Emma, oltre all’arguzia e un sesto senso che contraddistinguono l’integerrimo commissario, mettendo a nudo realtà contrapposte in quest’universo immaginario, tra tentativi di collaborazione e prevaricazione, povertà e ricchezza, integrazione e discriminazione.

Tangibile anche in questo nuovo capitolo l’abilità di Ongaro nel riuscire a far sì che coesistano tra loro i tre assi narrativi: quello “storico”, inventato; quello ambientale riportato, nella maggior parte dei riferimenti, tale e quale, con paesaggi, cibi, natura e atmosfere; quello sociale, ipotetico ma, a mio avviso, oltremodo plausibile, poiché sinonimo di conoscenza di luoghi e persone da parte dell’autore. 

Avviandoci al finale, singolare, inaspettato, conciliante, la sottile differenza tra vendetta e giustizia assumerà toni preponderanti, che vedranno i ruoli di vittima e carnefice sovrapporsi, quasi confondersi, fino ad assume tinte sfumate, non distinguibili agli occhi del lettore.

“La vendetta è una cosa brutta, è rancore personale che cova dentro. La giustizia è l’intervento dell’uomo a raddrizzare le cose che la malvagità ha reso storte. È il piatto della bilancia che risale e torna al suo posto. La vendetta è individuale, la giustizia è sociale”.

Vi attendono novità sul fronte vita privata e lavorativa della dolce coppia Francesco ed Emma che lascio a voi scoprire, nel frattempo non desisto dal condividere un buon pranzo a base di ottime lasagne con Campani e Araya, evitando di menzionare la terribile sconfitta della Fiorentina, ovviamente… 

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Luca Ongaro


Agronomo di formazione, informatico di deformazione, Luca Ongaro ha lavorato a lungo nella cooperazione internazionale, il che gli ha consentito di vedere un bel po’ di mondo. È anche stato professore universitario, ora vive in campagna vicino a Firenze. Ha esordito con Un’altra storia (SEM, 2022), con cui ha vinto il Premio Garfagnana per il Giallo storico. Con iDobloni Edizioni ha pubblicato “Una brutta strada per il commissario Campani” (2025) e “Onda di piena. Un’indagine per il commissario Campani” (2026)