A cura di
Sabrina Russo

Autore: Christopher Bollen
Editore: Bollati Boringhieri
Traduzione: Marco Dionigi Drago
Genere: Thriller psicologico
Pagine: 272
Anno di pubblicazione: 2025
Sinossi. Maggie Burkhardt, 81 anni, vedova di Milwaukee, è ormai da qualche mese ospite in una comoda suite del Royal Karnak di Luxor, Egitto, un albergo un po’ délabré, testimone di un fasto passato, sulle rive del Nilo. Qui, sotto il caldo sole sahariano, tra meravigliosi tramonti e l’amicizia del direttore dell’albergo e degli altri ospiti «a lungo termine», Maggie è felice. Si sente amata, coccolata, e per tutti è semplicemente la vecchietta sola della stanza 309. Nessuno sospetta di un’anomalia nella vita di Maggie, un desiderio compulsivo che la porta a voler «sistemare» la vita delle persone che incontra sul suo cammino. Un desiderio che l’ha messa nei guai e costretta alla fuga dall’albergo svizzero dove soggiornava fino a qualche tempo prima. Una mattina Maggie nota l’arrivo di due nuove persone al bancone della reception: una giovane madre dall’aria tristissima, Tess, e suo figlio Otto, di otto anni. Maggie ne è intenerita, vuole prendersene cura, invitarli nel suo mondo, magari, un giorno, far parte della loro famiglia. Ma presto capisce che queste sue attenzioni hanno attirato la rivalità di un avversario totalmente inatteso. Maggie ha finalmente trovato chi le tiene testa, in un agguerrito gioco del gatto e del topo, dove si fatica a capire chi è l’uno e chi l’altro.
SPECIALE
Domenica 16 novembre, in occasione del Bookcity di Milano, la sala Weil Weiss del Castello Sforzesco ha ospitato Christopher Bollen per presentare il suo nuovo romanzo dal titolo “Implacabile”.
A colloquio con l’autore americano, Enrico Rotelli e Federico Chiara.
A voi il piacere di addentrarvi tra le righe di una trama ad alta tensione psicologica…
Tra le righe del romanzo si percepisce una battaglia, una specie di lotta serrata tra la giovinezza, rappresentata dal bambino, e la vecchiaia, dalla protagonista. Tra chi ha tutta la vita davanti, e chi invece, sente solo presagi di morte e l’incedere del tempo. Ci sono queste due visioni che si confrontano e fronteggiano.

Christopher, c’è per caso uno dei due personaggi che prediligi?
Innanzi tutto, grazie per essere qui, nonostante la pioggia battente. Si, è vero, si percepisce una sorta di tensione tra gioventù e vecchiaia. Sono partito da questa idea poiché queste due categorie si considerano più fragili rispetto ad altre ma, al contempo, capita che gli si presti poca attenzione, tanto da risultare invisibili. La pandemia ha acutizzato ulteriormente questo concetto portando a domandarsi: forse sarebbe meglio fare un lockdown totale sacrificando i giovani per proteggere gli anziani? Le ho poste faccia a faccia, in quanto agli antipodi. Permettetemi di dire che in altre circostanze queste due persone sarebbero potute andare molto d’accordo, poiché complementari. Il libro è scritto in prima persona, dal punto di vista di Maggie, è lei che ci parla e questo potrebbe indicare la mia propensione a parteggiare più per lei.
È stato più divertente raccontare di Maggie o di Otto?
È stato liberatorio, una gioia scrivere dal punto di vista di Maggie, che ha vissuto tutta una vita. Mi è capitato spesso di scrivere in base alla mia età: prima venti, poi, trenta, quaranta e adesso quasi cinquanta!! Si dice che gli scrittori dovrebbero scrivere quello che conoscono, ed è quanto ho sempre cercato di fare. In questo caso, però, sono uscito dalla mia prospettiva, dal mio punto di vista per raccontare di una signora di ottantuno anni con una storia, un passato alle spalle, saggezza, esperienza, e sofferenza. Pensando, invece, di scrivere la storia dal punto di vista di Otto, cioè di un bambino che subisce “un’invasione” nella propria vita e deve cercare di gestirla nel miglior modo possibile, ritengo sarebbe stato comunque interessante.
