SPECIALE: ELEONORA CARTA





Nei giorni scorsi Eleonora Carta ha presentato il suo nuovo libro “I giorni del Corvo” a Quartu S.Elena, terza città della Sardegna e vivace centro culturale, situato a pochi chilometri da Cagliari e ThrillerNord era presente per raccontare l’evento a cui ha partecipato un pubblico attento e partecipe.

Presentata e intervistata da Ciro Auriemma, noto scrittore anche lui interessato dalle trame thriller e noir, Eleonora Carta ha subito dichiarato il suo debito e il suo omaggio nei confronti di James Grady, autore di “I sei giorni del Condor” uno dei migliori romanzi di spionaggio e che le ha fornito un palinsesto su cui far muovere i suoi personaggi.

Alla base del romanzo c’è una forte tensione morale, espressa anche nell’incontro quartese, che pone in luce l’ipocrisia e la doppiezza di molte istituzioni che non sempre si muovono per il bene del Paese ma per loro logiche interne non sempre comprensibili.

Paolo Fabbri, funzionario dell’OCSE a Tripoli viene rapito in un’operazione troppo ben organizzata per essere solo un tentativo di rapire un ostaggio e da un campo di prigionia all’altro capisce di essere una pedina di un gioco molto sofisticato e pericoloso, dove scenari internazionali e trame interne che cercano di destabilizzare per stabilizzare in senso antidemocratico e autoritario la nazione, si incontrano rafforzandosi.

A Roma, il Palazzo (inteso in senso pasoliniano), si trova spiazzato perché entrano i gioco anche i servizi segreti americani e si cerca in qualche modo di esfiltare Fabbri facendolo partire verso l’Italia in una di quelle carrette del mare che spesso solo per fortuna riescono a galleggiare.

Eleonora Carta ha raccontato di quante sofferenze e soprusi siano vittime i migranti che per non morire di fame rischiano la vita, prima affrontando un viaggio terrestre che per molti è letale, finendo nei campi di prigionia libici, e poi una traversata che spesso si conclude con un naufragio.

Malgrado l’Italia abbia siglato degli accordi con le autorità libiche, i trafficanti di uomini continuano a fare affari, spesso con la complicità delle stessi enti preposti a stroncarli. “Come dire, il lupo a guardai del gregge.” riflette Paolo Fabbri, che nello svolgimento della trama assume un ruolo diverso e più significativo.

A questo punto, dopo la sbarco in Sardegna, Fabbri viene preso in consegna da Linda De Falco, maggiore del ROS, che si è battuta a Roma per far parte dell’operazione, subodorando un doppio o triplo gioco degli americani.

Linda De Falco è stata protagonista del thriller “Piani inclinati” sempre ambientato in Sardegna dove si scontra, all’inizio con un ambiente particolare, duro, ripiegato su se stesso ma capace di aprirsi a chi cerca di capire e non di giudicare.

“Per quello che li conosco.. per qual poco che li conosco, hanno innata l’idea che il mondo naturale sia dominato da una forma di comunicazione empatica e ininterrotta tra animali, piante, uomini vivi e morti, e in cui la natura e la storia, il presente e il passato non sono più definibili.

“Come se fosse tutto un eterno presente.”

“Esatto”.

“La Sardegna per loro non è un luogo. E’ l’unico luogo possibile. Il sito primario, l’archetipo di tutto ciò a cui tendono e che ineluttabilmente e incessantemente, li chiama a se, ovunque li trovi. Anche se si trovano qua.”

In questo dialogo del libro, e poi nella serata, l’autrice mette in rilievo la peculiarità di quest’isola, antichissima, magica e quasi senziente, che protegge i fuggitivi con le sue pietre, i suoi alberi e i suoi silenzi.

“Anche se potevo far fare a Linda e Paolo un percorso meno lungo e più diretto ho voluto far percorrere loro diverse tappe che mettessero in risalto la vera essenza della Sardegna” ha ammesso Eleonora Carta.

Tra Linda e Paolo si instaura un rapporto complicato e contrastato per le modalità del rapimento e per quanto Linda ha appreso sul comportamento dell’agente segreto.

“Il suo paese non l’avrebbe lasciato a se stesso- Ha trasmesso informazioni fuorvianti, e ora la gente vede uno Stato che abbandona i suoi uomini al loro destino. E non è la verità.”

Fabbri si passò una mano tra i capelli. “Alla gente non interessa la verità. Interessa una comunicazione che confermi ciò che già pensa. Se la narrazione è conforme, allora è credibile e genera seguito. Altrimenti non frega niente a nessuno.”

Questo è uno dei punti caldi del romanzo ed è stato bene evidenziato nell’incontro di Quartu perché la verità viene nascosta da tante notizie inutili, quando non viene nascosta e oscurata dalla disinformazione. “Bisogna cercare di non dipendere solo da una sola informativa ma dobbiamo essere in grado di poter capire veramente come va il mondo e non limitarci ad ascoltare quello che vuole il potere.” ha detto Eleonora Carta a proposito sia di quanto ha raccontato ne “I giorni del Corvo”, sia da quanto accade nel mondo attuale, straziato dalle guerre e dai conflitti locali. E questo accorato appello mi riportato alla mente quanto scritto da Noam Chomsky e da Edward S. Herman in “La fabbrica del consenso”: “Ci sono operatori importanti che prendono iniziative tese a definire e plasmare le notizie, nonché a tenere in linea i media.”

La bella serata quartese ha presentato con chiarezza i punti forti di una spy story in cui niente è come sembra e dove, per citare Leonardo Sciascia, scrittore amatissimo da Eleonora Carta: La verità è nel fondo di un pozzo.”

A cura di

Salvatore Argiolas