Un cadavere in cucina




Un caso

per Manrico Spinori 


Autore: Giancarlo De Cataldo

Editore: Einaudi

Collana: Stile libero

Genere: giallo

Pagine: 226

Anno edizione: 2025


Sinossi. Una ricetta «sbagliata» scatena il pandemonio in un prestigioso ristorante romano. Solo che dalla farsa si cade presto nella tragedia, e nell’aria si spande odore di delitto. Quello dell’haute cuisine è però un mondo frequentato dai potenti. Per le indagini serve uno come il Pm melomane Manrico Spinori, che alla competenza unisce, in giusta dose, l’atavica disposizione a non lasciarsi intimidire.

La notizia è clamorosa: i selezionati clienti del Controcorrente, pluristellato locale capitolino, sono rimasti vittime di un’intossicazione. Nulla di così grave, in fondo, non fosse che uno di loro, un colonnello dell’esercito, dopo quarantott’ore muore. Dagli accertamenti risulta che i piatti incriminati contenevano tutti psilocibina, una sostanza presente in alcuni funghi allucinogeni. Ma la psilocibina non è letale, dev’essere un altro l’ingrediente che ha ucciso il militare. Il caso, di cui si interessano pure i Servizi segreti, si complica ancora quando i morti diventano due. Costretto a interrompere le vacanze per occuparsene, Manrico Spinori arriverà alla soluzione del mistero con l’aiuto della sua squadra – composta unicamente da donne – districandosi con abilità tra false piste e ingerenze sospette. E avviando una collaborazione speciale con una spia molto abile e molto avvenente.

“«Sa che ha scritto di lui un critico? Ha scritto, vado a memoria: la cucina di chef Marini esprime nella tecnica dell’impiattamento una tensione paesaggistica, ma del paesaggismo che rinvieni nel Giotto primitivo, in Piero o nelle composizioni più delicate, e al contempo inquietanti, dei preraffaelliti…» Manrico fu tentato di esibirsi in una battuta acida, tipo «non sarà mica Mondrian o Mozart…» ma si trattenne. Doveva liberarsi di schemi mentali angusti. Lui amava l’opera, altri la grande cuisine… Perché, dunque, negare quarti di nobiltà all’antica arte della tavola? Non si erano forse decisi destini di popoli e di dèi, fra un rombo alla brace e un flan di zucca? Ah, e dimenticavo: Gioacchino Rossini. Non aveva forse fatto della buona tavola una religione, il sublime Rossini?”

 Recensione

di

Silvana Meloni


Per raccontare un grande autore come Giancarlo De Cataldo non ci sono parole che possano rappresentarne il grande talento e la competenza. La sua professione di giudice lo ha portato verso una narrativa cruda, molto legata al mondo reale del crimine, e in questo campo è stato magistrale, con i risultati che tutti abbiamo potuto apprezzare.

Negli ultimi anni ha però scelto di cambiare registro, di dedicarsi a una narrativa più accogliente come quella del giallo classico, con una vena simpatica e ironica nella critica sociale, sempre presente nei suoi romanzi.

Anche in questo settore narrativo il risultato è stato eccellente. Il personaggio del “continoManrico Spinori è di bell’aspetto e carattere gradevole, imperfetto ma dotato di grande umanità oltre che di innegabile acume investigativo. PM accurato e intelligente, è rampollo di famiglia nobile romana economicamente decaduta, 

Coadiuvato da una squadra di donne investigatrici, competenti e simpatiche, svolge il suo lavoro senza eccessiva dose di stress, barcamenandosi con i problemi di genitore separato con figlio adolescente e figlio, a sua volta, di madre difficile, ludopatica e con le mani bucate, che ha disperso ogni sostanza familiare. 

Il nostro Manrico è un melomane, cioè forte appassionato di musica classica, tanto da farne uno stile di vita e un’ispirazione per la risoluzione delle inchieste che gli vengono assegnate. Ma ha anche un’altra passione: è un sentimentale.

Sempre alla ricerca della donna “giusta”, si innamora facilmente ma non riesce a gestire e coltivare alcuna relazione affettiva; forse, per una sorta di indolenza caratteriale che gli deriva dall’educazione, potrebbe apparire addirittura un dandy. Però sarebbe un grave errore di valutazione, perché Manrico Spinori è un uomo molto concreto e dotato di arguzia ed empatia.

Anche in questo sesto episodio delle sue avventure, non mancano gli intrighi e i colpi di scena, nel perfetto stile del giallo classico. E non manca la gradevole ironia nel descrivere il contesto in cui si svolge l’indagine.

Siamo nel mondo incantato dell’alta cucina, che nasconde una competitività e un’aggressività senza pari; non manca l’accenno al gossip, di cui il nostro mondo si nutre, più che dei piatti speciali, soprattutto se riguarda i vip ed è intorbidito da una vicenda criminosa. Quale migliore fonte di informazione se non la famosa testata online ‘Ndospiospio?

Una lettura deliziosa sotto l’ombrellone, non perdetela.

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Giancarlo De Cataldo


Giancarlo De Cataldo è nato a Taranto (7 febbraio 1956). È stato Giudice di Corte d’Assise a Roma, fino al 2022 anno del pensionamento, città nella quale vive dal 1974, anno in cui vi si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza. Scrittore, giornalista, traduttore, autore di testi teatrali e sceneggiature televisive, ha pubblicato diversi libri, per lo più narrativa di genere crime. Collabora con La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Messaggero e altri.Il suo libro più famoso è Romanzo Criminale (2002), dal quale è stato tratto un film, e una serie televisiva. Nel giugno del 2007 è uscito il romanzo Nelle mani giuste, ideale seguito di Romanzo criminale, ambientato negli anni Novanta. Per Einaudi ha pubblicato: Teneri assassini (2000); Romanzo criminale (2002 e 2013); Nero come il cuore (2006, il suo romanzo di esordio); Nelle mani giuste (2007); Onora il padre. Quarto comandamento (2008) ; Il padre e lo straniero (2010); con Mimmo Rafele, La forma della paura (2009); Trilogia criminale (2009); I Traditori (2010); con Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli, Giudici (2011); Io sono il Libanese (2012 e 2013); con Massimo Carlotto e Gianrico Carofiglio, Cocaina (2013); Giochi criminali (2014, con Maurizio de Giovanni, Diego De Silva e Carlo Lucarelli); Nell’ombra e nella luce (2014); con Carlo Bonini, Suburra (2013 e 2017, diventato prima un film di Stefano Sollima, poi una serie diffusa in centonovanta Paesi da Netflix) e La notte di Roma (2015); con Steve Della Casa e Giordano Saviotti, la graphic novel Acido fenico (2016); L’agente del caos (2018) e il ciclo con protagonista il Pm romano Manrico Spinori: Io sono il castigo. (2020 e 2023), Un cuore sleale (2020 e 2023), Il suo freddo pianto (2021 e 2023), Colpo di ritorno (2023 e 2024), Il bacio del calabrone (2024 e 2025) e Un cadavere in cucina (2025); con Cristina Cassar Scalia e Maurizio de Giovanni, il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (2020) e La svedese (2022). Ha curato le antologie Crimini (2005) e Crimini italiani (2008). Nel 2019 sono usciti Alba nera (Rizzoli) e Quasi per caso (Mondadori). Insieme a Graziano Diana ha diretto il documentario Il combattente – Come si diventa Pertini, tratto dal suo libro omonimo (Rizzoli 2014).

A cura di Silvana Meloni

Instagram/silvana.meloni