Una morte senza peso




Nora Venturini


DETTAGLI:

Editore: Mondadori

Collana: La tassista detective #5

Genere: Thriller

Pagine: 272

Anno edizione: 2024

Sinossi. È appena passato Capodanno, e Debora Camilli, la tassista più perspicace e simpatica di Roma, decide eroicamente di salire sulla bilancia – che spietata segna due chili in più. Basta, è giunta l’ora di mettersi a dieta. Nemmeno a farlo apposta, a metà di un turno fiacco e sfibrante sul suo taxi sale la dottoressa Longobardi, medico nutrizionista. Per Debora è la chiamata del destino. Ma c’è appena il tempo di un appuntamento e una visita che la Longobardi viene investita da un’auto fuori dal suo studio. Possibile che sia davvero un incidente? Debora ha più di un dubbio. Avvalendosi delle sue principali doti – grande intuito, spirito di iniziativa e bella faccia tosta – inizia a indagare. Come al solito, questo significa tornare a frequentare il commissario Edoardo Raggio, con tutti i pasticci di cuore del caso, ma anche con tutte le discussioni di lavoro perché, se le indagini ufficiali fin da subito si concentrano su un’unica pista, Debora scopre che un’altra persona avrebbe potuto trarre benefici dalla morte della dottoressa…

 Recensione di

Loredana Cescutti e Patrizia Argenziano

Div

Come un uragano fa il suo ritorno Debora Camilli, la tassista più turbolenta di tutta Roma, anche se un po’ in crisi, un po’ abbacchiata, molto poco in pace con sé stessa e il suo aspetto.

E’ tornata in compagnia di un fantasma, il Covid, che l’ha messa appunto a dura prova.
E se il mondo in parte è cambiato, immutata è rimasta la sua famiglia, la sua amicissima Jessica, il suo appetito, la sua passione per le indagini e non solo.

Il fantasma ha lasciato il segno in Debora, tanto da farla vivere con un umore perennemente depresso.

Perché l’isolamento ha fatto male a tanti, però con lei ci è andato giù pesante perché le ha tolto lo scopo, l’unica cosa che le ha sempre permesso di sognare, di sentirsi almeno un po’ più viva e più partecipe.

Sentirsi un po’ più sbirra.

Che per lei non è poco. E’ tutto.

E’ un fiume in piena inarrestabile questa passione, questo desiderio di giustizia e verità, è la sua scialuppa di salvataggio, il suo rifugio per non pensare ai suoi sentimenti, a quelle sensazioni che le stanno appiccicate addosso ogni volta che la sua mente cede ad altre passioni.

Questi anni di Covid, costellati da un silenzio glaciale, hanno frantumato “un qualcosa” dentro di lei.

“… di colpo, da quel vulcano di rabbia e frustrazione eruttò una colata di lacrime…”

Quel silenzio che le ha provocato dentro uno smottamento.

Quell’assenza che le ha fatto ibernare vita ed emozioni, che le ha impedito di ricominciare a vivere, a pandemia terminata, in modo più sereno e propositivo, senza lasciarsi ancora fare del male da un legame, che le ha provocato solo inadeguatezza e sensi di colpa.

Come se la colpa fosse tutta ed esclusivamente sua.

Temi importanti qui, come è nello stile di Venturini, con particolare attenzione a una realtà attuale dalla difficile gestione e di cui si parla ancora troppo poco: i disturbi alimentari. Il rapporto dei giovani con il cibo, il proprio corpo, la percezione di sé e tutte le conseguenze del caso sono temi che vengono trattati dall’autrice con i guanti.

“Era stata così colpita da quell’epilogo tragico, da quella parabola discendente…”

L’indagine richiederà veramente tanto fiuto, una buona dose di pazienza e qualche briciola d’astuzia, oltre a un po’ di intraprendenza.
Gli indizi sembrano ben nascosti come gli oggetti, quando li cerchi, nella borsa di una donna, misterioso “luogo” in cui i tasselli emergono solo dopo aver rovistato in tutti gli angoli e tasche possibili con infinita calma. Debora lo sa e risolvere il caso diventa una questione di coscienza.

Lo stile è come sempre molto scorrevole sia nei momenti più difficili che in quelli che finiscono per strapparti un sorriso. Strappare un sorriso non significa leggerezza o sminuire i temi trattati ma contribuire a creare un’atmosfera più intima e familiare.

“Lui, col suo sarcasmo, le aveva lanciato il guanto di sfida. Ora bisognava vedere chi, da quella tenzone, sarebbe uscito vincitore.”

Il giallo che si respira non delude il lettore che, indizio dopo indizio, ha la percezione di essere ad un passo dalla risoluzione, per poi tornare indietro e ricominciare tutto da capo. Fino all’inevitabile conclusione.

In questo quarto capitolo, a portare un po’ di scompiglio ci sono loro, la coppia che fa tenere tutti sulle spine, come si suol dire, che fa ridere, arrabbiare e, per la quale, adesso abbiamo un grosso problema. 

Adesso è ora di crescere per Debora, è ora di guardare avanti, è ora di scegliere. Si spera prenda la via migliore.
Forse, la cosa più importante, una volta superato definitivamente anche il lutto e il legame interrotto troppo presto con il padre, per il suo bene, sarebbe bello si schiarisse veramente le idee su che taglio dare alla sua vita professionale che, al momento, appare alquanto ambivalente e priva di reali soddisfazioni.

“Non c’era niente da fare, lei faceva la tassista, ma era nata sbirra.”

Ma questa è un’altra storia

Buona lettura!

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Nora Venturini


è regista teatrale e sceneggiatrice. Ha scritto varie serie tv e tv movie per Rai e Mediaset e firmato numerose regie teatrali. Ha esordito nella narrativa con “L’ora di punta”, prima indagine della tassista Debora Camilli, (Mondadori 2017, ora in Oscar), cui ha fatto seguito “Lupo mangia cane” (Mondadori 2018) e “Buio in sala” (Mondadori 2019). La serie della tassista detective è stata pubblicata in Germania e in Argentina ed è stata opzionata per realizzare una serie tv.