Rosario Russo
Sinossi. Ottobre 2018. Mentre l’Etna oscura il cielo con una pioggia di cenere che ricopre ogni cosa, un duplice omicidio sconvolge la costa siciliana nei pressi di Acireale. Sotto la lingua delle vittime, un misterioso rito: due monete d’argento con inciso il simbolo dela Theta. L’ispettore Luigi Traversa, in fuga da un passato che non smette di tormentarlo, si ritrova immerso in un’indagine che affonda le radici in un vecchio caso del 2002. Tra regolamenti di conti, antiche leggende e l’ombra di un male ancestrale che scende dalla “Montagna”, Traversa dovrà scoprire se ha il coraggio di calarsi nel fondo del pozzo. Perché è solo lì, dove non c’è più né sole né luna, che si nasconde la verità.
Autore: Rosario Russo
Editore: Apalos
Genere: Noir
Pagine: 436
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Salvatore Argiolas
“Theta Infelix” è un segno convenzionale utilizzato nell’epigrafia latina per indicare il decesso di una persona e quando due persone contigue ad ambienti mafiosi vengono trovate uccise, nelle vicinanze di Acireale, con in bocca una moneta con questa metafora di morte gli inquirenti si trovano nella confusione più completa.
D’istinto avrebbero indagato sulla cosa rivale a quella di Zio Pippo, il cui figlio è stato assassinato nell’agguato, ma sia informatori molto attendili, sia la strana rivendicazione portano la polizia ad escludere la guerra tra cosche per avvalorare la tesi di una consegna di droga non pagata.
“Theta Infelix” è un noir dalle tinte scurissime ambientato sulle falde dell’Etna durante una persistente pioggia di cenere vulcanica, trasparente metafora di un’oscurità morale che avviluppa e imbeve tutti, colpevoli di essere testimoni dell’ira della Muntagna, il nome con cui i locali chiamano il vulcano, chiamato anche Mongibello, che anch’esso significa per ben due volta montagna derivando dall’antico Mons Gebel, unione del latino Mons e dell’arabo Gebel, il cui significato è proprio montagna.
“La pioggia di cenere che ne seguì, fitta e tradimentosa, oscurò persino il sole, riversandosi inesorabile su tutta la città. Sabbia, vetro e lapilli formarono una mefitica coltre che si depose ovunque: sui tetti, le auto le strade.”
Quando un poliziotto ricorda di un altro duplice omicidio avvenuto durante una precedente eruzione con modalità simili le cose si complicano in quanto molti credono che sia una vendetta del vulcano visto che un’antica leggenda parla dei Diavoli meridiani che a mezzogiorno “trovano più facile dare l’assalto all’anima umana” mentre invece il vulcano è indifferente all’agire degli uomini come la luna in una celebre poesia di Leopardi.
Il fine, l’obiettivo principale dei gialli è scoprire il colpevole dei misfatti per avere una consolazione sia per identificare e isolare il reprobo sia per ristabilire la pace sociale perturbata dell’azione criminosa ma Rosario Russo, da noirista di razza, ci spinge a spostare la visuale sull’importanza del contesto.
L’ispettore Traversa, veneto che a fatica riesce a decifrare la semiologia siciliana, viene incaricato di trovare un rifugio notturno a due senza tetto e “invece che due barboni malvestiti che puzzano di alcool, Traversa si trovò davanti una coppia di coniugi dall’aspetto dignitoso. Entrambi sulla cinquantina, indossavano abiti logori ma pulitissimi.”
I due coniugi erano ex imprenditori portati alla rovina dalle esose richieste dei clan ed è la donna che si sfoga con il poliziotto “Nel giro di pochi mesi abbiamo dovuto licenziare gli operai, ci siamo indebitati con le banche e con gli strozzini. Abbiamo venduto tutto, persino la casa. All’inizio dormivamo in auto, ma poi qualche maledetto ha pensato bene di rubarci pure quella! Ci siamo ridotti a chiedere ospitalità alle varie strutture della zona.”
La vice ispettrice Sonia Orlando va in ospedale al capezzale del figlio e viene rimproverata aspramente da un’infermiera che le fa un riassunto drammatico della situazione della sanità pubblica: “Tanto siamo sempre noi ad andarci di mezzo, cornuti e mazziati ci facciamo i doppi turni e pure gli sputi della gente ci pigliamo!”
