SPECIALE GIORGIO BALLARIO




A cura

di

Salvatore Argiolas


Sabato 6 giugno il centro culturale Sa Manifattura di Cagliari, storico edificio di grande fascino, ha ospitato un’interessantissima serata organizzata dal centro culturale Ideario avente come tema “La storia narrata” con la partecipazione di Giorgio Ballario e di Gabriele Marconi che hanno presentato il loro ultimi libri, rispettivamente “I racconti del maggiore. Le prime avventure di Aldo Morosini nell’Africa orientale” e “Eden in fiamme” e Thrillernord era presente per raccontare la discussione.

Giorgio Ballario, che gli amici di Thrillernord conoscono bene, ha parlato della sua prima raccolta di racconti, preparata sia per festeggiare il diciottesimo anno della vita letteraria dell’ufficiale dei carabinieri, sia per conoscere meglio il suo personaggio, rievocando le sue prime esperienze in Eritrea che risalivano al 1933 mentre il ciclo dei romanzi è arrivato al 1938.

Ambientato in un territorio all’epoca non frequentato dal noir italiano, mentre ora alcuni autori hanno identificato l’Africa Orientale Italiana come scenario molto interessante per le loro trame, il ciclo del maggiore Morosini è caratterizza da un’attenta ricerca storica che rende ogni indagine un viaggio nel passato molto realistico e documentato.

“Non sono uno storico” ha detto Ballario “ma ho svolto accurate ricerche per conoscere bene ciò di cui parlavo e anche se all’inizio ho fatto come Salgari, che scriveva di posti che non conosceva di persona, poi sono stato in Eritrea per familiarizzarmi ancor maggiormente con i luoghi che descrivevo.

Come poi affermato anche da Gabriele Marconi, il punto di vista dev’essere sempre quello dei personaggi e mai quello dell’autore, che è consapevole delle dinamiche storiche e conosce il passato mentre per chi vive nel periodo raccontato il futuro è incognito e ricco di possibilità o per citare Borges “Un giardino dei sentieri che si biforcano.”

In effetti Aldo Morosini, che nei racconti è ancora tenente, per poi far carriera e diventare maggiore è coerente con i suoi tempi, ha la sua morale e il suo onore “ma non può essere un ribelle” e deve cercare di attenuare e rendere meno drastiche certe decisioni che arrivano dall’alto.

Intervistato dal giornalista Bruno Murgia che gli chiedeva dei comportamenti deplorevoli tenuti dagli italiani Giorgio Ballario ha concordato che ci furono ma in un contesto in cui, quando ci fu la guerra d’Etiopia, il paese africano era retto da un regime tribale e feudale e che con la proclamazione dell’Impero fu abolita la schiavitù e che il continente africano era quasi completamente spartito tra paesi coloniali che avevano occupato i territori migliori e che all’Italia erano rimaste regioni poco appetibili, compreso lo “scatolone di sabbia” libico, per citare Gaetano Salvemini.

L’Eritrea raccontata da Giorgio Ballario e percorsa da Aldo Morosini, ha un fascino particolare dovuto sia alla sua posizione geografica, che svaria dalla caldissima Massaua ad Asmara, capitale posta su un altopiano che la rende particolarmente piacevole e con un clima molto gradevole, sia al crogiolo di etnie e culture, dove si trovano a vivere fianco a fianco marinai somali, commercianti arabi, soldati turchi, pescatori di perle dancali, baniani di origine indiana, pastori cafri, sciarmutte, ascari, zaptiè, faccendieri italiani e spie di incerta origine, solo alcuni dei comprimari che contribuiscono a popolare la serie di un’atmosfera veramente indimenticabile.

Essendo la prima colonia italiana costituita nel 1890, negli anni trenta le principali città eritree avevano una spiccata impronta italiana che rendevano la permanenza dei connazionali più confortevole, malgrado il caldo torrido di certe zone e a questo proposito il giornalista intervistatore ha chiesto a Ballario quale fosse la tipologia di italiani che frequentavano la colonia.

La risposta è stata che, a differenza di altri paesi come la Francia e il Belgio, l’Italia in Africa cercava principalmente uno sbocco per la popolazione che prima emigrava in Argentina o in Brasile e che tentava di trovare una vita migliore in una colonia che aveva anche il pregio di essere lontana dalla opprimente chiesa romana con i suoi  stringenti obblighi religiosi e in definitiva gli italiani in Eritrea erano come in patria, rappresentativi di tutti i pregi e i difetti che caratterizzano i nostri connazionali anche in un mondo “altro” molto differente da quello da cui partirono per trovare fortuna.

 L’Africa Orientale è protagonista di tutta la serie del maggiore Morosini, con i suoi colori, i suoi odori e i suoi problemi e c’è un certo fascino nelle passeggiate dell’ufficiale dei carabinieri e dei suoi amici per le strade di Massaua e di Asmara, che ci fanno scoprire scorci di vita che difficilmente conosceremo altrimenti.

Spaziando in diverse zone della colonia italiana e poi, dopo la proclamazione dell’Impero,anche in Etiopia, le indagini di Morosini mettono in evidenza luci ed ombre di un periodo controverso della nostro passato dove piccole storie intersecano la grande storia e dove è alto “il prezzo dell’onore” pagato dal maggiore che, in quanto ufficiale dei carabinieri ha una dirittura morale e un senso della patria diverso da altri appartenenti alle forze armate del regno.

