Una indagine
dell’Avvocato Contrada
Sinossi. È un inverno insolito quello in cui l’avvocato Vittorio Contrada è costretto a guardare in faccia il suo passato. E quel passato ha gli occhi azzurri, la pelle morbida e l’incedere elastico di Claudia, compagna di liceo che Vittorio non vede da oltre vent’anni. Ex barricadera dai forti ideali, Claudia ora è sposata con Eugenio Morlacchi, imprenditore green dall’incredibile successo. Ha casa a Milano, un palazzetto sul Canal Grande a Venezia, gioielli, un autista, ma soprattutto Claudia ha una figlia, Ada, e Ada ha un problema grave. Qualcuno la minaccia, uno stalker, un possibile rapitore, qualcuno che potrebbe avere un conto in sospeso col Morlacchi. Ma a Contrada basta poco – parlarne con la sua squadra ormai rodata, la socia Gloria Almariva e il ruvido tuttofare Ciuffo, al secolo Andrea Benati – per capire che le cose non stanno affatto come Claudia gli ha raccontato fra le lacrime. Che la giovane Ada forse non è una ventenne indifesa di fronte alle brutture del mondo. Che quando le luci fuori si spengono e nel buio delle stanze si accendono gli schermi di computer e cellulari, Ada si trasforma. Il suo segreto è di quelli che non si confessano a cuor leggero, la sua doppia vita farebbe vergognare una ragazza perbene, ma le sue ragioni sono adamantine, incomprensibili per gli adulti che la circondano e, di certo, pericolose. Salvare Ada sarà per Vittorio e i suoi un tuffo in ricordi agrodolci e insieme una corsa verso un orizzonte sempre più minaccioso. Mentre sulla città scende – lievissima, incurante – la neve. Dopo Come si uccide un gentiluomo, Tullio Avoledo torna con un giallo che non teme di guardare a fondo nelle debolezze umane, per raccontarcele poi con penna ironica e feroce, piena di inaspettata tenerezza.
Autore: Tullio Avoledo
Editore: Neri Pozza
Genere: Giallo
Pagine: 461
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Marco Lambertini
Ultimo valzer di una ragazza per bene è la seconda indagine dell’avvocato Contrada, protagonista della serie firmata da Tullio Avoledo, e rappresenta una conferma e anche un approfondimento delle qualità emerse nel primo romanzo. Avoledo torna a muoversi con sicurezza nei territori del noir, ma lo fa ancora una volta mettendo al centro non solo il mistero, ma soprattutto i suoi personaggi, complessi, irregolari, profondamente umani.
Il cuore del romanzo è Vittorio Contrada, avvocato fuori dagli schemi, lontano dall’immagine patinata del legale brillante e vincente. Contrada è un uomo segnato, ironico suo malgrado, disilluso ma non cinico, che affronta il proprio lavoro come una forma di resistenza morale più che come una carriera. In questa seconda indagine emerge con maggiore chiarezza la sua fragilità: osserva il mondo con lucidità, spesso con amarezza, ma conserva un ostinato bisogno di giustizia che lo porta a esporsi, a sbagliare, a pagare di persona. Vittorio non può resistere alle donne e quasi naturalmente si ritrova dentro a quella che da brutta commedia si trasforma in tragedia.
È un protagonista che funziona proprio perché non è mai del tutto simpatico né eroico, e che il lettore segue per empatia più che per ammirazione.
In questo romanzo, però, Avoledo amplia lo sguardo e concede molto spazio anche a chi vive attorno a lui. Gloria Almariva, socia dello studio, finisce per diventare una sorta di specchio di Contrada: simile per età e disincanto, ma diversa nelle scelte e nel modo di stare al mondo. Dove lui tende all’isolamento, Gloria mantiene un rapporto più pragmatico con la realtà, e proprio questa differenza crea un equilibrio narrativo fatto di attrito e comprensione mai dichiarata.
In questo secondo romanzo Avoledo le dà ulteriore spessore, arricchendola emotivamente: emergono ricordi e frammenti della sua vita precedente che entrano nella vicenda in modo pesante e doloroso, trasformandola da semplice comprimaria a presenza decisiva anche sul piano emotivo.
