Piacere, Nico




Martino Ferrario 


Sinossi. Nico ogni notte si apposta nei parcheggi per filmare gli occasionali clienti delle prostitute, tentando poi di rivendere i video. Quando non lavora, passa le sue giornate con Giacomo, il suo migliore amico e emblema del caso umano del nuovo millennio. Un giorno però l’Opel Kadett che Nico usa come deposito per i film viene fatta saltare in aria da uno dei “clienti” del giovane ricattatore. Aiutati da Greta, la migliore amica di Giacomo, e Hicham, un loro ex compagno di classe ora terrorista di fama nazionale, decidono di stanare il colpevole. Fra sette religiose, mafiosi di zona, nani vestiti da divi hollywoodiani e assassini professionisti, Martino Ferrario ci guida in un romanzo divertente e sopra le righe in una Brianza tutt’altro che da cartolina.


Editore: Marotta&Cafiero 

Genere: noir/pulp

Pagine: 366

Anno di pubblicazione: 25 novembre 2025

 Recensione

di

Sara Zanferrari


Due amici e una Brianza difficile.

Giacomo “Jack” e Nico, così diversi così inseparabili, come spesso succede fra amici a 20 anni. Nico sbarca il lunario facendo video compromettenti nei parcheggi a uomini che poi ricatta. Video che tiene nella sua vecchia Opel Kadett usata a mo’ di archivio, fino a che un cliente vendicativo non gliela fa saltare in aria assieme a tutto il repertorio.

Parte da qui la surreale avventura, fra personaggi sempre più violenti, cattivi, a volte persino ridicoli, sui quali il sarcasmo di Nico può giocare senza soluzione di continuità, rimediando ovviamente, il più delle volte, risposte di brutale violenza, al limite dell’ottusità, simil animalesca. 

Un’avventura che si snoda in più giorni ma che pare accadere “tutta in una notte” come nel film di John Landis, tale è il continuo susseguirsi di eventi, uno dopo l’altro, azioni e reazioni, un vortice di assalti e fughe, di colpi di scena, dove salta agli occhi soprattutto l’incapacità dei due ragazzi a stare in un mondo decisamente più brutale di loro, incapacità che rasenta la comicità involontaria, quando loro continuamente cercano di fuggire dalle sgrinfie dei cattivi, infilandosi al contrario sempre più nelle sabbie mobili, da loro stessi create, da cui il lettore si chiede fino alla fine come faranno a venir fuori, ammesso che ci riescano (ma quello è un po’ il patto fra autori e lettori: i “buoni” non possono finire male, no?). 

È difficile la sopravvivenza in quella terra di provincia alla fine del secondo millennio, finito è già il boom degli anni ’80, resta la disillusione e il senso di sospensione fra noia e rabbia. Nico sopravvive alla sua maniera, non è un duro anche se ci prova, mentre Jack lo segue ovunque, da gregario wual è, che pensa di essere fondamentalmente uno sfigato a cui la vita non ha intenzione di riservare granché. 

Ferrario nella storia ci butta dentro un po’ di tutto, amicizia giovanile, genitori noiosi, pseudogangster, “nani colorati”, “impiegati comunali” col mitra in mano, gemelli violenti, fino al grizzly da giardino, i cani assassini, i piranha nel laghetto, il villone da gangster americano (o da capo della mala del Brenta), coltelli, pugni, calci e testate (tanti…), pistole, molotov: tutti usano quello che gli capita a tiro, l’importante è colpire.

Un mio problema però è che a un certo punto in tutto questo “brodo” di violenza, inframezzata dalle assurde (e suicide) battute dei due, ma soprattutto di Nico, che non riesce a tenere mai la bocca chiusa, ho perso il senso dello spazio e del tempo, ma anche del senso un po’ del tutto, nell’attesa del disvelamento finale che avrebbe dovuto necessariamente arrivare.

E infatti, alla fine arriva tutto: le spiegazioni, gli incontri, i personaggi che spariscono e ricompaiono, che si disvelano, si spiegano, e….quelli che, finalmente, si tolgono dai piedi, per la gioia e la liberazione dei nostri due (anti)eroi.

Un romanzo d’esordio di chi, comunque, sa cosa “tocca” e come lo tocca. Che racconta difficoltà di vivere e luoghi sospesi, che ben conosce. Che usa un linguaggio invero piuttosto scurrile probabilmente per creare ancora di più la sensazione di fastidio e/o di spaesamento.

Sicuramente un esperimento interessante, che può trovare diversi estimatori, anche se magari un po’ più giovani della sottoscritta, che possono immedesimarsi meglio in questo guazzabuglio di personaggi improbabili, ma alla fin fine divertenti.

Una richiesta per la prossima storia… la bella e cattiva? (non si sa) sviluppatecela di più, che ci stava bene una femmina alla Pulp fiction. Greta qui ci ha lasciati con tante domande in sospeso…

Acquista su Amazon.it: 

Martino Ferrario


Cantù, 1988, nasce e cresce in Brianza. Fa il callcenterista, il serramentista e tanti altri lavori, poi diventa editore e, alla fine, consulente marketing.