Scrivere lettere d’amore




prima di dimenticare come si fa


Sinossi. I personaggi di queste storie sono colti nel momento in cui tutto precipita. Nel momento in cui perdono – l’amore, la rotta nella vita, la capacità di parlare – o nel momento in cui raccolgono – le penne, i pensieri, il fiato. Nel momento in cui qualcosa sta per coglierli di sorpresa o cambiargli per sempre la vita. Sono incontri minuscoli – con una persona amata, un’opera d’arte, la natura. Incontri sospesi nel tempo, vicinissimi ma mai accaduti veramente, di continuo ripercorsi nelle loro menti instancabili. Eppure, per quanto si sforzino, i protagonisti di questi incontri trovano sempre diabolicamente impossibile esprimersi davvero. Sono bambini dagli occhi cangianti, ragazze che non trovano più le parole, una rumorista destinata a rimanere anonima, una chef che cucina uccelli nell’acquavite. Sono persone dolorosamente consapevoli delle potenzialità del linguaggio ma soprattutto dei suoi limiti. Sono amici, fratelli, amanti che esplorano insieme il sentimento, così come il dizionario, dibattuti fra la necessità di agire e il bisogno tutto umano di essere visti, conosciuti e capiti. Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa è una raccolta che trabocca originalità e invenzione di un’autrice adorata dai lettori, paragonata dalla critica a Lydia Davis, Deborah Eisenberg e Amy Hempel. Quattordici racconti «delicati ma emozionanti, che scavano con tenerezza nel profondo» (New Statesman), con uno stile – elegiaco eppure ironico, quando non irriverente – che li rende uno scrigno di gioielli, un esordio abbagliante «assolutamente da leggere» (The London Magazine).


Autore: Eley Williams

Traduzione: Scilla Forti 

Editore: Neri Pozza

Genere: Narrativa

Pagine: 128

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Laura Bambini


Stasera ti parlerò di ali anziché di mani. Abbasserò a zero il volume della radio, mi smarcherò dalle mie colpe, appenderò al chiodo certe bottiglie, e qualunque manifestazione pro o contro qualcosa mostreranno al telegiornale, mi assicurerò di stringerti e cantare dall’alba all’alba in onore di noi due e di tutti i piccoli canti che ho soppresso.”

Non avevo mai letto nulla di Eley Williams perciò ho iniziato la raccolta senza il sentimento confortevole che suscita un autore fidato, di cui abbiamo già frequentato le pagine di altri libri e per cui sappiamo, più o meno, cosa aspettarci. Di solito è un’aspettativa confortevole, una sorta di seconda casa sicura fatta di carta. Da oggi Williams sarà un’altra delle mie case sicure.

I racconti che compongono questa raccolta, dal titolo lunghissimo ma mai così azzeccato come “Scrivere lettere d’amore prima di dimenticarsi di fa”, sono accumunati da una caratteristica originale e inaspettata: partono dal baratro.

L’autrice, infatti, sceglie di far narrare queste storie ai suoi personaggi nel momento in cui tutto sta per essere perduto, spostando di fatto l’inizio del racconto al punto di rottura, e interrompendoli alla fine del climax, un attimo prima del finale che ogni lettore si aspetterebbe, come da prassi.

Williams, in maniera eccelsa, peraltro, dilata fino all’estremizzazione la catarsi dei punti di rottura di ogni personaggio, raccontandoci pensieri, annotazioni, involuzioni, senza che sia importante per un solo minuto se ci sia un pregresso e una conseguenza.

Non è importante sapere cosa c’è stato prima né quello che avverrà dopo, se finalmente la ragazza alla fermata della metro che ha schiacciato il pollice in fronte a uno sconosciuto all’apertura delle porte del treno, solo perché non aveva il coraggio di parlare alla sua ragazza, alla fine si decida a farlo.

L’importante è il flusso di coscienza che ha per tutto il tempo, umano, sincero come quello di ognuno di noi, ricco di digressioni e a tratti critico verso sé stesso a tratti indulgente.

Non è importante nemmeno cosa farà la ragazza che edita i video dei musei con i suoni della natura, se la casa smetterà di parlarle e avrà trovato una quadra, è rilevante quel singolo momento di rottura.

L’originalità di Williams sta proprio in questo: ci mette di fronte alle nostre debolezze e, di contro, di fronte alle nostre forze, lasciandoci liberi per una volta di prenderci tutto il tempo di cui abbiamo bisogno. Quel singolo attimo di cedimento viene dilatato rendendogli finalmente giustizia. Quante volte abbiamo ceduto come i personaggi? Quante volte ci siamo persi a riflettere su quello che vorremmo fare e immaginare infiniti sviluppi di una discussione, invece di affrontarla?

Nota vincente che rende questi racconti non banale è la scelta sibillina delle parole, il sottotesto sarcastico che accompagna le voci di tutti i personaggi presenti, che, nonostante si perdano in chiacchiere tutto il tempo, non mettono mai una parola fuori posto.

“Ma cos’è una frase, in fondo, se non tempo trascorso da soli?”

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Eley Williams


è una scrittrice britannica. Ha insegnato alla Royal Holloway, University of London, ed è Fellow della Royal Society of Literature. Scrive per The Times Literary Supplement e ha lavorato a Jungftak, rivista di poesia e prosa contemporanea. Scrivere lettere d’amore prima di dimenticare come si fa è il suo esordio nella narrativa, che le è valso il Republic of Consciousness Prize e il James Tait Black Memorial Prize. Presso Neri Pozza è apparso anche Il dizionario del bugiardo (2022), romanzo che ha vinto il Betty Trask Award, libro dell’anno per The Guardian