Laszlo Krasznahorkai

Sinossi. In un villaggio sperduto nella pianura ungherese, un gruppo di contadini vive nell’abbandono, immerso nel fango, nell’alcol e nella miseria. Tutti vogliono andarsene e sperano in un futuro migliore grazie al denaro che riceveranno dalla chiusura della loro fattoria collettiva. Quando all’improvviso si diffonde la notizia che il carismatico Irimiás, sparito due anni prima e dato ormai da tutti per morto, è stato visto sulla strada che porta al villaggio pare un miracolo. È l’inizio dell’attesa, dell’avvento incombente di qualcosa che li può liberare ma che avrà pesanti conseguenze sulle loro vite disperate. La speranza e la paura si intrecciano in una danza ipnotica di inganni, illusioni e follia collettiva.
Traduttore: Dora Varnai
Editore: Bompiani
Genere: Narrativa generale
Pagine: 320
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Gabriele Loddo
È una mattina di fine ottobre, le prime gocce delle interminabili piogge autunnali cadono dalle cielo per inzuppare tristi e sterili vallate in Ungheria.
Presto acqua e fango isoleranno un villaggio disperso tra le campagne, eroderanno quanto è rimasto delle sue antiche strutture industriali, solo pochi anni prima fonte di sostentamento e di vitalità per una piccola comunità di operai e di allevatori.
Il vecchio stabilimento, il mulino, l’azienda agricola, la kocsma: tutto crolla e va in malora, tutto è invaso da muffe, da ruggine, ricoperto da erbacce e vaporose ragnatele che, seppur strappate o eliminate, ricompaiono ancor più fitte.
Chi è scappato verso la città ha avuto il coraggio di rimettersi in gioco. Chi è rimasto o è un ignavo vinto dall’apatia, o dentro di sé cova il sogno di ritrovare il vecchio splendore ormai relegato al passato.
Sono poche famiglie: gli Schmidt, i Kraner, gli Horgos, gli Halics, il dottore, Futaki, impegnati a sopravvivere all’ignoranza e all’isolamento, a vincere la povertà, vite perse che cercano ogni giorno espedienti o un bicchiere di polinka per giungere all’alba successiva.
Il romanzo ha un sapore post apocalittico, visionario, senza tempo.
Lo stile narrativo dell’autore, con frasi lunghe e descrizioni minuziose degli oggetti e degli ambienti, del pensiero e delle emozioni dei suoi personaggi, generano una scrittura ipnotica che trasporta lungo viaggio nell’animo umano.
Il libro è complesso, non per tutti i lettori, ma è una caratteristica comune ai grandi scrittori che arrivano al Nobel per la letteratura, come successo allo stesso László Krasznahorkai: forma e stile prevalgono sulla trama.
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László Krasznahorkai
è uno scrittore e sceneggiatore ungherese nato a Gyula nel 1954. Considerato uno dei più importanti scrittori contemporanei europei, ha esordito nel 1985 con Satantango. È noto per i suoi romanzi dalla prosa complessa e visionaria e ha collaborato con il regista Béla Tarr. Ha vinto numerosi premi, tra cui l’International Booker Prize nel 2015 e il Premio Nobel per la Letteratura nel 2025.