Non a caso è lo stesso Contrada a definirla così:
“La sua socia rimane in gran parte un mistero per Contrada. C’è in lei un misto di durezza e di sensibilità che fa male. Le rare volte in cui l’ha toccata gli è sembrato di sfiorare un fascio di nervi.”
Una descrizione che restituisce perfettamente il personaggio: presenza costante, concreta, ma emotivamente imprendibile.
Accanto a loro si muove Andrea Benati “Ciuffo” per tutti, il “detective” informale, figura ai margini della società ma dotata di un codice morale sorprendentemente rigido. È uno di quei personaggi secondari che finiscono per essere memorabili: apparentemente laterale alla trama giudiziaria, in realtà ne rappresenta la coscienza più pura.
Il suo senso dell’onore, quasi fuori tempo massimo, contrasta con il cinismo diffuso dell’ambiente e mette in luce, per riflesso, le contraddizioni degli altri protagonisti.
Sul piano della trama, Avoledo intreccia il giallo con temi fortemente contemporanei, dall’industria del porno ai bitcoin, dalla mercificazione dei corpi alla devastazione degli ecosistemi , inserendoli con naturalezza nella narrazione.
«Smontare le scatole cinesi man mano che saltano fuori, trovare il bandolo della matassa e vedere quanto articolato e soprattutto quanto in salute è il sistema messo in piedi da quel matto, che a quanto pare va dai video porno al commercio illegale di tonno. Una strana combinazione, no?»
È attorno a questa rete di interessi che prendono forma anche Claudia e Ada, madre e figlia; Claudia, compagna di scuola e “grande amore” del liceo di Vittorio, è il motore della storia mentre Ada, giovane, testarda e volitiva, sarà poi il cuore pulsante della stessa. Per motivi opposti sono loro le vere “ragazze perbene” del titolo.
Come spesso accade nei noir migliori, rappresentano insieme passato, presente e futuro, e soprattutto incarnano una zona emotiva pericolosa per Vittorio , non tanto perché minaccino la sua integrità morale, quanto perché la mettono alla prova. La loro presenza entra in attrito con la sua naturale onestà, costringendolo a interrogarsi su quanto sia possibile restare giusti in un mondo che sembra premiare sempre il contrario.
Lo stile di Avoledo è come sempre, asciutto, tagliente, attraversato da un’ironia sottile che alleggerisce senza mai banalizzare. I dialoghi sono uno dei punti di forza del romanzo: rapidi, realistici, capaci di definire i personaggi con poche battute ben calibrate. La trama investigativa tiene il ritmo, ma non è mai fine a se stessa: è piuttosto lo strumento attraverso cui l’autore esplora temi più ampi come la colpa, la responsabilità e il prezzo della rispettabilità.
In definitiva, Ultimo valzer di una ragazza per bene è un noir solido e maturo, che trova nella coralità dei personaggi la sua vera forza. Un romanzo che conferma l’avvocato Contrada come una figura originale nel panorama del giallo italiano, ma soprattutto mostra come, attorno a lui, esista un’umanità altrettanto viva e necessaria alla storia, perché il mistero, alla fine, non riguarda mai una sola persona.
Arrivederci alla prossima indagine all’avvocato Contrada e ai soci dello studio Almariva, Fuentes e Contrada.
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Tullio Avoledo
è nato a Valvasone (Pordenone) nel 1957. Ha esordito nel 2003 con il fortunatissimo L’elenco telefonico di Atlantide (Sironi, poi Einaudi) e ha pubblicato altri quindici romanzi per Sironi, Einaudi, Chiarelettere e Marsilio. Ha vinto il Premio Scerbanenco 2020 con Nero come la notte (Marsilio) e ha partecipato al “Metro 2033 Universe”, narrazione collettiva internazionale sul mondo post catastrofe nucleare immaginato dallo scrittore russo Dmitrij Gluchovskij. I suoi titoli sono stati tradotti in varie lingue. Presso Neri Pozza ha pubblicato Come si uccide un gentiluomo (2025), la prima indagine dell’avvocato Contrada.