Marilù Oliva
Sinossi. Quattro donne: Zulmira, la «maga» del quartiere, Serena, appassionata di kung fu e fidanzata con un poliziotto, Magalie, docente universitaria con un passato tormentato, e Iside, brillante informatica confinata su una sedia a rotelle. Quattro normali vicine di casa di un vicolo nel centro di Bologna, che si ritrovano la sera in salotto per torta, tisane e chiacchiere. Solo che quei convegni sono più simili a moderni sabba, in cui progettano quella che chiamano «magia nera». Ovvero omicidi: la vendetta per efferati femminicidi i cui autori l’hanno fatta franca, sgusciando tra le maglie della legge, come è successo all’ex fidanzato assassino della sorella di Serena. Pur con qualche dubbio, le quattro «streghe» si sentono dalla parte della giustizia. Ma la violenza prende sempre la mano e il caso è un ingrediente pericoloso, capace di infilarsi anche in una pozione preparata con cura. Tra un amore tossico che ritorna dal passato e un giovane corteggiatore troppo curioso, un presunto tesoro nascosto e un’incursione azzardata nel deep web, la situazione diventa presto molto pericolosa. Tanto da mettere a rischio un piano, un’amicizia e più di una vita.
Per che cosa siamo disposte a uccidere? È la domanda che corre attraverso questa storia nera, avvincente e contemporanea, mentre le quattro formidabili protagoniste, determinate quanto fallibili, si muovono sul ghiaccio sottile che separa il senso della giustizia dalla vertigine dell’arbitrio. Mettendo a nudo l’anima stessa del nostro tempo.
Autrice: Marilù Oliva
Editore: Solferino
Genere: Narrativa
Pagine: 272
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Barbara Aversa
“La fiducia era la parola chiave della Congrega. La solidarietà. La lealtà. Fides, la chiamavano i latini. Un vincolo etico. Nell’antica Roma la Fides non aveva bisogno di essere ufficializzata sui documenti, perché chi la siglava era consapevole che infrangerla sarebbe stato un sacrilegio.”
Quattro vicine di casa di un vicolo a Bologna. I portici, il centro storico, è impregnato di medioevo e ci racconta una città protagonista più che mai all’interno del romanzo. Qui si riuniscono quattro amiche, eppure le loro non sono propriamente chiacchiere per il tè: mettono a fuoco, progettano quelle che sono le loro vendette.
Zulmira, un’indovina, è stata la prima a ritrovarsi là; poi c’è stata Iside, una brillante informatica che dopo una grossa delusione ha preso una drastica decisione.
Poi Serena, attanagliata dai sensi di colpa, fidanzata con un poliziotto che pensa sempre che possa leggerle la mente per condannarla, e Magalie, una docente universitaria di storia che cela un passato familiare molto doloroso. Non essere accettate resta addosso per sempre.
La loro magia è simbolica: desiderano che sia fatta giustizia su atroci fatti accaduti, su uomini che non le hanno fatte sentire al sicuro.
Il libro, che si dipana tra diversi generi letterari, abbraccia temi estremamente attuali e non è difficile ritrovare noti fatti di cronaca recenti.
Sono donne ferite, sono sorelle che cercano giustizia per altre sorelle. E cercano il riscatto, a qualunque costo.
Sembra un libro Urban Fantasy quando lo si inizia a leggere ma non lo è. Affatto.
Si parla di magia, di “sabba”, di incantesimi ma in realtà è un libro che narra la realtà e lo fa anche molto bene.
Sicuramente Zulmira “sente le cose” ma per il resto ci racconta la vita e le sue ingiustizie.
Le streghe non sono altro che donne che cercano il proprio posto nel mondo. Vorrebbero essere viste di più, talvolta invece essere invisibili, e sono la metafora di ciò che già è esistito in passato: la caccia alle streghe è storia.
Ci sono vari livelli per approcciarsi a questa lettura, il valore simbolico si scopre lentamente e anche il legame tra queste donne, intrecciate più che mai non solo nell’amicizia e nella ricerca di giustizia, ma anche nella vita personale.
Riconosco che la lettura mi ha conquistata con le pagine che scorrevano. Non è un tipo di letteratura al quale mi approccio di frequente e proprio per questo andare nel sottotraccia, scardinare la prima trama che si offre al lettore per me è stato ancora più interessante.
È una scrittura coinvolgente ed ipnotica quella di Marilù Oliva che attraverso le sue protagoniste dà voce a quelle donne che non si possono più esprimere in un romanzo che riesce ad inglobare più genere e che cerca di riscattare, per ciò che può, un passato al femminile fatto di ingiustizie e privazioni. E ci ricorda che la più grande alchimia è quella della solidarietà femminile e delle parole che ce la raccontano.
Grazie.
“La magia è ovunque,
Non occorre cercarla.
L’arcano di tutto,
In fondo,
È l’arcano stesso”.
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Marilù Oliva
nata a Bologna, è scrittrice, saggista e docente di lettere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero. Per Solferino ha pubblicato i bestseller mitologici L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (2020), L’Eneide di Didone (2022), L’Iliade cantata dalle dee (2024), La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e le altre (2025), il romanzo Biancaneve nel Novecento (2021), il saggio I Divini dell’Olimpo (2022) e le riedizioni di tre dei suoi noir di successo, Le Sultane (2021), Repetita (2023) e Questo libro non esiste (2025, Premio Scerbanenco dei Lettori). Con il saggio Atlante goloso del mito (Rizzoli 2024), ha vinto il Premio Bancarella Cucina 2025.