SPECIALE: NON ESISTE ALCUN DESTINO




di

Sabrina Russo


Autore: Roberto Pegorini

Editore: Todaro

Genere: Noir

Pagine: 26

Anno di pubblicazione: 2026

SINOSSI. Dover decidere tra salvare una donna che hai amato o tener fede ai tuoi doveri di poliziotto. Questa è la scelta impossibile che si trova a dover affrontare l’ispettore Giusti. Diventare complice di un crimine o lasciare la ragazza al suo destino? Il tempo è poco ma Valerio Giusti, noto tra i colleghi per il suo carattere spigoloso ma anche per il suo profondo rispetto per la giustizia, proverà a inventarsi una terza soluzione, pericolosa e piena di insidie. Aiutato, suo malgrado, da tre fedeli collaboratori deciderà di sfidare la sorte in una disperata corsa contro il tempo.

SPECIALE


In data 27 aprile, Mariana Marenghi e Roberto Pegorini hanno dato vita a un’interessante, divertente ed esaustiva intervista in cui molto si è detto sul nuovo noir dello scrittore il cui protagonista, l’ispettore Valerio Giusti, si cimenta in una storia carica di azione e pathos, adrenalina e disperazione.

“Non esiste alcun destino” è quel genere di romanzo che rimane impresso, anche perché vede il ritorno di uno dei personaggi dell’universo di Roberto Pegorini che permane più nel cuore del lettore e cioè Valerio Giusti. Mi piacerebbe cominciare parlando non della trama, ma del suo personaggio. 

Chi è e che cosa fa Valerio Giusti? 

Prima di cominciare vorrei ringraziare e salutare chi è qui presente e chi ci sta seguendo da casa. Per quanto concerne, invece, Valerio Giusti, per chi non lo conoscesse è un ispettore di polizia di un commissariato che non esiste nella realtà ma che potremmo, come struttura, ipoteticamente collocare ai confini tra Sesto San Giovanni e viale Fulvio Testi. 

Si caratterizza per alcune peculiarità: non è simpatico e non gli interessa esserlo (anche se le persone qui presenti che hanno avuto modo di leggerlo asseriscono il contrario) o potremmo dire che non è simpatico ai suoi colleghi poiché è un poliziotto integerrimo, che nel momento in cui considera di oltrepassare il limite della legalità, non lo fa mai per scopi personali, né con l’intento di “approfittarsi” della divisa che indossa. 

È un solitario, vive con un gatto altrettanto protagonista, e gli unici che sembrano ben tollerarlo sono il suo superiore, il vicequestore Calvanese e tre colleghi che lavorano con lui e che hanno imparato, con il tempo, ad apprezzare una certa sensibilità e un senso dell’amicizia che mostra a suo modo nei momenti più inaspettati. 

Esattamente. 

Scopriamo allora di più, Roberto, di questi colleghi di Valerio che lavorano come una squadra, pur non essendolo a tutti gli effetti, poiché hai trovato un modo geniale per creare sinergie tra queste diverse figure all’interno del commissariato.

Si, in quanto ci sono delle situazioni in vari commissariati dove le squadre non esistono. Se prendiamo, ad esempio, la polizia giudiziaria, ha una squadra ben definita, mentre gli ispettori dell’anticrimine a volte si appoggiano ad altri con cui, in quel momento, seguire le indagini.  Ne è un esempio Valerio (non richiestissimo tra i colleghi), che non ha una squadra, ma quando la situazione si complica e lo richiede, si avvale di queste tre figure con le quali vi è fiducia e stima reciproci.

Il primo personaggio si chiama Melissa Gardini, è una sovrintendente di trent’anni con la quale Valerio ha avuto una relazione qualche anno prima e che, nonostante sia finita, non impedisce a entrambi di lavorare bene insieme e all’ispettore di coinvolgerla, poiché non mancano stima e rispetto reciproci.

Il secondo è David Egger, giovane bolzanino (le cosiddette spine, reclute), un uomo tutto azione, impeto e istinto, che ha, a sua volta, una relazione con Melissa fino ad ora tenuta segreta in commissariato, ma che non è sfuggita allo sguardo attento e osservatore di Valerio, che con loro non finge di non esserne a conoscenza. 

Il terzo e ultimo componente di questa armata Brancaleone si chiama Mirko Bettoni, in arte Nerd Gates poiché è un genio indiscusso del computer, in realtà un hacker, capace di muoversi in Internet in una maniera decisamente superiore alla media, indispensabile per il tipo di indagine che Valerio deve portare avanti. Spesso pasticcione, a differenza di David non è un uomo d’azione e in questo capitolo, come avrete modo di costatare, assumerà maggiore visibilità rispetto ai suoi colleghi, ai quali ho riservato la stessa attenzione nei due capitoli precedenti.

Dove hai trovato il gancio narrativo per questa storia che più di tutte le altre si intreccia alla vita personale del tuo protagonista?

Ad ogni nuovo romanzo cerco di alzare l’asticella, cercando di scrivere qualcosa di più, diciamo, coraggioso. Posso riuscirci o no, partendo dal presupposto che l’ultimo romanzo non debba essere per forza il più bello. Mi è capitato di leggere un paio di interviste di scrittori scandinavi, i quali sostenevano questa tesi, spiegando determinati particolari, e la stessa cosa è avvenuta facendo due chiacchiere con la scrittrice Ilaria Tuti che nel suo ultimo romanzo ha avuto il coraggio di fare questo passo in più con la sua protagonista Teresa Battaglia. Passo che poi ho ritenuto necessario provare a fare anche io. 

Non è stato semplice (e se lo leggerete capirete perché), ma necessario per una crescita dei personaggi, che in futuro potranno svilupparsi in base a quanto successo in questo capitolo. Oltra a una “mia” crescita professionale, un ulteriore modo di mettermi alla prova di cui sentivo la necessità.  

A differenza dei miei precedenti romanzi che si svolgono in uno spazio temporale che può variare dalle due alle tre settimane, “Non esiste alcun destino” si dipana, invece, in tre giorni. Dare ritmo maggiore rispetto agli altri romanzi è stata una decisione che possiamo annoverare tra le novità, un’ulteriore sfida nella sfida, sperando di averla vinta, cosa che potrà dichiarare solamente il lettore.

Sono stati i lettori a reclamare un seguito di Giusti o è stato Valerio a presentarsi alla porta della tua creatività letteraria per uscire dalle pagine inchiostrate?

Credo sia un po’ entrambe le cose. Dopo “Non sparare”, stand-alone uscito lo scorso anno in cui vi è un altro protagonista, avevo voglia di tornare a parlare di Valerio Giusti poiché ritengo sia un personaggio che “funzioni” e con ancora molte cose da dire. Sia i lettori che, fortunatamente, leggendo “Almeno non questa notte” e “Lo hijab mancante”, mi hanno chiesto di continuare a narrarne le azioni investigative. Diciamo un fifty-fifty!

Quanto ritieni sia cambiato oggi Valerio Giusti dalla sua prima apparizione e quanto con lui è cambiato Roberto Pegorini?

Credo che fondamentalmente Valerio Giusti resti coerente con sé stesso o almeno ci provi, soprattutto in “Non esiste alcun destino”, dove la sua coerenza sarà messa a dura prova. Nel corso dei romanzi, è cresciuta, a mio avviso, la conoscenza che il lettore può avere di lui, scoprendo, pian piano, parte del suo carattere e del suo passato.

Roberto Pegorini come persona no!

A parte gli scherzi, come scrittore sicuramente sì. Nel senso (sperando che non risulti un discorso presuntuoso), all’inizio non ero molto preoccupato di dimostrare una crescita in quanto era contenuto il numero dei lettori. Ora fortunatamente sono aumentati e con essi la pressione di non deluderli. Parto dal presupposto che i romanzi non debbano piacere in ordine consequenziale e soprattutto non a tutti ma, comunque, la sensazione che provo quando comincio a scrivere un nuovo romanzo è di maggior responsabilità nei confronti di chi ti legge, maggiore responsabilità nel cercare di non deludere.

Potremmo dire che per la prima volta un tuo romanzo noir abbia toni profondamente thriller? 

Sei riuscito a rendere plausibili circostanze che spesso con il thriller sono accettate come tali, pur non essendolo e soprattutto a rimanere nei ranghi del noir, del possibile, del credibile, del realistico, facendo in modo, comunque, che si senta scalpitare questa tensione, riuscendo a creare un ritmo che non lascia tregua, fino all’ultima pagina.

Come ci sei riuscito?

Ti ringrazio e spero che lo percepiscano anche altri lettori.