“Calma, io volevo soltanto…”
“Calma?”, rispose a muso duro l’infermiera. “guardi che se siamo a cort9o di personale è pure colpa vostra!”
Sonia scosse la testa ironica. “Addirittura colpa nostra!”
L’infermiera si avvicino a sonia sibilandole in faccia tutta la sua rabbia.
“L’altra notte si è presentata qui una bambina in codice verde. Non aveva niente di grave ma i suoi familiari pretendevano lo stesso che entrasse prima degli altri. Sa com’è finita?
Sonia deglutì. “No, non saprei…”
“E’ finita che il padre ha pestato a sangue due colleghi. Perché non venite a proteggerci da questi animali piuttosto che farci perdere tempo?”
Traversa corteggia una commessa e quando la vede con un occhio pesto le chiede cosa sia successo.
“Ho soltanto sbattuto la faccia contro il frigorifero.”
Traversa diventò paonazzo. “Nerina, ti prego…ti sembro nato ieri?” (…)
“E secondo te non sono andata a denunciarlo ai carabinieri? Il giudice se n’è uscito obbligandolo a non avvicinarsi a me nel raggio di duecento metri. Come hai visto,” concluse indicando il livido che le era schiarito sul viso “non li ha rispettati.”
“In generale ci sono un sacco di crimini a cui nessuno bada solo perché sono un po’ più estetici di un omicidio, che salta all’occhio, e per giunta finisce sui giornali, eppure tutti sortiscono lo stesso risultato, se vi si pone mente con attenzione e fantasia.” scrive Friedrich Dürrenmatt nel suo romanzo “Il sospetto”, ed è tanto vero che spesso come avviene anche in questo libro, le alte sfere si mobilitano, giustamente per scoprire l’assassino ma tralasciano colpevolmente “crimini un po’ più estetici.”
I personaggi di “Theta Infelix” sono vivi, credibili e anche capaci ma soli sia nelle loro vite private sia nelle istituzioni e la loro solitudine si srotola diversamente ma sempre con amarezza in quanto sono consapevoli che non riusciranno a raggiungere la verità che secondo Sciascia, è in fondo al pozzo.
Secondo la leggenda al presidente del Catania che chiedeva come mai la sua squadra, malgrado la rosa molto competitiva non facesse risultati, l’allenatore obiettò che serviva l’amalgama, per sentirsi rispondere “Ditemi dove gioca questo Lamalgama che lo compro subito”.
Ecco, alla squadra di Traversa, Orlando e Lorefice, protagonisti di “Theta Infelix” manca proprio l’amalgama, quel quid che si può chiamare senso civico, input politico o abitudine democratica a rispettare e fidarsi delle istituzione, come messo in evidenza dall’episodio dell’Onorevole, lanciatissimo per la candidatura al parlamento regionale, che in radio in un comizio dice “Non dimenticatelo mai: la mafia è solo una montagna di merda”
per poi, subito dopo, mostrarsi servizievole e servile proprio con il capomafia.
Spesso nei gialli siciliani la mafia non compare oppure è una figura sullo sfondo ma “Theta Infelix” è anche un romanzo sulla mafia, camaleontica, machiavellica, sommersa, capace di approfittare di ogni episodio per accrescere il potere e per marcare il territorio con i suoi traffici e le sue corruttele.
Rosario Russo ha concepito, con bravura, un ottimo romanzo noir, affilato come un rasoio, ricco di situazioni verosimili, con diversi colpi di scena veramente ben congegnati, dove gli investigatori hanno fragilità e crolli di autostima come tutti noi, molto lontani da certe narrazioni che li mostra come tutti d’un pezzo.
Rosario Russo
(Catania, 1986) è uno scrittore, curatore editoriale e organizzatore culturale profondamente legato ad Acireale. Laureato in Lettere e Filosofia, è un esponente di rilievo del noir siciliano: dirige la collana Sicilia Niura e ha curato diverse antologie di genere, tra cui Isole Niure (2025). Come autore, ha riscosso successi con il poliziesco Quattordici spine (2019) e la raccolta Effetti Collaterali (2020), ricevendo riconoscimenti come il Premio Navarro e il Premio Città di Cefalù. È inoltre direttore artistico del festival ‘A Chiazza e collabora con Agrigento Noir.