I libri del maggiore Morosini sono dei long sellers che hanno tanti fedeli lettori, affascinati sia dalla figura di questo onesto investigatore, un po’ malinconico che talvolta trova conforto nella lettura dei pensieri di Seneca, il filosofo stoico consigliere di Nerone, sia dalle indagini sempre diverse ambientate in quello che, come dice Ballario, “per certi versi era il nostro Far West” e come ha detto il presentatore Bruno Murgia, è auspicabile che il ciclo abbia una distribuzione più capillare in quanto questi romanzi e racconti meritano veramente di essere letti e apprezzati e che fanno venire il “Mal d’Africa” anche a chi non è mai stato nell’enorme continente che ha infiniti legami con il nostro.

In chiusura dell’incontro c’è stato anche un accenno a “Vita spericolata di Albert Spaggiari” biografia romanzata dell’autore della celebre furto di Nizza, tanto audace da sembrare irreale anche per un film che Giorgio Ballario ha riproposto in un’edizione rivista e ampliata a cinquant’anni dal colpo che fece epoca.

Questi sono i libri che costituiscono il ciclo del maggiore Morosini:

  1. Morire è un attimo
  2. Una donna di troppo
  3. Le rose di Axum
  4. Le nebbie di Massaua
  5. Intrigo ad Asmara
  6. Il prezzo dell’onore
  7. L’equivoco del sangue
  8. I racconti del maggiore.

INTERVISTA

Giorgio Ballario ha poi gentilmente risposto ad alcune domande di Thrillernord:

Come giustamente avete fatto presente tu e Gabriele Marconi nella serata intitolata “La storia narrata”, un romanzo storico non è un saggio ma deve presentare il punto di vista del personaggio e non dell’autore, un po’ come Fabrizio Del Dongo ne “La Certosa di Parma” che partecipa alla battaglia di Waterloo ma non capisce assolutamente niente di quello che succede. Partendo da ciò, qual è la visione del mondo del giovane tenente Aldo Morosini che viene sbattuto in una terra di cui non sa niente e che differisce in tutto da quella in cui è vissuto?

Direi che all’inizio anche Morosini capisce poco del luogo in cui è stato mandato, com’è abbastanza normale per un militare inviato in una terra mondiale. Naturalmente a fargli da stella polare nella navigazione in un oceano sconosciuto provvede la sua visione del mondo, che è quella di un uomo di un secolo fa, cresciuto in una famiglia e in un ambiente militare, patriottico, legato alle istituzioni. Di certo una mentalità diversa da quella di un suo coetaneo del secondo millennio. Però ad attenuare un certo rigore marziale contribuiscono la cultura, gli studi classici e anche un carattere curioso, poco incline a piegarsi all’obbedienza “pronta, cieca e assoluta”. Anche la lettura dei testi di Seneca contribuisce a fare di Morosini un uomo che intende pensare con la sua testa.

Quando hai cominciato a pensare al personaggio di Aldo Morosini avevi ben chiaro tutta la sua complessa personalità o è cresciuta pian piano?

Sinceramente no, anche perché scrivendo il primo romanzo della serie (Morire è un attimo) non avevo ancora ben chiara l’idea che sarebbe stato un personaggio seriale. E poi era il mio primo romanzo, quindi forse non possedevo ancora le capacità tecniche per creare un personaggio così complesso com’è oggi. Quindi è naturale che Morosini sia cresciuto di romanzo in romanzo, anche se credo che la figura emersa diciott’anni fa (sono già passati 18 anni!) avesse in nuce tutte le caratteristiche che gli ho poi attribuito nel corso del tempo.

Il lettore di solito si crea un’immagine mentale del protagonista dei suoi libri preferiti ma tu a chi ti sei ispirato fisicamente per la creazione del maggiore Morosini?

A dire il vero non mi sono ispirato a nessuno, da un punto di vista fisico. A pensarci bene nei libri non mi dilungo troppo nel descrivere fisicamente il maggiore Morosini, preferisco che siano i lettori a immaginarselo e mi dedico piuttosto a raccontare la sua psicologia, il suo modo di vivere, le sue abitudini. A volte mi chiedono a chi farei interpretare un ipotetico film o serie tv e in realtà non saprei bene che cosa rispondere. Qualche anno fa mi sarebbe piaciuto Pierfrancesco Favino, ma credo che sarebbe adatto anche Alessandro Preziosi, che però anni fa ha già interpretato il commissario De Luca di Lucarelli.

E’ stato più impegnativo creare un personaggio come Morosini, ricco di fascino e di valori, impostare una cornice storica credibile e aderente o ideare delle trame sempre diverse e interessanti?

Creare Morosini non è stato complicato, mi è venuto fuori così in modo abbastanza naturale. Delineare una cornice storica credibile è più difficile perché richiede parecchio studio, ricerca e documentazione, però è anche molto divertente perché ogni volta mi permette di andar a curiosare nel passato e nella vita degli altri e siccome ho alle spalle studi storici e molta esperienza giornalistica riesco a farlo senza troppa fatica. Direi che alla fine la parte più complessa è strutturare una trama poliziesca che sia avvincente, realistica e storicamente attendibile.

Tu ha scritto anche molti noir contemporanei e ti chiedo quale preferisci, se il racconto storico oppure la rappresentazione “dell’orrore che regna” come diceva Derek Raymond?

Mi piace alternare. Quando finisco un romanzo della serie storica morosiniana di solito ho una gran voglia di tornare nella contemporaneità e di cimentarmi con la società e le sfide del mio tempo. Ma è anche vero che dopo un po’ di mesi la figura del maggiore e il suo mondo tornano a bussarmi alla porta e mi ritorna il desiderio di una fuga nello spazio e nel tempo, in quel mondo coloniale che continua a incuriosirmi e affascinarmi, malgrado le sue contraddizioni.

Ringrazio di cuore, anche a nome di Thrillernord, Giorgio Ballario e Ideario Storie per le foto messe a disposizione.

Acquista su Amazon.it: