Scarnebbia




Carla Reschia


Sinossi. Primi anni Novanta, Alessandria. In un’atmosfera nebbiosa e natalizia, una giovane donna incinta appartenente a una famiglia in vista viene brutalmente uccisa. Il marito, un giovane avvocato, è disperato, mentre pettegolezzi e sospetti si diffondono. Un commissario estraneo alla città, sprovveduto e osteggiato, indaga mentre un aspirante giornalista tenta di scoprire la verità, mosso da un legame d’infanzia. Sullo sfondo, la Milano da bere agli sgoccioli e i primi segni del dramma dell’immigrazione riflettono intrighi, disillusioni e un microcosmo provinciale apparentemente civile ma spietato. Colpevoli e vittime si mescolano in una realtà senza catarsi.


Autore: Carla Reschia

Editore: Golem editore

Genere: Giallo

Pagine: 202

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Marco Lambertini


Scarnebbia, di  Carla Reschia, si colloca nel solco del noir italiano contemporaneo, un’indagine che non si limita alla ricerca del colpevole, bensì scava nelle pieghe più intime di una comunità e delle sue contraddizioni. Ambientato nella provincia piemontese dei primi anni Novanta, il libro utilizza il meccanismo del giallo per costruire soprattutto un ritratto sociale e psicologico, dove la verità appare sfuggente e le certezze dei personaggi si incrinano progressivamente.

La vicenda prende avvio con un evento traumatico: il ritrovamento del corpo di Lidia, una giovane donna incinta appartenente a una famiglia stimata della città. Il delitto, improvviso e brutale, rompe l’equilibrio apparente della provincia, un ambiente dove tutti sembrano o pensano di conoscersi e dove la reputazione sociale conta quasi quanto la verità.

L’indagine viene affidata al commissario Santagata, arrivato da Roma e originario di Napoli.

“Santagata aveva alle spalle un matrimonio fallito e una lunga serie di occasioni mancate. Aveva lasciato, a causa del trasferimento, una specie di compagna, che non aveva preso nemmeno in considerazione lidea di seguirlo su al Nord. Anzi, in effetti gli pareva avesse colto la palla al balzo per troncare una relazione insoddisfacente”

La sua posizione di “estraneo” diventa subito un elemento narrativo significativo: non solo deve risolvere il caso, ma deve anche muoversi in un contesto sociale chiuso, dove diffidenza, pettegolezzi e silenzi rendono difficile distinguere ciò che è reale da ciò che è costruito per proteggere le apparenze.

Il commissario Santagata rappresenta lo sguardo esterno sulla comunità. La sua estraneità lo rende più libero nel giudizio, ma al tempo stesso lo espone alla diffidenza dei cittadini. È un investigatore metodico, attento ai dettagli e poco incline alle semplificazioni. Nel corso dell’indagine comprende che dietro il delitto di Lidia si nasconde un intreccio di relazioni personali, silenzi e vecchi rancori che rendono la verità difficile da portare alla luce.

Parallelamente si muove l’altra figura chiave della storia: Renato Benzi, giovane aspirante giornalista che aveva conosciuto Lidia anni prima.

“… lui amava Lidia fin da quando giocavano insieme ai giardinetti e lei gli mostrava le mutande a quadretti rossi intonate alla gonna a balze e lo sfidava a chi arrivava prima alla fontanella”

 Il suo coinvolgimento emotivo lo spinge a cercare risposte in modo meno istituzionale ma più personale, creando così un doppio binario narrativo tra indagine ufficiale e ricerca privata della verità.

Renato Benzi, invece, incarna la dimensione emotiva della narrazione. Non è un investigatore professionista, ma la sua curiosità e il suo desiderio di capire cosa sia realmente accaduto lo spingono a seguire piste e a raccogliere testimonianze. Il suo percorso diventa anche un confronto con il passato e con i ricordi legati a Lidia, trasformando la ricerca della verità in un viaggio personale.

