SPECIALE: NATHAN HILL




A cura

di

Sabrina De Bastiani


Mi fermo sul tema del tempo perché credo sia veramente fondamentale, Nathan. Siamo nell’epoca di quella che  si può definire attenzione frammentata,  tendiamo a leggere sempre più velocemente, talvolta anche con distrazione, proprio per questa velocità che ci impongono la società e  il mondo nel quale viviamo. In ragione di ciò,  come difendi il tempo e la concentrazione necessaria a scrivere romanzi come i tuoi,  come Wellness? Pensi che la tua scrittura possa rappresentare anche una una sfida, un incentivo per i tuoi lettori a trovare il modo di difendere la loro concentrazione e il tempo necessario a leggerti?

Un sacco di volte, mi sono chiesto e mi hanno chiesto, ma è veramente necessario scrivere un romanzo così lungo in un’era in cui siamo sempre sommariamente distratti?  E non riusciamo a guardare un video di pochi minuti senza scrollare il video successivo?  Ecco, secondo me,  la letteratura, che include anche romanzi lunghi, può essere un antidoto a tutto questo. Ci sono delle ricerche molto valide – come avrai capito dal romanzo a me interessa molto la neurobiologia –  che mostrano come ci sia un qualcosa  che aiuta a mantenere la concentrazione, ed è la curiosità dell’immaginazione. 

Cioè, lasciare che la nostra mente vaghi, spazi, esplori, per poi potersi fermare e permettendoci  di concentrarci  più a lungo. Secondo me, in quest’ottica, anche i miei  romanzi  possono  considerarsi un esercizio per la mente.

Poi, per quanto riguarda cosa faccia io per mantenere la concentrazione, beh… inizio la giornata con il romanzo che sto leggendo, metto su il caffè, faccio colazione e poi inizio a scrivere. In tutto questo il cellulare sta in un’altra stanza,  non perché io detesti il mio telefono,  ci sono un sacco di cose belle sul mio telefono, ma perché sarei tentato di  guardarlo ogni tre secondi, poi guardare il PC,  magari cercare qualcosa su Wikipedia…e così via.

Io scrivo a mano, tra l’altro,  motivo per il quale sarei tentato di interrompermi spesso per fare delle ricerche. 

Quindi ogni volta che mi viene questa tentazione, scrivo tre XXX sul foglio,  che sono il segnale che io do a me stesso per ricordarmi di farlo dopo, di  guardare dopo, di tornare sul punto dopo. Perché sennò lo so che vado su Wikipedia, già che sono lì apro  Instagram, poi leggo le mail…  e finisce che non mi ricordo più la frase che stavo scrivendo…


Nathan Hill: lo scrittore che racconta le crepe dell’America (e le nostre)

C’è un filo che lega Il Nix a Wellness: non è soltanto l’ambizione, la mole, la precisione chirurgica con cui Nathan Hill costruisce i suoi romanzi. È piuttosto la sua capacità di trasformare la vita quotidiana in un laboratorio narrativo, dove relazioni, ideologie e illusioni vengono smontate pezzo per pezzo, fino a rivelare la loro fragilità.

In Wellness Hill parte da una coppia, Jack ed Elizabeth,  e la mette sotto la lente come fosse un esperimento di laboratorio. Amore, desiderio, disillusione, compromesso, ogni dinamica viene analizzata con la stessa serietà con cui un ricercatore maneggia una provetta. Ma il bello è che Hill non rinuncia mai alla dimensione umana: il suo è un romanzo pieno di carne e di respiro, che alterna momenti di intimità lancinante a divagazioni sulla cultura, sulla scienza, sul modo in cui costruiamo e ci raccontiamo le nostre storie.

La forza di Hill sta anche  in questo, nel trasformare il romanzo in uno specchio che non restituisce mai un’immagine liscia, ma incrinata. Leggere Wellness significa riconoscersi nelle crepe, nelle piccole menzogne che raccontiamo a noi stessi, nei compromessi che chiamiamo “amore adulto”. E significa anche fare i conti con un’America che non è mai soltanto sfondo, ma personaggio, una società ossessionata dalla performance, dal consumo, dal bisogno disperato di apparire ben più che di essere.

In questo senso, Hill, come Roth o DeLillo, non racconta un Paese idealizzato, filtrato, bensì un Paese vivo, con le sue crisi, continuamente spaccato tra le promesse del sogno e la durezza della realtà. E proprio per questo i suoi romanzi ci parlano anche qui, oggi, in Italia. Perché dietro le sue storie di relazioni fragili e di identità smarrite non c’è un loro, ma ci siamo noi.

Cosa distingue allora Nathan Hill da tanti altri narratori contemporanei? Forse il coraggio di scrivere libri monumentali in un’epoca di distrazioni lampo. Forse la capacità di tenere insieme leggerezza e profondità, intimità e politica, la pagina domestica e la grande visione del mondo. O forse, semplicemente, il fatto che quando chiudi un suo libro non ti senti mai del tutto salvo: ti porti dietro una domanda che brucia. 

E di questo, oggi, c’è un bisogno disperato.