Semplicemente, il thriller permette di andare un po’ fuori dalle righe, scrivere quel qualcosa che non è possibile succeda in un noir. Fondamentalmente mi reputo più un “noirista”, ma in questo romanzo per la velocità con cui si svolge il tutto, c’era la necessità della parte thriller per la quale ho studiato (in quanto non ci si può improvvisare scrittori di thriller da un giorno all’altro), ma ho voluto farlo comunque a modo mio, cioè rimanendo “noirista” e, soprattutto, giornalista e come tale sempre alla ricerca delle cose vere, della realtà. Quindi ho cercato di raccontare un thriller reale, o almeno, una parte thriller che può purtroppo realmente accadere. Potrei affermare di “aver messo il thriller al servizio del noir”. 

Mi sono anche “divertito” a scrivere le parti thriller nonostante non le avessi mai affrontate con così tanta insistenza, però, ripeto, ho sempre cercato di mantenere una coerenza con quello che, purtroppo, può succedere anche nella vita reale. 

Avendo letto i tuoi libri precedenti, posso affermare che il patto con il lettore è sempre stato assolto, non si è mai interrotto. In questo caso c’è qualcosa che hai dovuto tenere a freno perché probabilmente avrebbe, non dico interrotto, ma magari portato su un’altra strada il lettore?

Interrotto no, ma magari portato su un’altra strada sì, in quanto mi sono visto costretto a scendere a compromessi, fare un patto con me stesso più che con il lettore, poiché ho dovuto scrivere scene che non mi appartengono, essere spigoloso al fine di essere credibile. Più che rischiare, ho sofferto, nel senso vero della parola, a tal punto che la cosa mi ha creato quasi un disagio fisico e chi lo leggerà, probabilmente capirà a cosa mi riferisco. Ed è questo, a ben pensarci, ciò che mi è costato maggiormente. Spero, quindi, che il patto con il lettore in questo senso sia stato rispettato, poiché ho sacrificato qualcosa di me al solo fine di essere più credibile.

Quanto potremmo dire essere 100% fantasia, quanto invece è storia vera?

Non è una storia vera, non è una storia che è successa realmente quindi, non si può fare riferimento alla realtà. Alcuni passaggi, alcune situazioni, alcune azioni prese singolarmente invece sono accadute realmente, le ho vissute professionalmente in prima persona in quanto per tanti anni giornalista di cronaca nera. Per il resto la storia è comunque tutta inventata.

Ci sarà un quarto capitolo in cui si può magari sperare che, scrivendo nuovamente di Valerio Giusti, cambino i suoi gusti musicali?

Assolutamente no se si parla di Valerio!! 

Non escludo, però, di scrivere un nuovo capitolo che non abbia Valerio come protagonista poiché sono numerose le linee narrative che si possono intraprendere, molti gli spunti e agganci. 

Mi piacerebbe anche scrivere uno spin-off di qualcun altro dei miei personaggi e, magari, anche per quanto concerne la musica, potrei decidere di condividere con voi la mia colonna sonora…

O forse no.

Non posso che concludere consigliandovi di non lasciarvi sfuggire “Non esiste alcun destino”, di Roberto Pegorini, Todaro editore. 

Un noir dalla trama forte, ricca di azione e capace di suscitare profonde emozioni. 

Grazie a Mariana Marenghi, Roberto Pegorini e la casa editrice iDobloni per l’ospitalità

Roberto Pegorini, nato a Milano nel 1969, è laureato in giurisprudenza e giornalista da oltre venticinque anni, specializzato in cronaca nera. Ha collaborato con numerosi quotidiani a tiratura nazionale ed è stato direttore del settimanale locale “inFolio”, nell’est milanese per diversi anni. Nel 2002 ha pubblicato il suo primo romanzo, “Vita a spicchi”. Nel 2014 esce la trilogia che ha come primo capitolo “Cuore apolide”, seguito da “La doppia tela del ragno” e “Nel fondo più profondo”, recentemente ripubblicati con la casa editrice “iDobloni”. Sempre con “iDobloni” pubblica anche “Non sparare” (2025). Con Todaro Editore ha pubblicato “Lo hijab mancante” (2024), “Non esiste alcun destino” (2026) e in e-book il primo volume della serie sull’ispettore Valerio Giusti “Almeno non questa notte”. Ha inoltre partecipato a diverse raccolte di racconti e collabora con iniziative letterarie legate al Covo della Ladra. Conduce, insieme a Mariana Winch Marenghi, la trasmissione social “Una valigia di libri”, in cui si chiacchiera di libri e autori.

Acquista su Amazon.it: