Maria Spissu Nilson
Sinossi. Sospeso tra incanto e realismo, Maria Spissu Nilson tesse un romanzo di formazione visionario, in cui la fame di sapere e il coraggio di esistere diventano strumenti di riscatto. Sinnada è la storia di una bambina, poi donna, che nonostante l’asprezza delle condizioni riesce a far brillare quanto di ancestrale e indomabile vive nella sua anima superando confini e paure, aprendosi a orizzonti che prima poteva soltanto fantasticare.
«Le basta ciò che vede, e ciò che vede va oltre il normale vedere.
Nessuno immagina che in quella mente volino corvi e colombe.»
Sardegna, anni cinquanta. In un entroterra rurale dove il tempo si misura per avvenimenti e per stagioni, una bambina, di nome Lellena, cresce ignorata dalla madre e senza un padre. Ultima di sette fratelli, sognatrice, sembra a tutti priva di voce: nulla ha da chiedere, nulla ha da spiegare. Un giorno si marchia una stella sulla fronte, come quella del cavallo che ama di più. Nel paese la cicatrice diventa non una stella ma una croce col potere della guarigione. La voce si diffonde, Lellena è una “sinnada”, una predestinata. La venerano e la temono, è santa ed è strega, intrappolata in un ruolo che non ha scelto. Tutto cambia con l’arrivo del capitano di marina Gualtiero De Simone, ufficiale in convalescenza, uomo gentile e affettuoso, il cui sguardo paterno riconosce in Lellena non un prodigio ma una persona. Per la prima volta qualcuno nota in lei curiosità e intelligenza, il desiderio di conoscere acceso dalla necessità di evadere. Con lui Lellena impara a leggere, a scrutare il mondo nella sua complessità e bellezza. Accolti nella casa di Bastiana, locatrice casuale, che inizia a provare sentimenti taciuti per Gualtiero e una gelosia silenziosa per la ragazzina, i loro equilibri si fanno fragili. E proprio quando, ormai adolescente, Lellena ha gli strumenti per liberarsi da una sorte che sembrava segnata, una tragedia inattesa stravolge tutto. Solo con la nostalgia per il suo vecchio mondo e l’amore salvifico per la lettura riuscirà a superare le avversità e a costruirsi la vita desiderata.
Autore: Maria Spissu Nilson
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2026
Pagine: 256 p., Brossura
Recensione
di
Sabrina De Bastiani
… ha un mistero dentro che non sa di possedere, che traspare da certe azioni che confondono chi ha attorno. E un istinto, qualcosa di non definibile che le fa comprendere gli altri, che la trasporta oltre gli ostacoli di muri e vetri, che le suggerisce parole e, nei sogni, certe verità.
E chi è quella bambina?
Este sa sinnada, Lellena Sullai.
Sinnada di Maria Spissu Nilson non va letto.
Va attraversato, percorso a piedi nudi, respirato. Masticato.
Un mondo in cui il tempo non si misura con i calendari ma con gli odori, la terra lavorata, il grano che matura, le feste che tornano uguali a se stesse. Parte della Sardegna degli anni Cinquanta è una realtà arcaica, compatta, che plasma e giudica.
Ed è proprio in questo contesto che Lellena Sullai non solo nasce.
Affiora, emerge.
Muta per scelta, veggente per natura, è “sinnada”, marchiata. Una parola che pesa come una sentenza. Per alcuni è un segno di potere, per altri uno stigma. Per tutti, è un’etichetta che dice e decide di lei al posto suo.
È una figlia sinnada, predestinata da un marchio che suggerisce potere, un mistero inesplicabile. (…) Altri invece la indicano come “sa sinnada”, la marchiata; una predestinata.
Eppure Lellena è ben di più di ciò che le viene cucito addosso. Il suo silenzio non è mancanza, è ascolto.
Le basta ciò che vede, e ciò che vede va oltre il normale vedere.
Per lei il tempo non è una linea ordinata ma un cerchio, un groviglio in cui passato, presente e futuro si sfiorano senza confini netti.
Per Lellena è normalità percepire degli avvenimenti, ma in un tempo indefinito, se nel passato, presente o futuro non sa comprenderlo.
Vive dentro una percezione che non sa spiegare, un istinto che la guida oltre muri e apparenze, che le suggerisce verità nei sogni e negli sguardi degli altri.
È figlia d’anima per genitori d’anima, prima e più ancora che di corpo.
Attorno a lei si muove un’umanità inquieta, questuanti di speranza, persone che cercano guarigione, senso, risposte. Ma mentre gli altri chiedono, Lellena cerca qualcosa di ancora più difficile. Se stessa.
