PICCOLI FUOCHI




Viviana Maccarini


Editore: Rizzoli

Genere: Narrativa per ragazzi e adolescenti

Pagine: 336

Anno edizione: 2025


Sinossi. Feroce come solo la scuola sa essere, Piccoli fuochi è un viaggio profondo e senza filtri nel cuore dell’adolescenza, da cui è impossibile salvarsi da soli. Viola ha quindici anni e una ferita da lasciarsi alle spalle: la scomparsa di suo padre. Abbandonato il liceo, decide di iscriversi al Santa Caterina, istituto tecnico che forma estetiste, parrucchieri e panettieri. Ma il Santa non è una scuola come tutte le altre e Viola lo capisce non appena ne varca l’ingresso. È un luogo vivo e pulsante, dove ogni corridoio cela segreti e storie mai raccontate, un luogo che si nutre delle paure e dei sogni dei suoi studenti. Come quelli di Rose, sempre pronta alla vendetta, e di Sharon, incinta a soli diciotto anni. Di Valente, che vive in comunità, e di Lorenzo, che ha perso la sorella in un tragico incidente stradale. Quando Viola partecipa con loro al progetto Dentro le mura, pensato per dare voce alle scuole della città, quella che doveva essere una semplice ricerca sull’Istituto si trasforma in un’indagine ben più oscura e inquietante. Riemergono le tracce di un suicidio avvenuto anni prima, e i ragazzi si ritrovano a dover fare i conti con un passato violento che segna ancora il loro presente. È tempo di affrontare l’ingiustizia, o meglio cedere alla paura e restare in silenzio? Età di lettura: da 11 anni.

 Recensione

di

Renata Enzo


Confesso di essermi sbagliata: le prime pagine del romanzo mi avevano fatto pensare al genere horror. La scuola Santa Caterina viene presentata come un organismo vivente, che avvolge i ragazzi e le loro storie di dolore e violenza, come un animale: 

“La scuola assomiglia a un animale. Ha un corpo, i muri esterni ruvidi e scrostati dalla nebbia che fa marcire le tubature. Ha un odore, quello della paura e dei pennarelli indelebili con cui scriviamo sulle porte dei bagni. E una voce, a volte vibra con le urla, altre rimane in ascolto di ciò che le accade dentro”.

Ma non è un horror, anche se dolore e violenza attraversano le pagine e le vite dei giovani protagonisti che, come recita il sottotitolo,  non sono sbagliati, “ma solo giovani”. Si parla molto, in questi giorni, di adolescenza sbagliata, grazie alla serie TV “Adolescence”: Piccoli fuochi ci presenta invece dei giovani che sono vittime dell’eredità di violenza dei loro genitori; i loro padri sono delinquenti in carcere, carnefici, a volte sono vittime loro stessi. Gli schemi delle famiglie si riflettono nel comportamento dei ragazzi a scuola, con bullismo, molestie, aggressioni: armi e droga sono presenze costanti nei corridoi dell’Istituto. 

È Viola a raccontare un anno scolastico difficile e indimenticabile; il distacco e l’abbandono del padre l’hanno costretta all’anoressia: prima frequentava il liceo, ma ora lo ha lasciato per il Santa Caterina, un Istituto professionale che le consentirà di diventare estetista e di aiutare la madre al suo centro estetico. Le prime impressioni sulla scuola le raccogliamo dal suo diario, che scrive su Note iPhone:

Note iPhone di Viola, settembre. Oggi ho visto Rose afferrare per i capelli una ragazza che si rifiutava di offrirle una sigaretta. Ha tirato così forte che una ciocca le è rimasta stretta nel pugno. È stato orrendo, e potrebbe succedere anche a me”.

Ma, contrariamente a quanto si possa pensare, il romanzo non è un pugno sullo stomaco, senza una luce di speranza. L’autrice riesce a  dare ai dialoghi e alla narrazione un tono leggero, seppur di una leggerezza grave e responsabile: una grande prova di sensibilità letteraria che fa di questo libro un’opera per i lettori più giovani, ma anche per gli adulti che amano le storie teen. 

In una situazione che, purtroppo, non si discosta molto da molte realtà dei nostri giorni, il clima acquista colore grazie ad alcune figure positive, come la mamma di Viola, piegata dall’abbandono del marito eppure forte e responsabile, o come la professoressa Marchetti; è proprio grazie a lei che i ragazzi intraprendono coraggiosamente un progetto di ricerca che porterà alla luce un caso mai risolto dieci anni prima, il presunto suicidio di un giovane studente. Un progetto che restituirà loro fiducia in se stessi e senso di solidarietà. 

A confermare la sua esperienza di sceneggiatrice, l’autrice ci regala una narrazione dal ritmo veloce e dal realismo quasi fotografico. Ma non c’è superficialità nel raccontare i personaggi e le loro emozioni. Nell’accostarsi ad un gruppo di adolescenti che conosce già la sofferenza della vita, Viviana Maccarini si muove con garbato rispetto, come se la parola scritta potesse in qualche modo dare sollievo alle loro ferite.  

Insomma, un bel romanzo

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Viviana Maccarini


è nata a Voghera nel 1992 e vive a Milano. Dopo la laurea in Filosofia presso l’Università di Pavia ha conseguito un master in Sceneggiatura e ha iniziato a lavorare nel cinema e nell’editoria. Il suo romanzo d’esordio è L’estate che ho dentro (2021).

A cura di Renata Enzo

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