Un libro che si esprime con una sorta di leggerezza, ironia, pur affrontando temi importanti come il contrasto generazionale tra giovani e anziani. Rispetto ad altri tuoi libri ho notato maggior comicità, oltre ad una maggior consapevolezza anche a livello di scrittura, volendo fare un paragone con Agatha Christie e Patricia Highsmith.
Si, al college ho studiato, ammirato e amato Agatha Christie, e mi sono spesso domandato se sarei mai riuscito a scrivere gialli o thriller simili. Non ero ottimista al riguardo, ma poi spero di esserci riuscito. Attraverso il genere giallo o thriller si possono affrontare, a mio avviso, una moltitudine di temi importanti. La velocità, il ritmo nello scrivere, un certo ordine “disordinato” è quello che ho cercato di fare con questa trama, soprattutto per quanto concerne la suspense, con la quale ho giocato affinché il lettore si sentisse coinvolto
L’idea del libro ti è venuta inizialmente mentre ti trovavi in vacanza sul Nilo, in un hotel molto bello durante la pandemia. L’idea ha poi preso forma tra le pagine di “Implacabile”. Come ti poni quando scrivi questo genere di letteratura, non particolarmente leggera come sono per l’appunto i thriller psicologici o i gialli?
Una domanda ampia e molto interessante. Trascorro molto tempo ad affrontare temi “potenti”: assassini, morte, misteri. A fine giornata sono quindi molto contento di prendere le “distanze” da quanto scritto, soprattutto in questo caso, poiché nella narrazione in prima persona è imprescindibile un’immedesimazione totale. Sempre citando Patricia Highsmith, la quale ha affermato per quanto concerne “Il talento di Mr. Ripley”, che l’idea fosse nata all’improvviso mentre si trovava in vacanza a Positano. Un’idea così cristallina che poi il libro si è quasi “scritto da solo”. Affermazione che ho sempre ritenuto poco veritiera poiché un libro richiede molto tempo, sia per lo sviluppo dei personaggi, che della trama. Ma, mentre mi trovavo a Luxor durante la pandemia in un bellissimo hotel, ho notato un ‘anziana signora, che vi alloggiava come se vi vivesse; in seguito, ho scorto un bambino appena giunto alla reception e ha preso vita in me quest’idea che si è ampliata fino a diventare un romanzo. Quindi potrei affermare che questo libro si è quasi, dico quasi, scritto da solo, e l’affermazione della Highsmith non è poi così distante dalla realtà.
Come scegli l’ambientazione dei tuoi romanzi (Long Island, Venezia, Patmos) e ne cogli lo spirito? Come mai sempre lontano dagli Stati Uniti?
Cerco sempre dei luoghi belli e affascinanti al di fuori degli Stati Uniti. Pensate a quanto un americano all’estero possa essere profondamente vulnerabile, fuori dalle proprie convenzioni, con qualche difficoltà con la lingua, o magari in pericolo… Scelgo luoghi che mi piacciano e che possano fare da scenario alle mie storie. Giro molto, non è detto che ogni luogo in cui mi trovo mi ispiri, poiché oltre ad essere bello, deve avere un elemento di frattura, una sfida, un mistero di cui poter parlare. Ho scelto Luxor, la Valle dei Re, il deserto, le piramidi, qualcosa di antico e fortemente religioso, una città fuori dal tempo, Qui ho immaginato Maggie, fuori dalle convenzioni, dal suo spazio, dal suo ambiente, che si scontra con divinità egizie, lasciando che si crei il caos.
Pensi che pubblicherai mai un libro sul Midwest?
Leggereste davvero un thriller ambientato nel Midwest? Sono nato a Cincinnati, Ohio, e devo ammettere che a volte mi è balenata in mente l’idea di parlarne, ma poi ho cambiato idea poiché mi intimidisce molto descrivere i luoghi dai quali provengo, nonostante negli ultimi trent’anni non vi sia più stato, e possa ritenermi quasi uno “straniero”.
Inutile dire che molti dei libri ambientati a Manhattan sono scritti da persone che arrivano dal Midwest. Giusto?
Bisognerebbe sempre cercare di essere cortesi e gentili o, meglio, un po’ falsi e cortesi come lo è Maggie. Non esistono thriller ambientati nel Midwest, ma piuttosto a New York, poiché devo ammettere che “noi” del Midwest l’abbiamo colonizzata, vi ci siamo trasferiti. Basti pensare a “Il grande Gatsby” che dal Midwest è arrivato a New York
Tutti i protagonisti hanno un passato complicato e nascondono qualche scheletro nell’armadio, nel tentativo di reinventarsi una nuova vita. Questo tema, che compare in molti tuoi libri, rappresenta qualcosa di importante poiché collegato al Midwest. Nel senso… hai qualcosa da nasconderci???
Assolutamente d’accordo!! Tutti abbiamo qualcosa da nascondere o stiamo scappando da qualcosa e ne approfitto per rivelarti che sono attratto da coloro che hanno un segreto o un mistero e questo forse spiega perché non mi sono mai soffermato a parlare del mio passato o di Cincinnati, chissà?? C’è questa idea, correggimi se sbaglio, inerente a New York, ma non solo: che, quando si lascia il luogo natale per trasferirsi in un’altra parte del mondo, ci si possa reinventare, dimenticare quello che si è stati, ricominciare. Bellissimo, a mio avviso.
Sei stato in grado di far percepire al lettore un particolare turbamento riguardante Maggie: lo “sgretolamento” delle idee, cioè il suo punto di vista che cambia, gettando il lettore in una sensazione di incredulità, incapacità di sapere a chi credere. È indubbiamente una sensazione difficile da creare e si rifà, secondo me, anche alla nostra contemporaneità, in cui si ha paura di essere manipolati e spesso non si sa chi dica la verità e chi menta, circostanze che ci portano a dubitare delle comunicazioni.
Sono partito dalla sensazione della realtà che si sgretola di fronte agli occhi del lettore. Volevo costruire un personaggio ambivalente: a tratti inaffidabile ma che al contempo si potesse amare. Una vecchina affettuosa, che sorride, gentile, altruista, ma capace di creare dubbi e scompiglio nel lettore, oltre ad una certa dose di mistero. Penso che sia un personaggio che amerete, poiché questo è sempre stato il mio intento. Il mondo di oggi, come da te accennato, soprattutto ora con l’avvento dell’intelligenza artificiale, vede la realtà confondersi con la fantasia, creando a volte disagio e confusione. La domanda che spesso ci poniamo è: sarà stata un’immagine reale? Posso fidarmi?
Quindi, pronti a trasferirvi a Luxor e immergervi in un luogo bellissimo dove nulla è come sembra e nessuno appare realmente per quello che è?
Ringrazio, come sempre, Thrillernord e la casa editrice Bollati Boringhieri per la gentile ospitalità e la copia in anteprima.
L’ AUTORE
Christopher Bollen vive a New York. È l’autore di Orient (2018), Un crimine bellissimo (2020) e Il gioco della distruzione (2021). È editor e critico per «Interview Magazine» e i suoi scritti sono apparsi su numerosi quotidiani e riviste, tra cui «The New York Times», «Artforum», «New York Magazine» e «The Believer». Implacabile è stato nominato Miglior Thriller dell’Anno 2024 da «The New York Times» ed è stato finalista al Los Angeles Times Book Prize. In Italia pubblicato da Bollati Boringhieri (2025).
A cura di Sabrina Russo
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