Non è una favola, e non prova nemmeno a esserlo, Sinnada.
È carne viva, puro istinto, qualcosa che disorienta perché non offre appigli facili.
Il destino una forza che sovrasta e ride delle illusioni di controllo. Lellena lo impara sulla propria pelle, quando il lutto e la perdita la chiudono in uno spazio senza riferimenti, dove la paura ha il volto del nulla.
Capisce la morte come una somma di abbandoni inevitabili.
E soprattutto intuisce che non è la fine a spaventare, ma quel vuoto che resta, capace di incrinare la mente e l’identità.
Avverte che è il vuoto a spaventare, a rendere la mente confusa, facile a frantumarsi; quel vuoto appartiene anche a lei, ma non riesce a comprendere come possa crearsi, come possa affacciarsi nelle vite e lasciarle senza senso.
Ed è proprio il vuoto il vero antagonista della storia.
Non le persone, non il fato.
Il vuoto. Quello spazio in cui tutto può crollare. Sprofondare.
Ne uscirà? Tornerà alla sua vita di prima, libera anche se difficile?
E allora diventa inevitabile domandarsi dove si torna, quando tutto si rompe?
Si torna, con ostinazione, alla (propria) terra.
Quel paese è la sua misura
Alla misura concreta del proprio passo. A una casa che custodisce memoria e sentimenti.
… si convince che quelle stanze abbiano per la donna un’attrazione, per quanto di meglio vi aveva assaporato, per l’affetto che le era stato dato, un sentimento che non conosceva.
A una semplicità che non giudica, che accoglie senza chiedere nomi o spiegazioni, come il pane, che non sceglie chi sfamare.
Il pane è felice e non tentenna in incertezze, non sceglie che bocca, che nome. Tutte le bocche vanno bene se aperte per fame.
C’è anche un altro varco.
… le parole possono farsi segno, comunicazione tra persone. Segni che rischiarano il caos del mondo più del sole.
Più silenzioso ma decisivo.
I libri.
“Sai leggere?”
La bambina continua ad annuire.
“Ma cosa ti piace leggere, favole?”
Lellena non sa che dire, non sa cosa possa esserci di adatto a lei tra tutti quei volumi ordinati che vede scintillare in colori.
“Ti piacciono gli animali?”
“Sì,” articola, finalmente rasserenata dalla disponibilità dell’uomo che nemmeno ha fatto caso alla cicatrice. Cerca tra i tanti e ne trova uno che gli pare adatto a quella bambina
fuori schema.
Non come oggetti, come possibilità.
Dentro ognuno c’è una storia, una libertà. In un mondo che definisce e limita, leggere diventa un atto di disobbedienza, forse l’unico, in definitiva, davvero possibile.
La scrittura di Spissu Nilson è densa, sensoriale, mai decorativa. Ha qualcosa di arcaico e insieme carnale, profuma di lentisco e di inchiostro, affonda nella terra ma non perde mai tensione al volo. E accompagna Lellena nel suo passaggio più difficile, quello da bambina marchiata a fuoco, a donna capace di scegliere quali voci ascoltare.
… la memoria un intreccio, un labirinto che un giorno saprà ripercorrere senza sbagliarsi negli angoli di svolta.
Un romanzo di formazione che non si accontenta della crescita.
Va oltre, cammina la perdita, scava nella nostra consapevolezza e in quella di Lellena.
“Qui Lena giace nel fondo del bosco tra un castagno e una felce, ha conosciuto il mare e ne ha perso il capitano, qui è tornata e qui rimane, illesa”.
Lellena che resta.
Non salva, non santa, non strega. Illesa nel senso più duro del termine.
Non intatta, non più incontaminata, ma ancora viva.
Sinnada non addomestica il dolore, non semplifica il percorso umano, non fa sconti.
Racconta lo sguardo.
Cosa significa vedere davvero, e il prezzo che questo comporta.
E proprio per questo resta addosso come la cicatrice a stella sulla fronte di Lellena.
Dolorosa, certo che sì. Ma necessaria.
E così, imperfettamente, meravigliosamente, vitale.
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Maria Spissu Nilson
è nata in Sardegna, attualmente vive in Liguria. È stata tra le prime insegnanti che hanno sperimentato le modalità di adozione e di insegnamento delle lingue straniere nel secondo ciclo della scuola primaria. I primi racconti li ha pubblicati a sedici anni su diverse riviste nazionali. Poi tanta scrittura e lunghi silenzi. Sinnada è il suo esordio per Feltrinelli.