Polpa




FLOR CANOSA


Sinossi. Ha dodici anni Irma quando scopre il dolore. Si è appena punta con le spine di una Santa Rita, e tutto sta per cambiare. Anni dopo, Lunes la incontra da adulta, e se ne innamora. La loro passione è indomabile, nasce dalla presa di coscienza dei corpi, da una fisicità spinta all’estremo, vissuta senza alcuna remora e nessuna attenuante. 
Lunes è affascinato dalle aberrazioni, le cerca nel deep web, nella letteratura messa al bando: pensieri, teorizzazioni, pratiche oscene che poi sperimenta con Irma. Dal chiuso di un ufficio governativo, Enero li segue segretamente. Si nutre della loro relazione clandestina. Assapora quell’affinità misteriosa e selvaggia. E medita di sovvertire il regime. In una società in cui il dolore è proibito, i protagonisti si muovono come invasati, avvinti, soggiogati a pulsioni febbrili. Nella città-stato che ha assoggettato i corpi vietando ai suoi cittadini ogni emozione, l’immoralità di un amore diventa l’innesco per ribellarsi al controllo del potere e instaurare un ordine nuovo.


Traduttore: Giovanni Barone

Editore: Neo Edizioni

Genere: Narrativa

Pagine: 107

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Giusy Ranzini


Un romanzo che pulsa, morde e non ti lascia andare


Polpa è uno di quei romanzi che non si limitano a raccontare una storia: ti scorticano e ti obbligano a guardare ciò che solitamente si evita.

Flor Canosa costruisce un mondo dove, il dolore, è illegale ed è bandito come fosse un virus, e proprio è, per questo, diventa l’unico mezzo autentico per sentire il proprio corpo, la propria identità, la propria libertà.

È un’idea potente, disturbante, filosofica e profondamente fisica allo stesso tempo e la scrittura di Canosa riesce a sostenerla, senza mai diventare gratuita.

La vicenda si apre con Irma bambina, nel momento in cui il dolore irrompe nella sua vita come una rivelazione. L’immagine della puntura delle spine di una Santa Rita è più di un espediente narrativo: è un battesimo.

È il primo strappo nel velo che separa il mondo controllato e anestetizzato della città-stato da quell’umanità rimossa, compressa, proibita. Anni dopo, Irma diventa la miccia di altri incendî emotivi, quando Lunes la incontra e ne rimane attratto in modo quasi biologico, viscerale. La loro relazione è tutto ciò che nel loro mondo dovrebbe essere impossibile: scomoda, violenta, febbrile, sbilanciata, ma incredibilmente viva.

Lunes è un personaggio che ti rimane addosso. Vive in una costante ricerca delle aberrazioni, come se solo attraverso l’estremo potesse avvicinarsi a una forma di verità. La sua immersione nel deep web, nella letteratura proibita, nelle teorie deviate, non è mai semplice provocazione: è fame di realtà.

E Irma diventa il suo terreno d’indagine, ma anche la sua bussola, la sua vertigine. Canosa non edulcora nulla: la loro fisicità è raccontata senza freni, senza vergogna, con un’intensità che rasenta il disturbante ma resta sempre necessaria, mai superflua.

Nel frattempo, nell’ombra, Enero osserva. È forse il personaggio più enigmatico del romanzo: lavora per il governo, vive immerso nella macchina del potere che impone la repressione dei corpi, eppure è lui stesso ad assaporare segretamente la relazione clandestina dei due protagonisti.

Enero è un voyeur emotivo, uno che si nutre delle emozioni altrui perché non può vivere le proprie. E il suo desiderio di sovvertire il regime nasce proprio da questa fame inespressa. L’idea che la ribellione possa prendere forma a partire da qualcosa di intimo, impuro, quasi vergognoso, è uno dei passaggi più affascinanti del libro.

La città-stato immaginata da Canosa è un personaggio a sé: asettica, rigidissima, ossessionata dal controllo delle emozioni, fondata sull’illusione che eliminare il dolore significhi eliminare il conflitto. Ma è proprio l’assenza del dolore che rende i personaggi dei gusci che stringono disperatamente qualsiasi scintilla di sensazione. La metafora è potente e attualissima: una società che anestetizza tutto—corpi, sentimenti, relazioni—paga il prezzo più alto, la perdita della propria umanità.

Lo stile di Canosa merita una menzione speciale. La sua prosa è viva, carnale, densa come un muscolo in tensione. I passaggi più espliciti non cercano mai lo scandalo: sono chirurgici, quasi scientifici, e allo stesso tempo intrisi di una sensualità cruda che non ha paura di mostrarsi per quello che è. Si percepisce la volontà dell’autrice di esplorare i limiti del corpo e della mente, senza filtri, senza attenuanti. È una scrittura che “pratica un’autopsia del presente”, come dice la descrizione stessa del romanzo, e che ci mostra non solo dove potremmo arrivare, ma anche cosa stiamo già diventando.

Un romanzo che divide, che può scomodare, che sicuramente non lascia indifferenti. Ma proprio per questo rimane. È un libro che ti obbliga a pensare al rapporto tra piacere e dolore, tra controllo e dissidenza, tra corpo e potere. È un testo che parla del futuro con un linguaggio che sembra venire direttamente dalle nostre contraddizioni quotidiane.

Polpa è un’esperienza più che una lettura: una discesa coraggiosa nell’osceno, nel proibito, nel vulnerabile. È un libro che pulsa. E un libro che pulsa è sempre un libro vivo.

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Flor Canosa


Flor Canosa (1978), Buenos Aires, Argentina. È sceneggiatrice, montatrice cinematografica e docente presso la Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Buenos Aires. Ha pubblicato sette romanzi e vari racconti presenti in antologie internazionali. Nel 2015 le è stato assegnato il “Premio X” per il romanzo Lolas (pubblicato in Italia, Tette, da Tempesta Edizioni, 2025)La segunda lengua materna (pubblicato in Italia, La seconda lingua madre, da Future Fiction, 2024) è stato finalista del “Premio Celsius della Semana Negra de Gijón” e del “Filba Medifé” nel 2023.