Paolo Di Stefano

Sinossi. Quante cose possono accadere in un giovedì qualunque della vita, in una giornata immersa nel caldo di un’estate che non vuole finire? Davanti agli occhi stralunati (e all’orecchio finissimo) di un misterioso passante invisibile, nel fluire vorticoso dei minuti e delle ore, incontriamo un’umanità inquieta e confusa: due giovani amiche minacciate da un marito violento, un venditore senegalese che spera di cambiare il mondo, la bimba di uno spot televisivo alle prese con una pesca, la sorella di un pluriomicida che corre sul luogo della strage, un vincitore milionario del Superenalotto in fuga dalla moglie e la moglie che non vede l’ora di restare sola, un pittore e un giornalista in dialogo sul senso dell’arte, un’impiegata bergamasca che ama, riamata, un operaio sardo, una youtuber regina del food meridionale, una massaggiatrice cinese, un padre che parla con il gatto di sua figlia, appena uscita da un reparto pediatrico… Dalla prima mattina alla sera inoltrata, il romanzo è un continuo vagare tra Milano e la Sicilia orientale, tra campagna, provincia e metropoli, dentro il mondo tormentato da guerre e da catastrofi ambientali. “Una giornata meravigliosa” interroga il presente raccontandone dissociazioni e smarrimento, vite fatte di banalità, chiacchiere, poesia, esplosioni di gioia e di follia, incontri sessuali, sguardi fatali, svolte, epifanie, incidenti, riflessioni sublimi, depressioni, bombe e macerie, settimane della moda, annunci ridicoli, notiziari spaventosi, borborigmi insopportabili, piccoli riti quotidiani. Tutto, il meglio e il peggio, viene dalla notte e si conclude (o ricomincia) nella notte – come sa il passante ubiquo, un Ulysses del nostro tempo che da quei fili spezzati di storie si vede restituire, forse, qualcosa di sé.
Editore: Feltrinelli
Genere: Narrativa
Pagine: 208
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Gabriele Loddo
Il mondo non fa in tempo a dimenticare le difficoltà della recente pandemia che si ritrova a dover fare i conti con una nuova emergenza globale.
Questa volta è la vicina guerra tra Russia e Ucraina a bussare con insistenza alle porte, un conflitto in grado di rinnovare immagini di orrori passati, di dolore, di morti, che trascina con sé il pericolo di un potenziale allargamento dei suoi confini.
Ciononostante, è sempre più difficile empatizzare con i problemi e le difficoltà altrui. Tutti ci stiamo assuefacendo al dolore, siamo meno sensibili, impoveriti nell’animo nei confronti dei temi di interesse globale, anche perché giornalmente, ognuno di noi, nessuno escluso, è impegnato a combattere contro le proprie guerre personali.
Così, succede che divenga prioritario dover sfuggire alla prepotenza di un coniuge violento, per salvaguardare la propria vita e quella dei cari più vicini. Così, capita di scegliere la strada dell’anoressia come risposta a dubbi e incertezze.
Può accadere di battere la testa e di rimanere in coma dopo uno stupido scivolone, di avere un incidente stradale, di scoprire di essere affetti da una brutta malattia.
Di essere insoddisfatti anche quando, vincitori di una lotteria milionaria, non si sa se tagliare i ponti con le vecchie relazioni e dare priorità al proprio egoismo.
Se fossimo degli spiriti, delle entità ubique in grado di volteggiare per le strade, di attraversare muri e continenti, potremmo assistere alle esistenze del mondo, alle difficoltà, vere o immaginarie, che affliggono ogni essere vivente.
Potremmo accorgerci che il sole sorge per poi tramontare, che le ore scorrono e che il mondo va avanti senza aspettare nessuno. Che in fondo, la vita e le sue giornate diverrebbero meravigliose se solo imparassimo a godere e a sfruttare al meglio il poco tempo che abbiamo.
Con una scrittura moderna e originale, l’autore Paolo Di Stefano redige uno romanzo elaborato che spazia da immagini crude a contenuti profondi.
Non ha una trama lineare, ma è lo spaccato di una giornata qualunque, vissuta da decine di protagonisti ma raccontata attraverso gli occhi di un unico osservatore, invisibile e incorporeo: il passante ubiquo.
Una lettura non per tutti i palati. Per apprezzarlo a mio parere va assaporato lentamente.
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Paolo Di Stefano
nato ad Avola (Siracusa) nel 1956, giornalista e scrittore, già responsabile della pagina culturale del “Corriere della Sera”, dove attualmente è inviato speciale, ha lavorato anche per “la Repubblica” e per la casa editrice Einaudi come editor. Ha insegnato Cultura giornalistica alla facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano. Tra le sue opere ricordiamo: la raccolta di poesie Minuti contati (Scheiwiller, 1990), l’intervista con Giulio Einaudi, Tutti i nostri mercoledì (Casagrande, 2001), il romanzo Nel cuore che ti cerca (Rizzoli, 2008), La catastròfa (Sellerio, 2011, premio Volponi), sulla tragedia di Marcinelle; Giallo d’Avola (Sellerio, 2013), Ogni altra vita (il Saggiatore, 2015), I pesci devono nuotare (Rizzoli, 2016), La parrucchiera di Pizzuto (con il nome di Nino Motta, Bompiani, 2017), Respirano i muri (con il fotografo Massimo Siragusa, Contrasto 2018), Noi (Bompiani, 2020) e i romanzi per ragazzi Sekù non ha paura (Solferino, 2018) e Il ragazzo di Telbana (Giunti, 2019). Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Baci da non ripetere (1994, premio Comisso per la narrativa), Azzurro, troppo azzurro (1996), Tutti contenti (2003, premi super Flaiano, super Vittorini, Chianti, finalista premio Città di Bari), Aiutami tu (2005, premio Mondello 2006), e il reportage La famiglia in bilico (2001), oltre a l’introduzione a La mite (1997) di Dostoevskij per i “Classici”.