Poi c’è Lidia, e’ la vittima ma rimane comunque  una presenza centrale nel romanzo. Attraverso i ricordi di chi l’ha conosciuta e attraverso gli indizi che emergono nel corso dell’indagine, la sua figura si ricompone lentamente davanti al lettore. Quella che inizialmente appare come la storia tragica di una giovane donna con relazioni difficili e un matrimonio riparatore, si arricchisce via via di sfumature più complesse, rivelando un personaggio meno lineare di quanto si potesse immaginare.

Eri intelligente, ma non amavi studiare, ti annoiavi. Eri brillante, ma incostante e capricciosa. Alla fine, ti sei presa, e con che noia e con quanta fatica, una laurea qualsiasi. Giusto perché i tuoi genitori ti volevano istruita e dottoressa. «Ma allora» riattaccava con un sorriso cattivo, «se sono così felice, secondo te, perché mi viene sempre da piangere? Eh, lo sai tu, mi sai rispondere, forse, tu che sai tutto di me, di quello che va bene per me e di quello che mi serve?”

Attorno a questi protagonisti si muove una galleria di personaggi secondari, familiari, amici, conoscenti, che contribuiscono a delineare il volto della città. Sono figure che spesso custodiscono frammenti di verità ma esitano a condividerli, alimentando così il clima di sospetto che attraversa tutta la narrazione.

Uno dei punti di forza di Scarnebbia è l’ambientazione. La provincia piemontese degli anni Novanta viene descritta come un luogo sospeso tra tradizione e cambiamento. Non è soltanto uno sfondo geografico, ma un vero e proprio microcosmo sociale.

Le dinamiche di paese, il peso della reputazione e la diffusione del pettegolezzo creano un contesto in cui ogni relazione è osservata e interpretata. In una realtà così compatta, il delitto di Lidia diventa inevitabilmente un evento destabilizzante, capace di mettere in discussione equilibri consolidati.

La nebbia evocata dal titolo assume quasi un valore simbolico: rappresenta l’opacità morale che avvolge la vicenda e le difficoltà nel distinguere chiaramente tra verità e apparenza.

Lo stile narrativo di Carla Reschia si caratterizza per una scrittura sobria e precisa, capace di costruire tensione senza ricorrere a effetti spettacolari. Il ritmo del romanzo è misurato: l’indagine procede gradualmente, lasciando spazio all’osservazione dei personaggi e all’esplorazione delle dinamiche sociali.

I dialoghi sono naturali e credibili, mentre le descrizioni contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa e leggermente inquieta. L’autrice privilegia un crescendo di rivelazioni che spinge il lettore a riconsiderare progressivamente ciò che pensava di aver capito.

 L’attenzione è rivolta non solo al “chi” ma anche al “perché” del delitto, e soprattutto al contesto umano che lo rende possibile.

 L’indagine criminale e’ lo strumento per raccontare le ombre della provincia italiana. Attraverso i percorsi del commissario Santagata,  di Renato Benzi e la ricostruzione della vita di Lidia, il libro compone un affresco narrativo fatto di memorie, silenzi e verità nascoste.

Il risultato è una storia coinvolgente, sia per il mistero che per la capacità di restituire la complessità delle relazioni umane. Un noir che procede con passo riflessivo e lascia al lettore non soltanto la soluzione di un caso, ma anche il ritratto inquieto di una comunità e dei suoi segreti.

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Carla Reschia


È nata ad Alessandria e vive a Trieste. Giornalista, scrittrice e traduttrice, ha lavorato per La Stampa e per Specchio della Stampa, occupandosi di diversi settori, dalle cronache locali agli esteri. Collabora con il quotidiano online Linkiesta su temi di gastronomia, cultura e ambiente. Ha pubblicato Quando lorrore è donna. Torturatrici e kamikaze. Vittime o nuove emancipate?con Stefania Campanella (Editori Riuniti, 2005), Le vie della seta (Elison, 2015), In viaggio con la cucina ebraica. Alla ricerca del cibo perduto (Algra Editore, 2016), La moglie dellebreo errante e altri racconti (Tiqqun, 2017), Il limonaio. Le indagini di Filippo Cardone (Algra Editore, 2018) e La spia de Dios. I segreti di una città con Elisabetta Masso (Rogiosi Editore, 2018), e Ogni piatto una storia. La cultura della cucina napoletana (Rogiosi Editore, 2023).